Gli Stati Uniti sono pronti a lavorare anche oltre la deadline della mezzanotte di oggi per raggiungere l’accordo preliminare con l’Iran e le altre potenze mondiali sul programma nucleare di Teheran. Lo ha fatto sapere un funzionario del dipartimento di Stato a Losanna, in Svizzera. La squadra statunitense, ha spiegato, valuterà l’andamento dei lavori e “prenderà una decisione sulla miglior strada da seguire”. A Losanna è in corso la riunione plenaria dei ministri degli Esteri dei Paesi del gruppo 5+1, composto dai cinque Stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) e dalla Germania. L’annuncio degli Usa rinvia il termine ultimo inizialmente fissato per la mezzanotte per trovare un accordo iniziale su cui lavorare in vista della scadenza per un’intesa definitiva, fissata al 30 giugno. La firma di un’intesa potrebbe essere imminente perché il ministro degli Esteri Lavrov, che ieri era ritornato a Mosca, sarà a Losanna nel pomeriggio.

L’Iran chiede l’immediata revoca delle sanzioni
La notizia arriverà in un Iran ancora preso dalle vacanze del Nowrouz, il nuovo anno persiano, che ferma le attività lavorative e il traffico asfissiante della capitale. Eppure la gente ne parla, augurandosi che arrivi la fine delle sanzioni e di un’inflazione reale che ha raggiunto anche il 40%. La linea ufficiale in queste ultime ore di negoziati è quella espressa all’agenzia governativa Irna da una “fonte informata”, che assicura che l’Iran non cederà sui propri principi e non ha cambiato posizione, come invece farebbero intendere “media occidentali”. E fra questi principi vi è quello che “le misure irreversibili” accettate da una delle parti devono essere bilanciate da azioni ugualmente irreversibili dall’altra, mentre gli accordi già presi nel negoziato devono restare.

Ma la politica estera iraniana è un affare delicato, se si considera che l’ultima parola deve giungere dalla Guida suprema. Ali Khamenei, cui guarda il fronte conservatore. Il quale ha ribadito la sua fiducia nella squadra di negoziatori del governo del moderato Hassan Rohani, ma ha anche sottolineato che la rimozione delle sanzioni deve essere parte integrante dell’accordo, cioè contestuale e non successiva alla messa in opera delle misure concordate.

Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida e autorevole voce del fronte conservatore, aveva detto ieri, secondo l’agenzia Fars, che “se noi facciamo un passo indietro, gli americani parleranno di altre questioni come i missili, i diritti umani e la libertà per i Bahai (la minoranza religiosa bandita in Iran, ndr)”.  Il punto focale resta quello delle sanzioni e la durata dell’accordo. Gli Usa vorrebbero che fosse di 11-15 anni, l’Iran 10. E divergenze ci sono anche sulla velocità e il ritmo della revoca delle sanzioni imposte da Onu, Usa e Unione Europea all’Iran. Teheran vuole tutto e subito.

Kerry: “Fatti progressi”. Lavrov. “Possibilità sono elevate”
Il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov, ieri assicurava che c’è “la generale volontà di raggiungere una soluzione”, ed era ritornato in Russia. Oggi l’annuncio che nel pomeriggio sarà a Losanna. “Le possibilità sono elevate. Le prospettive di questo round sono abbastanza buone. Le chance sono alte. Probabilmente non sono al 100% ma non si può mai essere certi al 100% di nulla. Ma queste chance sono del tutto realizzabili se nessuno dei partecipanti aumenterà la posta in gioco all’ultimo minuto, nella speranza di ottenere qualcosa in più invece di mantenere l’equilibrio degli interessi“. Questo equilibrio di interessi, ha aggiunto, “al momento di sta formando”. “Le sanzioni del consiglio di sicurezza dell’Onu dovranno essere revocate dopo che il sestetto di mediatori e l’Iran raggiungeranno un accordo. Quanto alle sanzioni unilaterali contro Teheran si tratta di una questione tra l’Iran e gli Stati che le hanno imposte”.

La portavoce del Dipartimento di Stato Usa Marie Harf ieri aveva quantificato nel 50 per cento le possibilità di arrivare ad una firma. Da Losanna, il segretario di Stato John Kerry aveva poi precisato: “Sono stati fatti dei progressi ma restano” ancora alcuni “temi complicati”. Ma il ritorno del capo della diplomazia russa a questo punto fa ben sperare.

Intesa su numero “centrifughe” e impianti nucleari
I punti d’accordo apparentemente non mancano. Come il numero delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio che Teheran dovrebbe poter utilizzare. Circa 6.000, delle oltre diecimila di cui dispone. Un’intesa ci sarebbe anche sul futuro degli impianti nucleari iraniani, in particolare su quello super-fortificato di Fordow. Tuttavia, secondo fonti diplomatiche, i negoziatori iraniani sembrano a volte fare due passi avanti e uno indietro, e viceversa. A dimostrarlo sembra esserci la questione del trasferimento all’estero, in Russia, del combustibile nucleare. Teheran ha garantito che non andrà a Mosca.

Israele, Netanyahu: “Accordo apre strada a bomba nucleare”
L’accordo in discussione a Losanna “aprirà la strada a un Iran dotato dell’arma nucleare”. Lo ha ribadito il premier israeliano Benyamin Netanyahu secondo cui l’intesa permetterà a Teheran di “mantenere stabilimenti sotterranei, il reattore di Arak e centrifughe. Inoltre – ha sostenuto – il tempo d’avanzamento verso il nucleare sarà meno di un anno, secondo le nostre valutazioni”. Netanyahu – che ha parlato al giuramento dei deputati della nuova Knesset – ha definito un Iran nucleare una “minaccia esistenziale“.

La Casa Bianca non accetterà un cattivo accordo
In un primo momento sembrava che questo fosse un elemento acquisito, fino a quando il vice ministro degli esteri iraniano Abbas Araqchi ha detto he “l’esportazione di scorte di uranio arricchito non è nel nostro programma e non intendiamo inviarle all’estero”. E anche la Harf ha poi confermato che su questo ancora non c’è accordo. Il ministro degli esteri cinese Wang Li aveva  espresso però cauto ottimismo. L’ambasciatore francese negli Usa Gerard Araud appare invece molto più pessimista. “Rimangono da risolvere problemi davvero sostanziali”, ha affermato. La Casa Bianca però non arretrerà. “Non ipotizzo un fallimento”, le trattative sono agli sgoccioli, ha detto il vice portavoce Eric Schultz, ribadendo che però di certo il presidente Obamanon accetterà un cattivo accordo“.

Il premier israeliano Netanyahu non ne sembrava però convinto, e ieri ha di nuovo affermato che la possibile intesa di Losanna sul nucleare “manda un messaggio che non c’è un prezzo da pagare per l’aggressione. Al contrario, l’Iran guadagna un premio per la sua aggressione“. E Israele, ha detto, non “chiuderà i suoi occhi e continuerà ad agire contro ogni minaccia“.