Il presidente e amministratore delegato di Anas Pietro Ciucci, rimasto solo nel consiglio di amministrazione della società che gestisce della rete stradale in seguito alle dimissioni di Sergio Dondolini, non deve fare i conti solo con gli echi dell’inchiesta Sistema. Sull’inamovibile supermanager di Stato pesa anche un’altra tegola. Cioè la richiesta, avanzata martedì dalla procura della Corte dei Conti del Lazio, di condannare Ciucci e i condirettori generali Leopoldo Contorti, Stefano Granati e Alfredo Bajorisarcire 17,3 milioni di euro di danno erariale per “responsabilità per fatto colposo”.

Nell’udienza del 24 marzo il procuratore Massimiliano Minerva ha infatti rinnovato la contestazione avanzata nel 2013 e contro la quale i vertici avevano fatto ricorso per difetto di giurisdizione, sostenendo che la magistratura contabile non avrebbe voce in capitolo sulla gestione di Anas in quanto si tratta di una società per azioni. Ma la Cassazione, il 16 luglio 2014, ha bocciato quella tesi. Chiarendo che, trattandosi di una società partecipata al 100% dal Tesoro, è a tutti gli effetti un gruppo statale. E i suoi amministratori possono di conseguenza essere chiamati a rispondere di qualsiasi atto che abbia intaccato il patrimonio sociale, anche se non ha leso direttamente il socio pubblico. Una conclusione che fa già sorgere una domanda: nel caso la sentenza della Corte (il dispositivo sarà depositato entro 60 giorni) attesti che il danno c’è stato, come si muoverà il collegio sindacale presieduto dalla funzionaria del ministero dell’Economia Alessandra dal Verme e interamente nominato da via XX Settembre, al pari peraltro dei vertici della società? Gli estremi per un’azione di responsabilità, a prima vista, ci sono tutti.

La vicenda contestata dai magistrati contabili è quella dell’appalto per la realizzazione del lotto della statale 106 Jonica tra lo svincolo di Squillace e quello di Simeri Crichi e di 5 chilometri di prolungamento della statale 280 dei Due Mari tra lo svincolo di San Sinato e quello di Germaneto, sempre in Calabria. Nel 2010, dopo l’ennesimo sforamento rispetto ai costi previsti dalla commessa, Anas ha sottoscritto con il contraente generale Co.meri, una società di progetto creata ad hoc da Astaldi, un “accordo bonario” con cui le ha riconosciuto oltre 47,4 milioni di euro. Decisione difficile da spiegare, visto che in base alla legge il contraente generale è responsabile in toto dell’opera e se ne assume tutti i rischi. Vale a dire che è tenuto a fornire l’opera finita e non può pretendere soldi in più rispetto a quanto scritto nel contratto. Ecco perché la Procura generale è convinta che da quell’accordo sia “derivato un danno alle pubbliche finanze” quantificato in 38,5 milioni. Che la Cassazione ha poi limato a 17,3. Cifra che la Corte ritiene debba essere rimborsata dallo stato maggiore del gruppo pubblico, compreso l’ex presidente della Stretto di Messina spa.

Non una parola sulla questione da parte di Ciucci. Il manager, che nel 2013 è andato in pensione dalla carica di direttore generale rimanendo però ben saldo sulle poltrone di presidente e ad, in queste ore è molto impegnato a garantire che il consiglio di amministrazione svuotato non ha alcun impatto sull’operatività di Anas. “La società funziona benissimo”, ha spiegato all’Ansa, e “i poteri sono tutti pieni”. Anche perché le dimissioni di Dondolini sono state annunciate ma non sono ancora effettive, il che esclude la decadenza dell’intero organo. Così l’ad potrà agevolmente convocare il cda – cioè se stesso – che a sua volta convocherà l’assemblea a cui spetta di rimpiazzare i consiglieri mancanti. A meno che, nel frattempo, il socio unico Pier Carlo Padoan non decida di battere un colpo. D’altronde lo stesso Ciucci si è affrettato a spiegare di aver sempre considerato il proprio incarico, “nei 45 anni in cui ho lavorato con diversi governi e formazioni politiche, come un incarico che scade ogni giorno”. Dunque “nessun timore e nessun problema” nel caso in cui, dopo 9 anni alla guida di Anas, si prefiguri un avvicendamento. “Il mio mandato scade formalmente fra un anno e in base alla legge corrente non potrei essere rinnovato ma, come ho già avuto modo di ripetere, il mio mandato è sempre a disposizione dell’azionista”.