Mentre continua l’indagine sulla Cpl Concordia, non sono ancora disponibili on-line, sui siti istituzionali della Regione, gli elenchi dei finanziatori delle campagne elettorali dei politici emiliani. “Era una forma di tutela della privacy”, ha detto il responsabile della trasparenza Cristiano Annovi, “forse abbiamo avuto un eccesso di zelo. Se ci sono anche aziende e non solo privati, valuteremo se procedere con la pubblicazione”. Intanto il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, nato e cresciuto politicamente a Modena, la stessa città di origine della coop rossa, a ilfatto.it assicura: “Non ho mai preso finanziamenti dalla Cpl”. Fonti vicine al governatore aggiungono che per evitare che ci fossero situazioni a rischio non ha preso fondi da nessuna cooperativa. Ma dal suo staff negano che siano queste le motivazioni. Se così fosse confermato, il presidente ed ex responsabile degli Enti locali del Partito democratico sarebbe uno dei pochi a non aver ricevuto finanziamenti: il sindaco di Bologna Virginio Merola ha ottenuto 20mila euro, la sindaca Isabella Conti 2mila (soldi che ha poi deciso di restituire) e il primo cittadino di Modena Gianluca Muzzarelli 10mila.

Bonaccini invece, secondo la deposizione dell’ex responsabile delle relazioni commerciali Stefano Verrini ai pm Woodcock, Carrano e Loreto, sarebbe stato solo contattato per aiutare il sindaco di Ischia per le elezioni. Il governatore dice di non ricordare l’episodio e ribadisce che in ogni caso non ha preso soldi dalla cooperativa. Ancora però ufficialmente non è possibile verificarlo. Sul sito della Regione Emilia Romagna sono specificati infatti, nella dichiarazione sulle spese elettorali degli eletti in Regione, i contributi superiori a 5.000 euro ma non chi li ha erogati. Bonaccini non risulta aver preso finanziamenti superiori a 5mila euro ma ha rendicontato (ed è l’unico) anche quelli inferiori a tale cifra. La decisione di non mettere on-line i nomi dei finanziatori – spiegano dall’ufficio trasparenza della Regione – non è stata presa dagli eletti in Emilia-Romagna. Il responsabile della trasparenza, Cristiano Annovi, chiarisce difatti che “anche se i consiglieri indicassero i nomi delle imprese che hanno finanziato la campagna elettorale verrebbero cancellati dagli uffici che si occupano delle indennità per via della legge sulla privacy”.

Il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli ha deciso invece di pubblicare sul sito del Comune i nomi di tutti i finanziatori della sua campagna, tra cui proprio la Cpl (10.000 euro). La legge, in realtà, presenta un buco normativo. Il comma 6 dell’art.7, infatti, prescrive che i resoconti dei finanziamenti elettorali debbano essere trasmessi al Collegio regionale di garanzia elettorale in modo integrale (senza cancellature). I dati sono consultabili da qualsiasi cittadino negli uffici della Corte d’Appello. E’ sulla loro pubblicità, ad esempio sui siti istituzionali, che nasce il problema. L’articolo di legge, infatti, dispone che vadano pubblicizzati i contributi e servizi provenienti dalle persone fisiche” ma non dice se vanno specificati i nomi dei finanziatori (che possono essere aziende o privati). E’ l’ente a decidere il grado di privacy. Gli uffici della Regione Emilia-Romagna, fin dal 2010, hanno optato per quella massima, seguendo il modus operandi di Camera e Senato: pubblicare le cifre ma non i finanziatori. Questo perché – spiega Annovi – si rifanno alle “Linee guida in materia di trattamento di dati personali” che prescrivono che nel pubblicare i “dati personali” online, la selezione deve essere “particolarmente accurata nei casi in cui tali informazioni sono idonee a rivelare”, fra le altre cose, “le opinioni politiche”.

Questo ragionamento, però, può essere valido per i privati ma non per le aziende. Per fare un esempio, i finanziamenti della Cpl Concordia non sono riconducibili a nessuna opinione politica specifica visto che sono stati erogati oltre che al Pd a partiti di destra come FdI. Annovi, dopo aver parlato con il nostro quotidiano, assicura che “qualora gli elenchi dei finanziatori contengano anche nomi di aziende e non solo di privati gli uffici competenti valuteranno come procedere e verificheranno se quella del Comune di Modena è una strada percorribile”. Forse – ammette – “abbiamo avuto un eccesso di zelo”.

Le altre regioni d’Italia sulla materia vanno in ordine sparso e si passa da un grado minimo a uno fortissimo di privacy. In Veneto si lascia la scelta ai singoli consiglieri e assessori. Il sito pubblica addirittura l’indirizzo di casa di consiglieri e assessori. Altre regioni come il Lazio, il Piemonte e la Lombardia peccano di eccesso di privacy e addirittura non pubblicano, come fa l’Emilia-Romagna, neanche l’elenco dei finanziamenti superiori a 5.000 euro ma solo il totale.

aggiornato dalla redazione web il 15 aprile 2015 alle 13.54