C’è anche una bella fontana con tanto di angioletto e poi un giardino rigoglioso, giochi per i bambini, scivoli, altalene, giostre colorate. Tutto è rifinito qui in via XXV Aprile 39 a Cinisello Balsamo, hinterland a nord di Milano. Palazzo borghese, diviso in scale, porte in legno chiaro, ampi balconi e un’atmosfera riservata, tipica della buona società lombarda. Gente abituata a rigar dritto. Lavoro, figli, famiglia, poche parole. Gente abituata a farsi i fatti propri. Eppure è qui che Claudio Rossetto, 42 anni origine grossetana, ha stuprato e tenuto segregata per sei mesi Dorota I. B., una 23enne modella svedese, nota in patria per aver partecipato ad alcuni reality show. Rossetto, accusato di sequestro e stupro, qui ci vive da una vita. E con lui la famiglia. La madre nello stesso appartamento, la sorella nella scala accanto. Il padre, con un passato da truffatore internazionale, è morto da tempo. L’orco e la sua famiglia. Prigionia silenziosa e spazi condivisi.

Difficile pensare che nessuno sapesse. “Gran bella ragazza”, spiffera qualcuno che l’ha vista in giro. “L’ultima volta è stato giovedì scorso, si vedeva che non stava bene, era insieme al Rossetto”. È solo il prologo all’orrore. Due giorni dopo, sabato mattina, i carabinieri della stazione di Sesto San Giovanni bussano all’appartamento di Rossetto, un bilocale con cucina al terzo piano della scala B. Qualche ora prima un residente del palazzo ha chiamato: denuncia schiamazzi. Quando Rossetto vede i militari si giustifica: “Non è successo niente, ho litigato con la mia fidanzata”. Qualcosa però non torna. La ragazza sembra un fantasma, appare denutrita e sotto choc. Non parla. Alla domanda successiva Rossetto risponde così: “L’ho nascosta per non farla trovare dalla polizia”.

E poi c’è quel precedente a carico dell’uomo che nel 2008 finisce in galera per aver violentato e segregato una giovane studentessa bielorussa. Il luogo è lo stesso: la casa di via XXV Aprile e il garage sotterraneo che l’uomo ha trasformato in una sorta di “alcova” con tanto di letto e videocamere per sorvegliare l’arrivo di curiosi. Per quei fatti Rossetto è stato scarcerato nel 2013. Giusto il tempo di agganciare la modella svedese. Lo schema è lo stesso del 2008. Il contatto iniziale avviene in rete, la prima volta su una chat, ora Facebook e su Skype. Rossetto, fino al 2013 era titolare della Jet Set Models. Su Fb promette alla modella di spalancarle le porte dell’alta società. I primi contatti sono del luglio 2014. A settembre la ragazza deve andare a Napoli per una sfilata. Quando rientra lui la va a prendere a Malpensa. Il verbale della modella inizia così. Prima, però, chiede: “Vero che non lo vedrò più?”. Poi scoppia a piangere.

Racconta che per le prime tre settimane “Claudio era premuroso, voleva che diventassi la madre dei suoi figli, parlava di matrimonio”. Venti giorni dopo la prima aggressione. Il motivo? “Avevo ricevuto dei soldi dai miei genitori e avevo comprato un tavolino, Claudio si infuriò”. Da quel momento l’uomo diventa uno sconosciuto. È sempre più violento. Iniziano gli stupri. Continui e improvvisi. “Mi dava da mangiare due volte al giorno, niente colazione, dormivo su un divano letto, mi addormentavo con le mani sul volto per la paura”. Il sogno diventa un incubo. “La madre faceva finta di niente, entrava, usciva”. Tutto in famiglia. Visto che all’ultimo piano della scala A abita la sorella di Rossetto. Ogni tanto Dorota usciva, sempre ben sorvegliata. Una volta a settimana sentiva i genitori via Fb. Il resto sono sei mesi di dolore. Coperto da quattro mura e dai residenti che ora si giustificano: “Erano solo voci del palazzo”.

Da Il Fatto Quotidiano del 24 marzo 2015

Aggiornato da Redazione Web alle ore 17.04