Sei miliardi di investimenti pubblici, altri sei attesi dai privati, ma libertà di scelta del mercato su quali tecnologia usare per arrivare agli obiettivi di copertura della popolazione. Nessuna novità dal Consiglio dei ministri sul piano della banda larga che conferma da un lato le cifre già note, e dall’altro ribadisce la scelta di non intervenire sugli operatori in rame con uno switch off che obblighi al salto di tecnologia.”Lasciamo al mercato e agli operatori la scelta della tecnologia più efficiente” per la realizzazione della banda ultra larga, ha detto il ministro dello sviluppo Federica Guidi illustrando il Piano esaminato dal cdm. “Gli operatori – ha aggiunto – decideranno con un meccanismo virtuoso come fare il loro piano di infrastrutturazione”. Virtuoso o non virtuoso, per le compagnie è un liberi tutti proprio nel momento in cui si gioca anche la partita per le torri radiotelevisive con l’offerta di Ei Towers per gli impianti di Rai Way. Tolta la possibilità di “scollegare” il rame con una data certa, del resto, il governo mette in fila solo due documenti “politico-programmatici”, uno sugli standard di connessione e uno sugli obiettivi di crescita digitale. Viene fissato un macro-obiettivo, si identificano le aree di intervento, gli strumenti finanziari e stima le risorse necessarie. Convitati di pietra sono i privati. “Le sole risorse pubbliche non saranno sufficienti” sottolinea il Cdm sollecitando un partenariato pubblico-privato.

Gli interventi dovrebbero puntare a recuperare il gap con l’Europa e raggiungere l’obiettivo strategico di massimizzare la copertura entro il 2020 da un punto di vista infrastrutturale, raggiungendo come minimo Internet in ultra broadband ad almeno 100 Mbps per almeno il 50% della popolazione come utente, con un 100% dei cittadini che abbiano la copertura a 30 Mbps – ma dandosi come obiettivo del piano il raggiungimento dei 100 Mbps fino all’85% dei cittadini.  La Strategia per la Crescita Digitale, invece, intende stimolare la creazione e l’offerta di servizi che ne rendano appetibile l’utilizzo e la sottoscrizione di abbonamenti in ultra broadband. Eccoli, secondo lo schema fornito dall’esecutivo al termine del Consiglio dei ministri.

BANDA ULTRALARGA: Secondo il governo l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto con un “mix virtuoso di investimenti pubblici e privati”. Se i privati investiranno in misura uguale al pubblico – è l’auspicio dell’esecutivo – l’obiettivo che si può raggiungere è superiore a quello minimo europeo. Ecco, secondo lo schema del consiglio dei ministri, alcuni degli interventi previsti

agevolazioni tese ad abbassare le barriere di costo di implementazione, semplificando e riducendo gli oneri amministrativi;
coordinamento nella gestione del sottosuolo attraverso l’istituzione di un Catasto del sotto e sopra suolo che garantisca il monitoraggio degli interventi e il miglior utilizzo delle infrastrutture esistenti;
adeguamento agli altri Paesi europei dei limiti in materia di elettromagnetismo;
incentivi fiscali e credito a tassi agevolati nelle aree più redditizie per promuovere il “salto di qualità”;
incentivi pubblici per investire nelle aree marginali;
realizzazione diretta di infrastrutture pubbliche nelle aree a fallimento di mercato.

Le risorse pubbliche a disposizione sono i fondi  europei FESR  e FEASR, il Fondo di Sviluppo e Coesione, per complessivi 6 miliardi, a cui si sommano i fondi collegati del Piano Juncker.

Secondo i piani di Renzi, “dall’impegno, più o meno significativo, da parte dei privati dipenderanno in parte i risultati per la copertura nei 4 cluster individuati dal Piano sul territorio italiano, in base a caratteristiche simili ma con costi e complessità di infrastrutturazione crescenti”. Il governo ammette, infatti, che “le sole risorse pubbliche non saranno sufficienti per sviluppare una rete estesa di nuova generazione (fino all’85% della popolazione collegato ad almeno 100 Mbps)”. Il governo pensa quindi a un “sistema articolato di nuove regole, che accompagni alla migrazione, progressiva e concordata, verso la nuova rete in fibra ottica”. Le misure necessarie dovrebbero essere inserite in un provvedimento ad hoc che comprenda:

il “servizio digitale universale”
un fondo di garanzia
voucher di accompagnamento alla migrazione verso la fibra ottica
convergenza di prezzo per i collegamenti in fibra ottica realizzati con sovvenzioni statali, al prezzo dei collegamenti in rame.

– CRESCITA DIGITALE: Il governo punta alla crescita digitale di cittadini e imprese, anche utilizzando le leve pubbliche. Tra gli obiettivi che si pone: obbligo dello switch-off nella P.A, con il superamento della tipologia tradizionale di fruizione dei servizi al cittadino; trasparenza e condivisione dei dati pubblici (dati.gov.it); nuovi modelli di Partnership Pubblico/Privato e coordinamento di tutti gli interventi di trasformazione digitale; diffusione di cultura digitale e lo sviluppo di competenze digitali in imprese e cittadini; progressiva adozione di Modelli Cloud; innalzamento dei livelli di affidabilità e sicurezza. Allo stesso tempo, la Strategia si pone anche altri obiettivi: – Servizio Pubblico d’Identità Digitale (SPID) per un accesso sicuro e protetto ai servizi digitali. – Digital Security per la P.A per tutelare privacy, integrità e continuità dei servizi, oltre alla centralizzazione e programmazione della spesa/ investimenti reingegnerizzazione e virtualizzazione dei servizi in logica cloud con conseguente progressiva razionalizzazione datacenter.