È cronaca giudiziaria di pochi giorni fa, all’indomani dell’esplosione dell’indagine sulle Grandi opere della Procura di Firenze: le manovre per portare a buon fine l’affare della Orte-Mestre. Che ora però potrebbe saltare definitivamente. Anche grazie all’inchiesta.

Sul tavolo c’era un bottino da 10 miliardi di euro su cui discutevano Ettore Incalza, storico e potentissimo funzionario del ministero delle Infrastrutture e Vito Bonsignore, ex europarlamentare Udc. “Abbiamo fatto un emendamento, ricordi? L’hanno reso inammissibile”, diceva il primo che rispondeva preoccupato: “Adesso vedo di parlarne con Capezzone e Epifani, mi sto muovendo”. Per promettere, questa l’ipotesi degli inquirenti, la direzione dei lavori della nuova strada a Stefano Perotti l’imprenditore così vicino all’ex ministro Maurizio Lupi, da regalare al figlio di quest’ultimo un Rolex. Il superburocrate promette “un favorevole iter delle procedure amministrative relative al finanziamento dell’opera”. Di quei 10 miliardi due dovevano essere pubblici.

L’uso del passato è d’obbligo perché dal Def, Documento di economia e finanza presentato ieri dal premier Matteo Renzi, vien fuori che la realizzazione del corridoio di viabilità autostradale dorsale Civitavecchia-Orte-Mestre, risulterebbe quindi finanziato solo da privati. Non più uno spicciolo dalle casse pubbliche che, invece, prima della bufera giudiziaria sarebbero state alleggerite di quasi due miliardi.

Il neo ministro Graziano Delrio, che ha ereditato la poltrona bollente di Lupi, deve analizzare e valutare il documento preparato dagli uffici del ministero dei Trasporti insieme al ministero dell’Economia che prevede più di una sforbiciata al numero delle Grandi opere, su cui puntava anche la cricca smantellata il 16 marzo scorso, dalla legge obiettivo da 419 a 49 per un valore che passa da 383 a 80 miliardi. Quale sarà il destino della Orte-Mestre e di tutte le altre opere si potrà sapere solo venerdì dopo il Cdm che dovrà approvare il Def, il piano nazionale delle riforme e l’aggiornamento del programma di stabilità.

Intanto la politica dà ancora battaglia. “Candido il Veneto come regione laboratorio per l’Autorità nazionale anticorruzione, visto che qui ci sono tante grandi opere; ma poi, quando avremo il ‘bollino’ dell’Anac, chiedo che si vada avanti con decisione e le opere si facciano” ha detto ieri il presidente del Veneto, Luca Zaia, rispondendo proprio ai giornalisti sulla possibilità che il governo blocchi la Mestre-Orte a causa delle inchieste. Oggi invece è in corso in aula alla Camera la discussione generale della mozione del Movimento 5 stelle. La mozione impegna il governo “ad assumere iniziative per il ritiro del progetto preliminare del corridoio”, avviando “in tempi rapidi, un programma di interventi urgente per la messa in sicurezza del tracciato dell’attuale strada statale 309 Romea e della superstrada E-45 finalizzato alla riqualificazione e al potenziamento delle infrastrutture esistenti“, e ad “aprire un tavolo di confronto, con le associazioni, i comitati, tutte le amministrazioni locali interessate dal tracciato e le associazioni di categoria, al fine di raccogliere debitamente le loro istanze ed individuare alternative più sostenibili dal punto di vista ambientale, economiche ed efficaci rispetto alla realizzazione della nuova autostrada, sia sul breve che sul medio-lungo periodo”.

A chiedere il blocco dell’autostrada dello “scandalo” anche Sel che ritiene l’opera “completamente inutile e priva di qualsiasi valenza strategica” e dall’”elevatissimo impatto ambientale”. Ma non solo Sinistra Ecologia e Libertà chiede all’esecutivo di impegnarsi al “ritiro del progetto preliminare” e all’”immediata abrogazione” della norma del decreto “Sblocca Italia” che, “attraverso il meccanismo della defiscalizzazione”, consente “il finanziamento pubblico indiretto”.