Fino a ieri era una mezza verità, ora è una certezza: il 22 febbraio scorso a Barcellona Fernando Alonso ha subìto un malore di non lieve entità. La conferma della gravità? Direttamente dall’ufficio stampa della McLaren, che oggi ha comunicato che il pilota spagnolo non correrà il primo Gran Premio della stagione di Formula 1, previsto in Australia il 15 marzo. Una decisione – hanno fatto sapere dalla casa automobilistica inglese – presa su consiglio dei medici che stanno assistendo l’ex ferrarista dopo l’incidente al Montmelò. A sostituirlo, al fianco di Jenson Button, ci sarà il collaudatore e pilota di riserva Kevin Magnussen.

Una circostanza, quella della mancata partecipazione di Alonso all’esordio stagionale, che rende ancor più misterioso quanto accaduto il 22 febbraio. Lo “strano incidente” (come lo ha chiamato Sebastian Vettel) in un primo momento era stato addebitato dalla McLaren al vento e al contatto delle gomme di Alonso con l’erba sintetica. Entrambe le circostanze, però, sono state smentite dai commissari di pista e dai testimoni, tra cui la prima guida della Rossa di Maranello, secondo cui Alonso avrebbe praticamente accostato ai margini delle barriere di protezione. Una versione che confligge con la nota diffusa oggi dalla McLaren, secondo cui l’asturiano ha riportato una commozione cerebrale dopo il forte impatto contro le barriere interne del circuito.

Per questo motivo, dopo tre giorni in ospedale e anche se il pilota spagnolo ha pienamente recuperato, i suoi medici hanno ritenuto inopportuno farlo scendere in pista tra 12 giorni. Alonso, quindi, dovrebbe tornare al volante solo nella gara in Malesia del 27-29 marzo. “Il pilota ha eseguito una serie esaustiva di test ed esami, alcuni dei quali ieri sera” ha fatto sapere il team, secondo cui “al fine di limitare i fattori di rischio ambientale i suoi medici hanno consigliato di non poter partecipare all’imminente Gran Premio in Australia“. E il diretto interessato? “Ha capito e accettato il consiglio” è stata la versione della scuderia, che successivamente ha sottolineato come i medici del pilota hanno riconosciuto “che Fernando si sente bene e in forma, che si considera pronto a correre e sono soddisfatti dal fatto che ha già ricominciato l’allenamento fisico, al fine di preparare il ritorno alla guida della McLaren-Honda nel Gran Premio della Malesia”. “Tutti alla McLaren-Honda – è scritto nel comunicato – sostengono pienamente la decisione di Fernando sul consiglio dei suoi medici”. Una versione confermata dal campione di Oviedo su Twitter: “Sarà dura non essere in Australia, ma capisco le raccomandazioni. Un secondo impatto in meno di 21 giorni ‘NO'”.

Tutto chiaro? Solo per quanto riguarda le condizioni e i tempi di recupero del campione. Perché sui motivi dello “strano incidente” non è stata fornita nessuna spiegazione plausibile. Proprio per questo ha assunto un interesse rilevante quanto scritto su Facebbook dall’ex pilota di Formula Uno Fabrizio Barbazza in un post datato 28 febbraio dal titolo “La verità nascosta di Alonso”.”Fernando ha preso una sberla da 600wt con conseguenze gravi” ha scritto l’ex driver, che ha parlato di una fonte certa (“un uccellino libero”) alla base dell’indiscrezione. “Solo che dire queste verità in F1 non si può” ha sottolineato l’ex pilota, ora ritiratosi a vita privata a Cuba. Uno choc elettrico, quindi, alla base dell’incidente del Montmelò. Tale circostanza, smentita subito dopo il fatto da Ron Dennis, è avvalorata anche dalle conseguenze fisiche riportate da Alonso e rese note da Barbazza: “Difficoltà di messa a fuoco e ostruzione momentanea delle vene”. Se questa ricostruzione fosse vera, ecco spiegato il lungo ricovero in terapia intensiva e lo stop per la prima gara dell’anno. Che in questa storia, al momento, rimane la prima delle due uniche certezze. La seconda? Qualcuno non ha detto tutta la verità.