Le grandi controversie che hanno accompagnato la campagna di vaccinazione contro l’Hpv nelle adolescenti sembra trovare una tregua con la recente pubblicazione di un lavoro scientifico sulla rivista della American Society for Microbiology, Clinical and Vaccine Immunology.

Lo studio ha confermato che la vaccinazione Hpv profilattica della popolazione delle giovani adolescenti prima del debutto sessuale ha un impatto sostanziale sulla incidenza delle lesioni di alto grado del collo dell’utero. Il vaccino è stato estremamente efficace nelle donne giovani, 15-17 anni, che non erano state infettate precedentemente, in particolare riguardo ai ceppi di Hpv ad alto rischio 16 e 18. Le giovani donne, seguite per quattro anni successivamente alla vaccinazione, fanno parte della più grande sperimentazione clinica internazionale che comprende 14 paesi europei, la regione Asiatica-Pacifico, il Nord America e l’America Latina, denominata PATRICIA Study.

La minore efficacia nel gruppo di donne più grandi, 18-25 anni, può essere collegata, affermano gli autori dello studio, con una maggiore percentuale di donne di quel gruppo con infezioni persistenti già presenti al momento della vaccinazione.

profilattico
Lo studio non ha verificato l’efficacia del vaccino nella popolazione maschile, anche se la Commissione Europea ha rilasciato lo scorso anno una nuova indicazione per la prevenzione del cancro anale e delle lesioni anali precancerose correlate a particolari ceppi oncogeni di Hpv, sia nei maschi che nelle femmine e dal settembre 2014, l’Austria è stato il primo Paese dove il programma di vaccinazione anti-Hpv ha visto la somministrazione a bambini e bambine. Dal 2008 in Italia è in vigore una campagna di prevenzione che raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione contro il virus alle ragazze tra gli 11 e i 12 anni di età , prima dell’inizio della attività sessuale, con i due tipi di vaccini a disposizione: bivalente e quadrivalente.

L’Hpv è un virus che provoca diverse malattie e tumori, tra cui il cancro del collo dell’utero nelle donne e il cancro anale in entrambi i sessi. Sono stati identificati più di 100 differenti tipi di Hpv, numerati secondo l’ordine in cui sono stati scoperti ( Hpv1, Hpv2 etc.. ) .

Alcuni tipi di Hpv, definiti a basso rischio, causano condilomi, verruche delle mani o dei piedi, e possono infettare anche la mucosa orale e faringea ma circa 40 tipi sono sessualmente acquisiti e portano a infezioni dei genitali. Di questi, 13 possono causare il cancro e sono classificati come ad alto rischio.

L’infezione da Hpv genitale è una delle infezioni sessualmente trasmesse più comuni. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che in ogni momento circa il 10 per cento delle donne hanno una infezione da Hpv cervicale senza alcun sintomo, mentre circa il 65-70% dei soggetti di sesso maschile contrae un’infezione da uno o più ceppi di Hpv (oncogeni e non) durante l’arco della vita, con un andamento particolare e non sovrapponibile a quello riportato per il sesso femminile.

Una infezione molto comune quindi, trasmessa per via sessuale ma non solo, dove l’utilizzo costante del profilattico consente di ridurre il rischio cervicale e vulvovaginale da Hpv; ma ricordiamo che il papilloma virus può infettare aree genitali che non sono protette dal preservativo, per cui la protezione può non essere totale. Inoltre non c’è modo di sapere per certo quando è avvenuta la trasmissione del papilloma virus e da parte di chi è avvenuto il contagio. I condilomi genitali possono essere trasmessi da una persona che non ha nessun segno visibile dell’infezione e possono comparire settimane, mesi o anni dopo il contagio, oppure non apparire mai. Sono importanti quindi ulteriori studi che verifichino con certezza la durata della protezione garantita dai vaccini somministrati in età preadolescenziale.