Lo stadio vuoto, i tifosi fuori a protestare, i giocatori a riposo. È una domenica anomala per Parma e per il calcio italiano, con una squadra di Serie A costretta per la prima volta a non scendere in campo per mancanza di soldi. Le casse della società crociata sono vuote, da mesi dipendenti e calciatori non vengono pagati e nelle prossime ore potrebbe essere scritta per sempre la parola fine sulla storia del Parma Calcio, che ha da poco festeggiato i 101 anni di fondazione. Nei giorni scorsi sono arrivati i primi pignoramenti e la Procura ha depositato un’istanza di fallimento per il club emiliano che fino al 2014 è stato guidato dal presidente Tommaso Ghirardi. È proprio contro di lui e contro l’ex ds Pietro Leonardi, contro una gestione che ha lasciato debiti per almeno 97 milioni, che i tifosi puntano il dito.

“Chiuso per rapina” si legge sui cartelli affissi ai cancelli chiusi dello stadio Tardini, dove il 22 febbraio si sarebbe dovuto giocare il match contro l’Udinese. Alle 14, quando l’arbitro avrebbe dovuto fischiare l’inizio della partita, oltre 500 tifosi si sono ritrovati davanti all’impianto per far sentire la propria voce e protestare contro la situazione in cui si trova la squadra, che rischia il fallimento e la retrocessione. Il corteo ha sfilato dallo stadio per le strade della città, fino all’abitazione di Leonardi. “In galera!” hanno gridato i manifestanti di fronte al cordone di polizia che circondava la casa dell’ex ds. Da mesi i tifosi chiedono chiarezza e trasparenza sulla società, che dallo scorso dicembre ha visto avvicendarsi tre nuove proprietà e quattro presidenti diversi, l’ultimo dei quali, Gianpietro Manenti, promette da settimane i pagamenti arretrati che non sono mai arrivati.

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La rabbia dei manifestanti però è tutta verso i vecchi vertici, che nel giro di pochi anni hanno fatto sprofondare la squadra che era riuscita a sopravvivere perfino al crac Parmalat di Calisto Tanzi. “Vorremmo dare un segnale forte al mondo del calcio, a quel mondo che doveva monitorare la stabilità economica del nostro club e che ha permesso che tutto ciò accadesse, girandoci le spalle in questo momento delicato – hanno spiegato i Boys nella convocazione allo stadio – vorremmo ricordare a tutti quelli che sono i veri colpevoli, quelli che devono pagare: Ghirardi e Leonardi”.

Pesanti accuse volano anche verso i vertici del mondo del calcio italiano: “Come hanno vigilato sul Parma la Lega e Figc? Dov’erano mentre veniva svenduto a società sconosciute o in tutti questi mesi in cui si accumulavano i debiti e le persone non venivano pagate? Era più dignitoso chiudere e ammettere di non avere soldi, piuttosto che fare questa fine”. All’iniziativa era presente anche Sandro Melli, ex calciatore gialloblu e ora manager del Parma. La solidarietà verso il club nelle ultime ore è arrivata da ogni parte, dalle curve degli stadi come dai campi avversari, ma le possibilità di salvare la società sono ormai flebili e anche il sindaco Federico Pizzarotti, che ha aperto un tavolo permanente con la Figc e l’Aic per monitorare la situazione della società, ha ammesso di non avere molte speranze per il futuro.boys parma 675

Il 23 febbraio in Procura dovrebbe tenersi un incontro tra i rappresentanti dei calciatori e del Comune con i pm che hanno chiesto il fallimento della società per cercare di anticipare l’udienza del 19 marzo, in cui i giudici dovrebbero decidere sul crac del club, che pare ormai inevitabile, tanto che sembra già che il Tribunale stia stilando i nomi dei curatori che se ne occuperanno. Il presidente Ghirardi nelle scorse ore si è difeso dalle accuse, assicurando che i conti del Parma sono a posto. Ma a chiedere il fallimento oltre alla Procura si sarebbero fatti avanti anche alcuni fornitori. I calciatori finora avevano deciso di aspettare a mettere in mora la società per dare fiducia al nuovo presidente Manenti, ma il tempo ormai sembra essere scaduto e la fine del club emiliano potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. In tal senso, però, una buona notizia potrebbe arrivare da Lega e Figc, che stanno studiano un paracadute senza precedenti nella storia del calcio italiano. Una volta decretato l’autofallimento del club, infatti, potrebbe essere la Lega di Serie A ad assumere la gestione ordinaria della società fino alla fine del campionato, garantendo il pagamento delle spese correnti ed evitando il ritiro della squadra che, di fatto, falserebbe l’intero torneo di A. Il costo dell’operazione sarebbe di 5 milioni di euro e a farsene carico sarebbe la Lega del presidente Beretta: quei soldi, poi, sarebbero restituiti da chi deciderà di acquistare la società una volta messa all’asta (a condizioni favorevoli e con debiti più o meno accettabili). E in tal senso, assicurano da Parma, si starebbe già muovendo il sindaco Pizzarotti.