La rottura del patto del Nazareno ha molti riflessi. Almeno secondo Forza Italia uno degli effetti è la presentazione in commissione Bilancio alla Camera di un emendamento del governo sulle frequenze tv che – secondo fonti del centrodestra – priverebbe Rai e Mediaset di 50 milioni da redistribuire ad altri operatori. La proposta di modifica accoglie e riformula testi presentati dai deputati di Pd, Lega Nord e Per l’Italia. Per il momento l’emendamento è stato accantonato e rinviato alla prossima settimana, ma acuisce le frizioni di queste ore tra Partito democratico e Forza Italia. “I renziani ci stanno facendo pagare la levata di scudi nei confronti del Nazareno – dice un esponente in vista di Forza Italia – e la prova è la riformulazione nella notte dell’emendamento”. La riformulazione del governo, che prima era contrario, è arrivata nella serata del 4 febbraio e rimanda ad un decreto del ministero dello Sviluppo Economico per la redistribuzione dei fondi. Già nella giornata della spaccatura – almeno apparente – dell’accordo sulle riforme istituzionali (con esponenti democratici e berlusconiani che se le sono date per tutto il giorno) Forza Italia aveva cambiato decisamente atteggiamento in commissione, con una sorta di ostruzionismo e lunghi interventi uno via l’altro su ogni emendamento.

B. e la doppietta giustizia-frequenze
Il digitale terrestre è un argomento molto sensibile per Silvio Berlusconi e per il futuro del gruppo Mediaset. Tantopiù che nel frattempo il vertice di governo tra Pd, Ncd e Scelta Civica ha dato il via all’accordo di maggioranza sul ddl anticorruzione che prevede tra l’altro l’estensione dell’area della punibilità per il falso in bilancio. Secondo fonti di Palazzo Grazioli Berlusconi considera questa doppietta come una una manovra per indurre Forza Italia a più miti consigli su riforme e legge elettorale. Una “vera e propria ritorsione”, denunciano alcuni azzurri. Ma almeno ufficialmente Forza Italia ragiona nel merito: “Più che un milleproroghe, il governo sta mettendo in campo un provvedimento ‘Mille inadempienze’: dentro il calderone sta finendo di tutto, stanno creando un omnibus, un mostro indigeribile”.

Cosa prevede l’emendamento del governo
L’emendamento riformulato dal governo propone che i canoni delle frequenze quest’anno siano congelati al livello del 2013. Si tratta di una totale inversione di rotta rispetto alle indicazioni dell’Agcom, che con una delibera approvata il 30 settembre scorso aveva modificato i criteri per la fissazione dei canoni. I nuovi parametri si sarebbero tradotti, per la Rai e Mediaset, in un maxi sconto del valore di almeno 80 milioni di euro per il Biscione e 120 per viale Mazzini su un orizzonte di sette anni. Ma le casse dello Stato avrebbero perso altrettanto. Di qui la marcia indietro: i concessionari dovranno metter mano al portafoglio senza alcuno sconto. La proposta di modifica prevede che i canoni annuali per l’uso delle frequenze digitali saranno determinati con decreto del ministero dello Sviluppo economico “in modo trasparente, proporzionato allo scopo, non discriminatorio e obiettivo sulla base dell’ambito geografico del titolo autorizzato”.

I deputati Pd: “Il patto non c’entra”
Sul punto delle frequenze tv replica invece il sottosegretario allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli: “Posso capire la tensione di questi giorni ma suggerirei di tenersi ai fatti e non agli stati d’animo”: la ”riforma delle norme relative al canone frequenze” è stata annunciata “già da agosto 2014, anche con una lettera scritta ad Agcom”. Il Pd, in generale, esulta: in particolare i deputati della commissione di Vigilanza Rai, come Laura Cantini e Michele Anzaldi.

“Il governo ha fatto bene, non è previsto alcun regalo a Rai e a Mediaset sui canoni delle frequenze tv. Il piano dell’Agcom era talmente pasticciato, che lo stesso presidente dell’Autorità Cardani, nel settembre 2014, votò contro la delibera. Chi parla di conseguenze della rottura del Patto del Nazareno, dice una sciocchezza” afferma la senatrice Cantini. “L’emendamento al milleproroghe dell’esecutivo – sostiene – si limita a fissare la titolarità del ministero dello sviluppo economico ed il congelamento dei canoni era già stato presentato nella legge di stabilità”.