Silvio Berlusconi, fresco di offerta per i libri della Rcs tramite Mondadorinon si accontenterebbe di diventare il primo editore di libri del Paese. Sua Emittenza punta molto più in alto, dritto dritto alla rete pubblica delle torri di trasmissione televisiva della Rai. Un cavallo di Troia costituito da 2.300 antenne posizionate capillarmente nelle migliori postazioni della Penisola, che raddoppierebbero a quota 5.600 le attuali postazioni del gruppo dell’ex premier, aprendogli anche le porte dei mercati della telefonia mobile e della navigazione internet ad alta velocità. Oltre a farne il primo fornitore della tv di Stato che, per finanziare il bonus di 80 euro promesso da Matteo Renzi ai lavoratori con reddito inferiore a 24mila euro, nei mesi scorsi ha venduto sul mercato il 30,5% del suo operatore delle torri, Rai Way appuntoincassando 245 milioni di euro. E che ora si trova davanti a un’ingombrante offerta, quella con cui il gruppo Mediaset attraverso la sua Ei Towers, principale e unico concorrente degno di nota di Rai Way, ha messo sul piatto 1,22 miliardi di euro per rilevare il 100% della società che controlla la rete pubblica delle torri tv. Nelle casse di viale Mazzini e dei suoi attuali soci in Rai Way, però, entrerebbero “solo” 851 milioni di euro. I restanti 374 milioni, invece, verrebbero pagati in azioni Ei Towers. Con la conseguenza non secondaria che l’ex premier, se la Rai dovesse alla fine accettare la proposta con il placet del governo, diventerebbe socio dello Stato in questo promettente business. Socio di maggioranza, però, per di più per il tramite di Ei Towers. Alla quale farebbe capo l’azienda pubblica non più quotata, con tutte le difficoltà del caso, visto che l’offerta mira a ritirare Rai Way dal mercato. Obiettivo raggiungibile anche nel caso di accettazione della soglia minima di offerta, il 66,67%, quota che consentirebbe a Mediaset di avere la meglio anche sulle delibere straordinarie dei soci.

La Borsa premia sia le società delle torri che Mediaset e Telecom - L’operazione, per la parte in contanti, sarà finanziata dalla banca d’affari americana Jp Morgan. E’ stata deliberata martedì sera dal consiglio di amministrazione di Ei Towers e valorizza Rai Way 4,5 euro per azione, 3,13 in contanti e il resto in titoli dell’offerente. Cifre che, per viale Mazzini, rappresentano un guadagno secco del 22% rispetto ai prezzi di Borsa di martedì e di oltre il 50% sui valori ai quali Rai Way è stata quotata a novembre. Non a caso la notizia ha dato una spinta notevole al titolo Rai Way a Piazza Affari, dove la società delle torri pubbliche si è avvicinata al controvalore dell’offerta guadagnando oltre il 12% a 4,17 euro per chiudere poi la seduta a +9,46 per cento. A testimonianza, però, del fatto che l’operazione sia un ottimo affare anche per Ei Towers, c’è il fatto che le azioni della società della galassia Mediaset hanno viaggiato anch’esse in gran spolvero archiviando la giornata a +5,26 per cento. Ma è nell’indice più importante di Piazza Affari, il Ftse Mib, che si legge il verdetto del mercato.  Qui i primi due titoli del giorno sono stati nell’ordine Telecom Italia (+1,57%) e Mediaset (+1,35 per cento).

