Alla fine ha deciso di annunciarlo in tv, a Porta a Porta, anziché in Parlamento. Maurizio Lupi rassegnerà le dimissioni da ministro per le Infrastrutture e i Trasporti dopo aver esposto la sua informativa alla Camera, in programma domani 20 marzo alle 11. “Credo che forse un mio gesto che non vuol dire ritirarmi alla politica, perché non c’è bisogno di una poltrona per fare politica – questa mia decisione rafforzerà l’azione del governo” dice Lupi.

L’ex ministro definisce le dimissioni “la decisione migliore” anche perché siccome “ho fatto insieme a Renzi una legge che si chiama Sblocca Italia” non “è possibile continuare il proprio mestiere” se ci sono delle ombre. “La scelta di Maurizio è una scelta saggia per sé, per Ncd, per il governo”. ha commentato Renzi qualche ora più tardi da Bruxelles.

“Per me – ha aggiunto Lupi – la politica non è un mestiere ma passione. E’ poter servire il proprio Stato. Non ho perso né l’onore né la passione”. Il ministro ha inoltre detto di aver avuto in mattinata un lungo colloquio con il presidente del Consiglio Matteo Renzi insieme al leader Ncd Angelino Alfano e di avere anche telefonato al presidente della Repubblica “come era doveroso, perché i ministri li nomina lui”. Quindi, ha precisato Lupi, Renzi non ha avuto ruoli decisivi nella scelta. Il Pd dice di apprezzare, il Nuovo Centrodestra – partito del ministro – lo loda per la sensibilità istituzionale. Ma restano le dichiarazioni che per tutta la giornata hanno caratterizzato l’atteggiamento dell’Ncd: Nunzia De Girolamo e Carlo Giovanardi, in particolare, hanno ricordato che al governo ci sono alcuni sottosegretari del Pd ancora sotto inchiesta. In realtà Area Popolare, che in Parlamento riunisce Ncd e Udc, avrebbe già pronto per Lupi il ruolo di capogruppo a Montecitorio.

Alfano: “Uomo per bene”. Pd: “Gesto apprezzabile”
Per Angelino Alfano, leader di Ncd e ministro dell’Interno, “la decisione del ministro Lupi è da uomo delle istituzioni perbene e onesto. In lui l’uomo e il politico coincidono per correttezza e linearità”. Il ministro per la Salute Beatrice Lorenzin aggiunge: “Maurizio è una persona perbene, onesta, e la sua volontà di proseguire nell’impegno politico è una risorsa per tutti coloro che vogliono riforme e modernità per cambiare questo Paese”. Apprezzamento per la decisione di Lupi è stato espresso anche dai vertici del Partito democratico, nella fattispecie dai due vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani. “E’ un gesto politico da apprezzare – dice Guerini – Un atteggiamento ragionevole e serio che dimostra la sua attenzione per le istituzioni. Avanti insieme per procedere senza esitazione a cambiare l’Italia e a renderla più giusta e competitiva”. Lupi “ha dimostrato sensibilità istituzionale e cognizione dell’opportunità politica” aggiunge la Debora Serracchiani. “E’ apprezzabile che abbia rimosso sul nascere qualunque ombra, anche eventuale, dal Governo, che proseguirà il suo lavoro con l’energia sperimentata. Il mio augurio è che possa chiarire la sua posizione”. 

Lupi: “Renzi non mi ha chiesto le dimissioni”
Stando al racconto di Lupi non è stato Renzi a convincerlo. “Mi ha detto: ‘Io non ti ho mai chiesto né chiederò le tue dimissioni perché non posso chiederle, dico che è una tua decisione‘. Lo ripeto: né il segretario del Pd, né il presidente del Consiglio mi hanno chiesto le dimissioni”. Il ministro ha detto di voler “ringraziare anche il mio partito. Tutto il mio partito mi ha detto che non devo dimettermi perché non c’è ragione”.

