Non vaccini i tuoi figli? Allora il pediatra potrebbe chiederti di rivolgerti a un altro medico, per tutelare la salute degli altri pazienti ed evitare il contagio. Succede negli Usa, dove sempre più specialisti sembrano aver sposato questa linea, almeno secondo i risultati di un sondaggio condotto online dalla PCC (Physicians Computer Company), una società specializzata nella fornitura di servizi di consulenza informatica ai medici.

L’indagine è stata lanciata da Chip Hart, direttore del marketing strategico dell’azienda, sull’onda delle polemiche scoppiate dopo la recente epidemia di morbillo in California, dove si sono verificati 123 casi di contagio, almeno 39 dei quali tra i bambini che avevano visitato il parco divertimenti di Disneyland durante le vacanze di fine anno.

Nello Stato, secondo quanto riferisce il Wall Street Journal, per la prima volta dal 2002 lo scorso anno è calato il numero dei bambini i cui genitori hanno rifiutato le vaccinazioni (dal 3,2% del 2013 al 2,5%): tuttavia, la percentuale rimane sensibilmente più alta rispetto all’1,2% del 2002. L’epidemia californiana è scoppiata nonostante già nel 2000 il Cdc (Center for Disease Control and Prevention, la massima autorità sanitaria negli Usa) avesse dichiarato il morbillo debellato dal territorio statunitense: tuttavia, ogni anno si sono verificate alcune centinaia di casi – provocati soprattutto dall’arrivo di persone ammalate dall’estero – rendendo comunque necessario il ricorso alla vaccinazione.

L’86% delle persone contagiate dopo il 2000 non era infatti stato vaccinato, o era stato vaccinato in maniera inadeguata. Secondo i dati Cdc relativi ai bambini nati tra gennaio 2010 e maggio 2012, negli Usa la diffusione del vaccino MMR (contro morbillo, rosolia e parotite) è del 91,2% su base nazionale, ma con forti differenze tra i singoli Stati: in 17 su 50 la copertura è inferiore al 90% raccomandato dalle autorità sanitarie. Per questo, nota la Cdc, “raggiungere e mantenere una elevata percentuale di persone vaccinate, in tutti gli Stati e in tutte le categorie sociali, è fondamentale per prevenire il ripresentarsi di patologie come il morbillo”.

Molti genitori continuano comunque a rifiutare di vaccinare i figli, a causa di convinzioni religiose o personali. Per capire qual è l’orientamento dei pediatri americani nei loro confronti, Hart ha mandato un questionario a cinquemila specialisti in tutti gli Usa, ricevendo una risposta da 497 di loro: il 54% ha dichiarato di aver introdotto il requisito della vaccinazione per i propri pazienti, e di non avere intenzione di curare i figli dei genitori che non rispettano l’obbligo. “Credevo che la percentuale si fermasse intorno al 35-40% – scrive l’autore della ricerca -. Invece questo dato dimostra, pur in presenza di un campione limitato, che il requisito della vaccinazione è la norma in molti studi medici”.

Anche qui il sondaggio ha rilevato significative differenze tra gli Stati: se nel Delaware e nello stato di New York i medici che richiedono la vaccinazione sono rispettivamente il 39% e il 34%, in Florida la percentuale sale al 62%, in Texas all’80% e in North Carolina all’88%. Molti Stati americani consentono ai genitori di iscrivere a scuola i loro figli, anche se non vaccinati, a patto che dimostrino di aver visto un dottore: altre eccezioni alla regola della vaccinazione sono ammesse per motivi religiosi. Tra questi Stati c’è la California, dove però la recente epidemia di morbillo ha innescato un acceso dibattito politico, con le senatrici democratiche Barbara Boxer e Dianne Feinstein che hanno scritto al responsabile statale della Salute Diana Dooley, chiedendo che entrambe le eccezioni vengano abolite.

In questo quadro, le sale d’attesa dei pediatri, frequentate da bambini vaccinati e non, sono tra gli ambienti più a rischio contagio: per questo, nonostante l’American Academy of Pediatrics sconsigli di rifiutare pazienti non vaccinati, molti professionisti stanno scegliendo la strada opposta. Come ha dichiarato il pediatra californiano Eric Bell alla radio pubblica Npr, “moltissimi genitori hanno minacciato di lasciare il mio studio, perché non vogliono più incontrare in sala d’attesa pazienti affetti da morbillo o pertosse, che potrebbero contagiare i loro bambini, specie i più piccoli”. Se un medico “non richiede la vaccinazione ai pazienti contribuisce al diffondersi della cattiva fama dei vaccini – ha spiegato il curatore della ricerca, Chip Hart, alla pubblicazione indipendente ThinkProgress -. Se il medico dice al paziente “non insisterò perché tu faccia questo”, il paziente penserà che, semplicemente, non è importante”.