I campi di battaglia all’interno di Forza Italia si moltiplicano. Da una parte Raffaele Fitto minaccia di candidarsi in Puglia se le liste elettorali per le Regionali non sarà di suo gradimento. Dall’altra una divagazione di un deputato fittiano durante una riunione di commissione diventa il proscenio per fare critiche da congresso interno e finisce per provocare la sostituzione immediata da parte del capogruppo Renato Brunetta. “Epurazione” grida allo scandalo lo stesso Fitto. Il punto paradossale è che lo scontro è “gratuito”, nel senso che sulla linea politica c’è identità completa: quel deputato fittiano, Gianfranco Chiarelli, aveva appena dichiarato il voto contrario del gruppo in commissione Giustizia al disegno di legge sulla riforma della prescrizione dei processi penali. Secondo le agenzie di stampa la rottura tra Silvio Berlusconi e Fitto questa volta sfiori l’irreparabile perché questa volta lo scontro arriva dentro il Parlamento dopo che più volte, anche su temi più sensibili (come le riforme istituzionali) era stato grossomodo messo da parte.

Chiarelli, fedelissimo dell’ex ministro, perde il posto di capogruppo in commissione Giustizia per aver contestato, in una parentesi, “i vertici” del partito. “Non ho avuto modo di confrontarmi con chi come Rossi e Toti utilizzano le loro energie per fare epurazioni e distruggere solo quanto fatto da Berlusconi, a loro non interessa il destino del nostro partito. Consegnerò il mio intervento alla Bergamini in modo che chi va in televisione possa dire cose sensate”. I due cognomi corrispondono alla tesoriera di Forza Italia Maria Rosaria Rossi (chiamata in modo spregiativo la “badante” di Berlusconi) e il consigliere politico dell’ex Cavaliere Giovanni Toti.

Dopo la decisione di Brunetta, arrivata nel giro di due ore, Fitto reagisce e usa parole pesantissime: “Che situazione avvilente! – scrive in una nota – Da partito liberale di massa siamo diventati il partito delle censure, dei commissariamenti, delle sostituzioni, delle epurazioni”. A replicare è lo stesso Toti che risponde “senza alcuna esitazione: siamo e restiamo un partito serio, nonostante qualcuno si stia impegnando a fondo per trasformarlo nell’opposto”. Il partito appare dilaniato dalla guerra interna. Alla finestra ci sono la Lega Nord di Matteo Salvini e i “ribelli” padani di Flavio Tosi che provano ad inserirsi nella partita, dall’una e dall’altra parte del campo.

Nel mirino finisce ancora una volta Brunetta, accusato dai fittiani di aver dato vita ad un nuovo episodio da aggiungere alla sua “antologia di errori, inadempienze e posizioni politiche a dir poco ballerine”. “Ne abbiamo già chiesto le dimissioni ma a quanto pare non c’è miglior sordo di chi non vuol sentire”, sottolinea Saverio Romano. “Ogni censura è una pagina triste per chi la pratica”, aggiunge Daniele Capezzone. “Brunetta ha fatto bene – replica Toti – Chiarelli ha usato il suo tempo in modo ingiustificabile per denigrare compagni di partito”. Ed è questo il senso delle numerose telefonate che hanno raggiunto Brunetta subito dopo le parole del parlamentare fittiano in Aula.