“Perché tirare in ballo la mia famiglia?”
Poi parla dei protagonisti delle carte dell’inchiesta dalle quali sono usciti anche i nomi dei suoi familiari più stretti: dal figlio che avrebbe ricevuto un lavoro tramite Stefano Perotti, imprenditore arrestato nell’inchiesta di Firenze. “Quando ti vedi tirato in ballo, pur avendo valutato i magistrati che non ho alcuna responsabilità, vedi tirato in ballo tuo figlio, gli amici… Ma perché tirare in ballo la mia famiglia?” si chiede Lupi. “Attaccate me ma lasciate stare mio figlio – insiste – Mio figlio è stato mandato dal politecnico di Milano a fare sei mesi di tesi e di stage a tremila dollari al mese e per sei mesi lavora presso uno studio di San Francisco”. Quindi “la cosa migliore è che io mi assuma tutte le mie responsabilità ma salvaguardi la mia famiglia“. Su Perotti: “Lo conosco da tredici anni, è un amico di famiglia, le nostre famiglie passano Sant’Ambrogio insieme ogni anno: perché avrei dovuto chiedere favori a Ercole Incalza quando conosco Perotti benissimo?”. E infine Franco Cavallo: “E’ un mio carissimo amico e rimane un mio carissimo amico, se ha sbagliato” pagherà. Anche Cavallo è ai domiciliari.

“L’orologio? Non me la sono sentita di dire di restituirlo”
Poi le questioni di merito emerse dai documenti dell’inchiesta di Firenze. Le telefonate con Ercole Incalza. “Ma perché dovrei chiedere a Incalza di fare pressioni su Perotti per raccomandare mio figlio se avrei potuto chiamarlo direttamente?”. L’orologio regalato dalla famiglia Perotti al figlio Luca. “Io non me la sono sentita di dirgli di restituire l’orologio: posso aver sbagliato? Forse, non lo so” e “se avessero regalato a me l’orologio non lo avrei accettato, non lo avrei accettato neanche dal mio migliore amico”.

Sel: “Renzi al Quirinale”. Salvini e M5s: “Lascino Renzi e Alfano”
Per le opposizioni, tuttavia, non è abbastanza: “E’ davvero singolare che il ministro Lupi annunci le proprie dimissioni in una nota trasmissione televisiva e non davanti al Parlamento – afferma il capogruppo dei deputati di Sel, Arturo Scotto – E’ evidente che quando salta un ministro come Lupi, salta anche la maggioranza di governo. E questo non può essere affrontato se non con un passaggio parlamentare, perché si tratta di una vera situazione di crisi del governo”. Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini invece vuole anche le dimissioni di Renzi e Alfano. E le dimissioni non bastano nemmeno al Movimento Cinque Stelle: “Se leggiamo i fatti è il Pd ad aver agevolato gli affaristi implicati nelle indagini della procura di Firenze” scrivono in una nota i deputati della commissione Trasporti.

Totosuccessore, da Cantone a Moretti fino a Lotti
Per il successore come al solito si moltiplicano i nomi, a partire ancora una volta da Raffaele Cantone, magistrato e presidente dell’Autorità anticorruzione. La scelta avrebbe in questo senso un forte significato simbolico, per un cambio di passo nella gestione degli appalti pubblici. Ma la controindicazione è che Cantone dovrebbe interrompere il delicato lavoro all’Anticorruzione. Per questa ragione la scelta potrebbe cadere su un altro nome, come quello di Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica ed ex ad delle Ferrovie (imputato per la strage di Viareggio del 2009) o anche quello di Andrea Guerra, ex ad di Luxottica, che ora collabora da “superconsulente” a Palazzo Chigi. Poi i politici, magari uno di stretta fiducia. Per esempio Graziano Delrio o Luca Lotti, anche se Renzi potrebbe piuttosto decidere di affidargli la struttura tecnica di missione delle Infrastrutture, se realizzerà l’idea di portarla a Palazzo Chigi, ipotesi contro cui si batteva proprio Lupi. Qualcuno cita anche il deputato David Ermini e la presidente della Regione Friulio Venezia Giulia Debora Serracchiani, attuale vicesegretario del Pd, che però in passato ha più volte respinto la possibilità di entrare al governo. Ma Renzi potrebbe ad ogni modo rinviare la scelta e tenere l’interim al ministero fin dopo le Regionali. Ncd potrebbe invece compensare l’uscita di Lupi dal governo con un altro ministero, come quello per gli Affari regionali, rimasto “orfano” di Maria Carmela Lanzetta. Il candidato in questo caso potrebbe essere Gaetano Quagliariello, attuale coordinatore di Ncd.