La spaccatura si allarga votazione dopo votazione. Sulle riforme costituzionali va in scena l’ennesima tensione tra la linea dettata dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e la minoranza del Pd. Il braccio di ferro è destinato a protrarsi, prima sugli ultimi passaggi della riforma costituzionale, poi su un altro provvedimento molto caro all’ex rottamatore: l’Italicum.

NAZARENO GRANDE BLUFF? La presa di posizione del bersaniano Alfredo D’Attorre è stata chiara: “Morto il Nazareno, serve un altro comportamento”. Il cambiamento di scenario politico non può essere ignorato, è il ragionamento che ricorre in Transatlantico. “È inspiegabile l’indisponibilità a cambiare il testo della riforma costituzionale”, spiegano infatti alcuni esponenti della sinistra dem. “A meno che non si sveli il bluff sulla rottura del Patto del Nazareno, la famosa resurrezione. Allora saremmo tutti più contenti”, aggiunge con una punta di ironia un altro parlamentare. Un pensiero che, al netto delle battute, inizia a prendere forma nelle preoccupazioni della minoranza interna al Pd. Soprattutto in merito alla possibile sponda con gli uomini di Denis Verdini.

PENTOLA A PRESSIONE I renziani, intanto, vanno avanti a tappe forzate. La seduta fiume decisa sulle riforme costituzionali ha creato più di qualche malumore confessato in privato oltre alle risse vissute in pubblico. “L’Aula sembra una pentola a pressione”, sottolinea con amarezza un parlamentare del Partito democratico. E a conferma della grande tensione dopo poche ore c’è stata l’ennesima rissa con deputati di Sel e Pd, proprio quelli che sull’elezione Mattarella sembravano aver ritrovato un feeling. Lo schema politico che ha portato all’indicazione del nuovo capo dello Stato è così già seppellito. Tuttavia, Emanuele Fiano, relatore del testo delle riforme costituzionali dopo le dimissioni di Paolo Sisto (Forza Italia), assume una posizione critica verso la minoranza: “La loro analisi parla di uno scenario politico cambiato con la fine dell’accordo con Forza Italia. Ma rispetto a prima i contenuti della riforma sono gli stessi già votati”, dice al ilfattoquotidiano.it.

LA CONTA SULL’ITALICUM La partita si sposta inevitabilmente sulla legge elettorale: la minoranza ha sempre detto di voler ripresentare gli emendamenti per eliminare dal testo i capilista bloccati. “Anche in questo caso bisogna vedere se davvero era Berlusconi a non voler le preferenze”, spiegano nell’area a sinistra del Pd, facendo affiorare la convinzione che Renzi voglia mandare in Parlamento solo i suoi fedelissimi. Qualsiasi modifica al testo farebbe scattare il ritorno al Senato. A Palazzo Madama i numeri della maggioranza sono abbastanza traballanti, tanto che nell’ultima votazione è stato decisivo il “soccorso azzurro” di Forza Italia. E, stando agli annunci, adesso i forzisti hanno un altro approccio. Sempre che il Nazareno non risorga. La minoranza dem nelle prossime ore avvierà una conta per capire la possibilità di incidere sul testo. Sui numeri nessuno si sbilancia: “Vediamo”, è la risposta in bilico tra speranza e consapevolezza delle difficoltà.

LA REPLICA RENZIANA Nella maggioranza renziana, c’è un po’ di preoccupazione per una situazione che potrebbe sfuggire di mano, ma il quadro non è ancora da allarme rosso. La deputata ex bersaniana ora più vicina a Renzi, Giuditta Pini, spiega a ilfattoquotidiano.it: “L’Italicum è stato più volte al centro della discussione interna. Ora potrebbe esserci un’ulteriore riflessione, ma bisogna comunque arrivare a una sintesi. Altrimenti la legge elettorale non verrà mai approvata”.

Sulla questione Emanuele Fiano evidenzia: “C’è stato un confronto aperto nel Partito democratico. Poi non sempre si riesce ad arrivare a una sintesi, ma la minoranza sa bene che non c’è stata alcuna chiusura”. Sui possibili agguati, replica secco: “Non credo. Ma al momento non so, visto che non sono io il relatore della legge”. Invece nella minoranza sembrano saperlo: sono già pronti gli emendamenti per le preferenze e cercano la sponda per modificare il testo. Per mandare l’Italicum nel pantano del Senato e capire se dietro il Nazareno c’è un bluff.

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