Ei Towers ridurrebbe la dipendenza da Cologno Monzese, ma sarebbe oberata dai debiti - Del resto i guadagni all’orizzonte per Cologno Monzese sono abbastanza chiari. In parte li ha elencati la stessa Ei Towers nel comunicato con cui ha annunciato l’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) con l’obiettivo dichiarato di creare “un grande operatore unico nazionale nel settore delle infrastrutture destinate all’ospitalità degli apparati televisivi e radiofonici, in grado di svolgere un ruolo rilevante anche nel settore delle telecomunicazioni“. Prima ancora, per le antenne di Mediaset ci sarebbe la forte diversificazione dei ricavi, che oggi derivano per il 77% dal Biscione. Mentre grazie a Rai Way la percentuale di incassi in house scenderebbe al 41%, con la Rai che diventerebbe il secondo cliente arrivando a pesare per il 39% degli introiti. Specularmente, visto dal fronte Rai Way questo comporterebbe un’inversione a U: attualmente la società dipende per quasi l’80% dei ricavi dalla casa madre che nei primi 9 mesi del 2014 le ha versato 88,77 milioni di euro. Il rovescio della medaglia dell’operazione così come è stata presentata, sarebbe invece il debito.  Sulla base dei dati di bilancio del 2013 e considerando il debito di cui si farebbe carico Ei Towers per l’operazione, ne verrebbe fuori un conglomerato con un fatturato vicino ai 400 milioni di euro, un margine operativo lordo di poco più di 200 milioni e un indebitamento finanziario netto di quasi 1 miliardo. Cioè cinque volte il margine, una soglia che in base gli stessi criteri di Borsa italiana renderebbe inammissibile alla quotazione una società, visto che il rapporto minimo tra debito ed ebitda non dovrebbe essere superiore a quattro.

Sullo sfondo il progetto del matrimonio con Telecom – In prospettiva, poi, c’è un nuovo tassello dell’atteso, ormai da anni, matrimonio con Telecom Italia, già cliente di peso di entrambe le società e anch’essa proprietaria di un’infrastruttura di rete, quella della telefonia fissa, che potrebbe essere completata da torri utili per sviluppare il wireless. Ei Towers, a tal proposito scrive che “in linea con il suo ruolo di gestore di un’infrastruttura chiave” per il Paese “aprirà sempre più la propria infrastruttura, in prospettiva, agli operatori di telecomunicazioni“. A seconda delle specifiche esigenze dei clienti, poi, “continueranno ad essere disponibili servizi accessori, quali la progettazione e la realizzazione degli impianti dei propri clienti, l’assistenza tecnica, la manutenzione ordinaria e straordinaria, il controllo della qualità dei segnali sul territorio, fino ad arrivare alla possibile offerta del modello c.d. “full service”, già fornito ai principali network operator televisivi nazionali, nel quale la tower company gestisce in modo completo e integrato il servizio di headend, di trasmissione e di diffusione del segnale”, continua la società di Mediaset. Che con l’acquisizione “si attende di poter conseguire efficienze soprattutto in termini di graduale semplificazione infrastrutturale e di più efficiente approccio alla dimensione tecnologica. La miglior efficienza dell’infrastruttura potrebbe generare, nel lungo periodo, un beneficio indiretto anche all’ambiente: si tratta di un’opportunità per alcune zone periferiche del Paese in cui esistono duplicazioni di infrastruttura che potrebbero essere unificate a beneficio dell’impatto paesaggistico e ambientale“.

Antitrust permettendo, inoltre, sempre secondo Cologno, la creazione di un unico grande gruppo a livello nazionale” rappresenta una “potenziale opportunità per i clienti dei diversi settori coinvolti”. In particolare per gli operatori televisivi “l’obiettivo della distribuzione di tutta l’offerta televisiva in HD (ed eventuali successive evoluzioni, es: Ultra HD) è realizzabile nel medio periodo e rappresenterebbe la consacrazione qualitativa dell’unica piattaforma “popolare”, universalmente accessibile. Mentre gli operatori telefonici, “alla costante ricerca di efficienza, potranno contare su una controparte attenta, flessibile e in condizione di gestire un portafoglio di siti più ampio“.

