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Tessere vip al Garante Privacy, si dimette l’ex ad di Ita Lazzerini: è indagato per corruzione insieme all’ex socio di Scorza

La Procura di Roma allarga il perimetro dell’inchiesta sui pass “Volare” da seimila euro l'anno: salgono a tre le teste cadute, ma i vertici dell’Authority restano in carica
Tessere vip al Garante Privacy, si dimette l’ex ad di Ita Lazzerini: è indagato per corruzione insieme all’ex socio di Scorza
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L’onda d’urto dell’inchiesta condotta dalla Procura di Roma, che da mesi sta facendo tremare i vertici dell’Autorità Garante per la Privacy in seguito agli scoop della trasmissione Report e del Fatto Quotidiano, non si ferma. Il raggio d’azione dei magistrati al contrario si espande e miete una nuova, eccellente “vittima”. La prima notizia è il passo indietro di Fabio Maria Lazzerini: l’ex amministratore delegato di Ita Airways si è infatti dimesso con effetto immediato dalle cariche di amministratore delegato e direttore generale di Com.tel, società attiva nell’integrazione di sistemi ICT e quotata su Euronext Growth Milan. A innescare le dimissioni è la sua formale iscrizione nel registro degli indagati per il reato di corruzione, nell’ambito dell’opaca vicenda delle tessere “Volare”.

Ma la vera svolta giudiziaria di queste ore è il coinvolgimento dell’avvocato Stefano Aterno, socio dello studio legale E-Lex, lo stesso fondato da Guido Scorza, ad oggi l’unico componente del Collegio del Garante ad aver rassegnato le dimissioni. Anche Aterno risulta ora ufficialmente indagato in merito all’emissione dei pass esclusivi destinati ai quattro componenti del Collegio. Si chiude così, con l’intervento dei magistrati, il cerchio su un potenziale conflitto di interessi che proprio il Fatto aveva scoperchiato per primo: l’8 novembre 2025, il nostro giornale scrisse che Aterno ricopriva il ruolo strategico di Data Protection Officer (DPO) per conto di Ita Airways esattamente nello stesso periodo in cui l’Autorità – dove sedeva l’ex fondatore del suo studio – era chiamata a valutare le pratiche e sanzionare le criticità sulla gestione dei dati della compagnia aerea. Un cortocircuito di per sé delicato.

A fornire l’assist decisivo è stata poi Report, che ha svelato i retroscena di questa operazione portando alla luce imbarazzanti scambi di mail interne alla compagnia. Dalla corrispondenza, e in particolare da una mail del 30 novembre 2022, emerge che a chiedere esplicitamente l’emissione dei benefit per il presidente Pasquale Stanzione, la vice Ginevra Cerrina Feroni, Guido Scorza e Agostino Ghiglia, era stato proprio Aterno. In quei messaggi, la concessione dei privilegi veniva giustificata, senza troppi pudori, come “un’attenzione verso un’autorità sempre più importante in un business come il nostro che tratta big data”. E che privilegi: parliamo di tessere dal valore stimato in circa 6 mila euro l’una, emesse direttamente al livello massimo “Executive” scavalcando la normale trafila (che imporrebbe la partenza dal livello base Smart), e autorizzate all’epoca proprio da Lazzerini in base alle procedure interne. Per i grossi problemi privacy sui riconoscimenti facciali a Linate, la compagnia aerea se l’era poi cavata con una sanzione “meramente formale” e senza conseguenze pecuniarie sostanziose.

Nonostante il grave quadro accusatorio, i diretti interessati respingono con forza gli addebiti. Contattato dal Fatto, l’avvocato Aterno non nasconde una profonda amarezza: “L’indagine che mi riguarda è solo per le tessere Ita. Per le quali non c’entro davvero nulla. Spero che i magistrati leggano bene tutto quello che hanno. Mi difenderò e proverò che non ho commesso nessun reato. Mi sembra tutto così assurdo, non ho mai corrotto o favorito nessuno. Lavoro 10 ore al giorno da 35 anni onestamente”. Anche Fabio Maria Lazzerini, interpellato dal nostro giornale, professa la sua totale estraneità alle contestazioni: “Ho prontamente fornito la massima collaborazione alle Autorità nel reperimento di quanto di loro interesse. Pur non essendomi occupato all’epoca della vicenda in prima persona, non ho alcun motivo di dubitare che sia stata gestita nel rispetto della legalità e che gli inquirenti lo potranno appurare”.

Facendo un bilancio aggiornato il pallottoliere delle teste cadute sale dunque a quota tre. Il primo a saltare, lo ricordiamo, è stato l’ex Segretario Generale dell’Autorità, Angelo Fanizza, che si è dimesso volontariamente ma solo a seguito di quanto emerso il 20 novembre 2025 nell’ambito dell’assemblea del personale con tutti e quattro i vertici del Garante presenti in sala riunioni, dove venne fuori che proprio Fanizza aveva ordinato la tentata e illegale esfiltrazione di massa delle mail dei dipendenti, un’operazione varata per scovare le “talpe” dei giornalisti. Poi è stato il turno di Guido Scorza, unico tra i membri del Collegio ad aver fatto spontaneamente un passo indietro. Oggi si aggiunge la caduta “esterna” del manager Lazzerini.

E gli altri? I restanti tre componenti del vertice dell’Authority – il presidente Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e Agostino Ghiglia – restano orgogliosamente e fieramente incollati alle loro poltrone. Incuranti della bufera e della paralisi istituzionale, continuano a guidare l’ente pur essendo indagati a vario titolo dalla Procura di Roma non solo per corruzione, ma anche per peculato.

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