E’ davvero scontato che Raffaella Paita, delfina del governatore uscente Claudio Burlando e candidata del Pd, vincerà facilmente le elezioni per la Regione Liguria? Un sondaggio commissionato dal Partito democratico nazionale smentisce la previsione. Ci sarà da sudare per battere la coalizione di centrodestra, guidata dal superberlusconiano Giovanni Toti e sostenuta – le urne chiariranno fino a che punto – anche dalla Lega Nord, in virtù del patto fra l’ex Cavaliere e Salvini, che ha accettato di ritirata la candidatura, già formalizzata, del suo pupillo e vice, Edoardo Rixi. Suscitando un coro di proteste da parte degli elettori liguri del Carroccio.

Il sondaggio, di cui ha dato notizia il Secolo XIX, indica che la quarantenne spezzina, assessore alle infrastrutture e alla Protezione Civile, è in vantaggio, ma di poco più di 4 punti su Toti, che domani (mercoledì) aprirà la sua campagna elettorale a Genova. Paita viene accreditata del 33,5% dei consensi, 3,2 punti sotto la quota (36,7%) alla quale dovrebbe attestarsi il Pd, alleato con la lista civica intestata alla candidata presidente (0,7%), mentre va scorporato l’1,3% della Lista Capaci-Capurro che nel frattempo si è ritirata, a causa del rifiuto di Paita di garantire un posto in listino all’ex sindaco di Rapallo, Armando Ezio Capurro. Lo scarto deriva dal voto disgiunto che consente di scegliere una lista e il candidato presidente di un’altra lista.

Toti varrebbe addirittura il 29,1%, con Forza Italia al 12,4%, la Lega Nord al 12,9%, Fratelli d’Italia al 2,8%. Molti militanti leghisti hanno già dichiarato che non voteranno mai il candidato imposto da Berlusconi e si rivolgeranno altrove. Principalmente, sembra, al Movimento 5 Stelle che difatti gode di una previsione di voto molto elevata, sia come lista (23,1%) che rispetto alla candidata presidente (23,2%), la giovane Alice Salvatore. Sopra le previsioni il deputato civatiano Luca Pastorino, candidato della sinistra dissidente, accreditato del 12,8%. La somma delle liste che lo sostengono (Altra Europa con Tsipras, Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista, Civica con Pastorino) varrebbe appena l’8,6%.

Toti è al lavoro per aggregare lo schieramento di centrodestra. Il capogruppo in regione di Forza Italia, Marco Melgrati, ha postato sul profilo Facebook una foto che lo ritrae a casa di Berlusconi, assieme a Toti e a Roberto Bagnasco, consigliere uscente di Fi. Prove di intesa in corso anche con lo spezzino Gino Morgillo, che aveva lasciato Forza Italia in dissenso col coordinatore regionale, Sandro Biasotti, e fondato Liguria Libera, formazione cui aderisce Enrico Musso. Ex senatore, aveva ripudiato Berlusconi, finendo nella lista dei cattivi. Toti e Morgillo sono amici personali ma ricucire lo strappo non sarà facile. Toti deve ancora sciogliere il nodo del capolista. In lizza ci sono Lilli Lauro, biasottiana di ferro, e Raffaella Della Bianca, tornata all’ovile dopo una breve esperienza da dissidente. In corsa a Savona l’ex presidente della provincia, Angelo Vaccarezza, ad Imperia Marco Scajola (nipote dell’ex ministro) ha un posto assicurato in lista. Molto corteggiato il medico genovese Matteo Rosso, ex di Forza Italia, che porterebbe una dote di alcune migliaia di voti.

Raffella Paita ha rifiutato il sostegno degli Udc dissidenti (Saso e Minasso) che pure l’avevano generosamente sostenuta alle Primarie del Pd. Deve maneggiare con cura la patata bollente di Giovanni Lunardon. Il segretario regionale del Pd recalcitra all’idea di entrare nel listino dei nominati che avrebbe voluto abolire. Per convincerlo ad accettare si è fatta balenare l’ipotesi di candidare nel listino il segretario provinciale Alessandro Terrile che, in quel caso, a norma di statuto dovrebbe lasciare la carica.