L'authority delle comunicazioni, che vigila anche sui recapiti, mette paletti alle proposte dell'amministratore delegato del gruppo pubblico. No al rincaro fino a 3 euro: il prezzo dovrà essere fissato rispettando "il principio di ragionevolezza" e valutando la qualità del servizio. E verrà rivisto al ribasso in caso di ritardi "non occasionali"
Per Poste arriva (ma con l’astensione del consigliere Agcom Antonio Preto) un sostanziale via libera sul fronte della reintroduzione della posta ordinaria con consegna entro quattro giorni e della possibilità, a fronte della riduzione a 262 milioni del contributo pubblico per il servizio universale, di fare consegne a giorni alterni, come consentito dalla legge di Stabilità. Purché siano individuati “specifici criteri e indici di determinazione dei Comuni che potranno essere interessati dalla misura entro il limite massimo del 25% della popolazione” e “in funzione delle particolari circostanze, anche di natura geografica, che caratterizzano l’ambito del recapito postale sul territorio italiano”. Preto ha poi fatto sapere di essersi astenuto “perché ritengo che la proposta debba essere verificata con la Commissione europea” visto che “la direttiva europea sui servizi postali prevede l’obbligo di recapito per un minimo di cinque giorni a settimana nell’ambito del servizio universale e ciò anche nelle zone remote e scarsamente popolate. La direttiva stabilisce che la riduzione di frequenza può essere autorizzata dall’Autorità di regolazione solo in circostanze o per condizioni geografiche eccezionali”.
Il consigliere Preto si è astenuto sulla proposta di ridurre le consegne: “La direttiva Ue prevede obbligo di recapito per minimo 5 giorni su 7”
I consiglieri hanno poi rivisto al ribasso gli adeguamenti delle tariffe sollecitati da Caio: troppi, hanno decretato, 1 euro a lettera per l’ordinaria e 3 euro per la prioritaria. Nel documento sottoposto a consultazione si legge che la forchetta di prezzo, per la prima tipologia, dovrà andare al massimo da 0,80 euro a 0,95 euro, sulla base della “verifica dell’andamento dei volumi e del rispetto degli indici di qualità del recapito da parte dell’Autorità”. Quanto alla posta prioritaria, la decisione è rimandata ma il prezzo “sarà fissato nel rispetto dei principi di equità e ragionevolezza prevedendo strumenti di verifica della qualità, anche – avverte l’Autorità – attraverso un meccanismo di rimodulazione proporzionata verso il basso dei prezzi laddove dovesse essere riscontrato un degrado non occasionale della qualità con riferimento ai giorni di avvenuto recapito”. Poste potrà comunque “arricchire l’offerta con servizi innovativi a valore aggiunto”, quali la tracciabilità, “al fine di migliorare la certezza sui tempi di recapito”.
“Le due decisioni messe a consultazione e nate dalle due istanze di Poste Italiane”, scrive l’Agcom, “mirano da un lato, a ridurre (modalità di recapito) o coprire (prezzo del servizio postale universale ordinario) il costo di offerta del servizio, garantendo la soddisfazione dei mutati bisogni dei cittadini e dei consumatori, dall’altro, a offrire una maggiore flessibilità alla società nella formulazione delle offerte alla clientela, per testare nuove formule che diano risposta alla minore domanda dei servizi tradizionali di corrispondenza e possano invertire la tendenza di forte calo nei volumi”. Che negli ultimi quattro anni è stato del 10% medio annuo, mentre “la spesa media mensile pro-capite in servizi di corrispondenza è passata da 4 euro nel 2010 a 2 euro nel 2014, con un impatto significativo sui costi del cosiddetto “diritto a comunicare”, sotteso al servizio universale”. Di qui “la riflessione sulla trasformazione del settore e il rilancio del mercato”, “ancora più importante in Italia per accompagnare Poste Italiane verso la privatizzazione”.
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