Oltre 3.000 ispezioni, 740 milioni evasi al fisco, 1.200 adesioni allo scudo fiscale. Continuano ad emergere dettagli sui contribuenti italiani che hanno scelto di portare i loro capitali in Svizzera e i cui nomi sono finiti nella cosiddetta “lista Falciani“, l’elenco di personaggi con oltre 100 miliardi di dollari di depositi in Svizzera trafugato e girato alle autorità fiscali dall’omonimo ex dipendente dell’istituto oltre 5 anni fa. Ma in Italia le nuove regole contenute nella delega fiscale messa a punto dal governo Renzi potrebbero rendere impossibile perseguire eventuali nuovi reati.

Secondo finti della Guardia di Finanza, a fronte di 5.439 nominativi di italiani inclusi nella lista e segnalati ai Reparti delle Fiamme Gialle, sono stati conclusi 3.276 interventi ispettivi, con la constatazione di elementi positivi di reddito non dichiarati per 741.755.879 euro, e per 4,5 milioni di Iva. Le altre posizioni non sono state approfondite in considerazione del fatto che i soggetti indicati risultavano non aver effettuato movimentazioni. L’attività ispettiva svolta dalla Gdf ha portato alla denuncia di 190 soggetti per reati tributari e alla scoperta di 101 evasori totali. Ad oggi l’attività svolta dalle Fiamme Gialle ha consentito di riscuotere circa 30 milioni di euro. Non solo: oltre 1.200 (in totale 1.264) “controllati” hanno opposto l’adesione allo scudo fiscale per un ammontare di capitali rimpatriati pari a 1.669.075.253 euro.

Sui potenziali effetti dell’inchiesta potrebbe presto abbattersi, tuttavia, la scure della delega fiscale. Eventuali nuovi nomi della lista Falciani, infatti, non potrebbero più essere contestati penalmente, poiché testo del decreto modifica i tempi per le contestazioni penali: era già stato approvato dal governo e, dopo le polemiche sulla norma di impunibilità penale sotto il 3% – che avrebbe avuto impatto anche sulla condanna dell’ex premier Silvio Berlusconi – tornerà all’esame del consiglio dei ministri il prossimo 20 febbraio.

Oggi la legge concede agli ispettori fiscali il raddoppio dei termini di contestazione per i reati tributari, rispetto agli accertamenti di tipo amministrativo. In pratica, rispetto ai 4 anni fissati per inviare una cartella tributaria gli uomini del fisco hanno ora 8 anni per interessare una procura di eventuali reati penali. E’ un allungamento dei tempi previsto dall’attuale normativa vista la maggiore complessità che richiedono le indagini contro truffe e artifizi realizzati spesso con triangolazioni internazionali.

La nuova strategia contenuta nei decreti delegati, invece, potrebbe avere sulla lista Swissleaks l’effetto di spuntare le armi contro eventuali reati. Le nuove norme, che avevano già ricevuto il via libera del Consiglio dei ministri e che non sembrano in contestazione, contenevano un articolo con “modifiche alla disciplina del raddoppio dei termini” per presentare le denunce penali. “Il raddoppio – recita il nuovo testo – opera a condizione che la denuncia sia presentata o trasmessa entro la scadenza dei termini ordinari”.

La lista Falciani è del 2009. Il fisco nel passato ha già attivato controlli e contestazioni, ma – è la preoccupazione che circola in ambienti tributari – se dovessero emergere nuovi nomi o nuovi reati il tempo risulterebbe scaduto: non potrebbero essere più contestati davanti al giudice. L’unica chance rimasta è quella di una corsa contro il tempo, prima dell’approvazione delle nuove norme: una corsa ad ostacoli vista la complessità tecnica degli adempimenti necessari per avviare una contestazione penale.