Sta succedendo qualcosa di molto inquietante tra le colline toscane. Qualcosa che potrebbe minare per sempre il marchio di garanzia di qualità del cibo made in Italy. Succede che a Prato – oggi – il 25% delle terre agricole è in mano ai cinesi. A lanciare l’allarme è Coldiretti che denuncia il fenomeno dal 2008. “Forme di agricoltura ormai fuori controllo” che aumenta di pari passo con un mercato di prodotti agricoli destinati a connazionali e che è frutto di sementi irregolari made in China.

Un quarto -quindi- delle terre che circondano Prato sono in mano ad agricoltori cinesi che seminano e coltivano prodotti destinati alla tavola senza seguire gli standard di qualità obbligatori (e rigorosi) seguiti dai nostri agricoltori. I cinesi inoltre riescono a pagare l’affitto dei terreni anche dieci volte di più rispetto ad un italiano (1200 euro ad ettaro l’anno). Che la Cina con i suoi soldi possa ormai comprare i nostri campi e addirittura le nostre aziende del settore agroalimentari è un fatto: qualche giorno fa – a PiazzapulitaOscar Farinetti ha detto di aver ricevuto un’offerta a cifra aperta per l’acquisizione di Eataly da parte cinese. Ma comprare le nostre aziende è una cosa, comprare la nostra salute è un’altra.

Guardate cosa sta succedendo in North Carolina, Stati Uniti:

Queste sono le immagini di un drone che ha sorvolato la più grande azienda di allevamento di maiali al mondo. Una pozza di letame grande quanto 4 campi da calcio messi uno a fianco all’altro, un vero lago dove galleggiano sedici milioni di litri di escrementi l’anno, prodotti da migliaia di suini stipati uno accanto all’altro dentro a degli immensi capannoni. E’ la Smithfield Foods, acquistata dall’azienda alimentare cinese Shuanghui International nel 2013 per la cifra record di 4,7 miliardi di dollari.

La Smithfield Foods ha messo paura agli Stati Uniti tanto da essere entrata più volte nelle discussioni del Congresso americano. Gli abitanti della zona portano l’azienda agroalimentare cinese in tribunale perché le operazioni di svuotamento del lago di escrementi sono un pericolo per la loro salute. La poltiglia spruzzata li costringe a tenere le finestre chiuse, la puzza poi è talmente forte da esser costretti a rimanere in casa. Non solo. E’ evidente dal video che le condizioni siano al limite degli standard igienici. Anche se la carne prodotta nello stabilimento è destinata ad un mercato cinese, gli americani si chiedono se arriverà prima o poi nelle loro tavole. La domanda dobbiamo porcela anche noi. L’Italia vanta standard di qualità eccellenti nei controlli della filiera agroalimentare, superiori anche all’Europa. Ma quando si tratta di business tutto può cambiare.

Insomma, è la globalizzazione bellezza. Ma in quei suini cinesi allevati in America, o in quei semi Made in China piantati sulle nostre colline non c’è alcuna bellezza.