Viale Mazzini dovrà comunque continuare a servirsi delle torri Rai Way – Caso a parte la Rai, alla quale Ei Towers s’impegna a “garantire l’accesso alle infrastrutture in modo indipendente, secondo termini trasparenti e non discriminatori, offrendo un servizio completo e integrato”, come a tutti. Non bisogna dimenticare che a luglio 2014 viale Mazzini ha firmato con Rai Way il nuovo contratto di servizio settennale che ha modificato la contabilizzazione delle poste creditorie e debitorie tra le due società pubbliche e ha rivisto al rialzo le tariffe di fornitura. Non solo. L’intesa è stata accompagnata da un nuovo Contratto passivo di servizi e da un’integrazione al Contratto di locazione, con la definizione di un corrispettivo forfettario annuo per la prestazione dei servizi regolati da tali contratti che ha garantito un risparmio per la società delle torri di Stato. Non a caso una delle condizioni di efficacia dell’offerta è che il ministero dello Sviluppo economico autorizzi la Rai a “continuare lo svolgimento delle proprie attività inerenti il servizio pubblico avvalendosi dell’Emittente anche successivamente all’acquisizione del controllo della stessa da parte di Ei Towers. A tal fine, l’Offerente si impegna sin d’ora a convenire adeguati strumenti negoziali che assicurino e garantiscano a Rai pieno titolo a disporre dei mezzi e delle risorse strumentali per l’espletamento delle prestazioni di servizio pubblico spettanti a Rai”. Quest’ultima, del resto, non ha grosse alternative: da una parte è obbligata per contratto a servirsi esclusivamente di Rai Way, dall’altra con la scomparsa del duopolio non avrebbe altre possibilità.

Governo al bivio: con il ricavato può coprire i nuovi sussidi di disoccupazione anche per il 2017 – L’ultima parola, in ogni caso, più che a viale Mazzini o al cda di Rai Way, spetterà al premier Matteo Renzi. Non tanto per il Dpcm di settembre che fissava al 49% la quota di Rai Way disponibile per la vendita, ma per il suo ruolo indiretto di azionista di maggioranza della società. E, vista la situazione delle casse pubbliche, accanto alle valutazioni di tipo politico avrà un peso anche il calcolo economico. Che parte dal fatto che da sola l’offerta in contanti di Berlusconi supera di quasi 50 milioni la valutazione di Rai Way in sede di collocamento in Borsa. Poi ci sono i numeri di viale Mazzini, che nel 2013 è tornata all’utile per poco più di 5 milioni dopo aver incassato 1,75 miliardi grazie al canone e 600 milioni dalla pubblicità, ma non distribuisce dividendi al ministero dell’Economia dal lontano 2004. In questo quadro, per lo Stato cedere all’offerta e vendere un patrimonio pubblico finanziato negli anni con il canone significherebbe incassare denaro liquido in quantità superiori a tre volte il ricavato dalla vendita in Borsa. Insomma, un ottimo affare. Ma ne vale la pena? Allargando lo sguardo, è evidente che 553,15 milioni di euro non spostano di molto gli equilibri della finanza pubblica emersi dalla legge di Stabilità: sono poca cosa rispetto ai 9,5 miliardi necessari per coprire il bonus di 80 euro in busta paga a cui per altro la stessa Rai è stata chiamata a contribuire con 150 milioni, ma anche in confronto ai 3,7 miliardi che serviranno a regime per garantire gli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni concessi per legge alle imprese. La tentazione però potrebbe essere quella di incassare la somma e utilizzarla per finanziare i nuovi sussidi di disoccupazione introdotti dal Jobs Act. Come è noto, su quel fronte la coperta è talmente corta che l’esecutivo ha dovuto prevedere che chi resterà senza lavoro dal 2017 non riceverà più la Naspi per 24 mesi, bensì per soli 18. Secondo le stime del ministero del Lavoro, ripristinare l’erogazione a due anni costa “solo” 300 milioni. Cioè poco più della metà dell’incasso in arrivo da Rai Way. Per mettere a frutto i restanti 253,15 milioni, poi, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Per esempio, 30 milioni sarebbero sufficienti per assicurare anche nel 2017 la tassazione agevolata al 5% per le partite Iva e una parte delle risorse potrebbe andare alla scuola e alle emergenze ambientali. Senza contare il “cuscinetto” necessario per sterilizzare almeno in parte gli aumenti delle accise e dell’Iva destinati a scattare, in base alle clausole di salvaguardia, se la Commissione Ue boccerà la reverse charge e se il governo non otterrà i risparmi previsti dalla manovra. Una potenziale stangata da 1,7 miliardi solo per quest’anno.

Aggiornato da Redazionewb il 26/02/2015 alle 13.00