Due blitz a distanza di poche ore per acquisire dagli uffici del municipio di Agrigento i fascicoli sul piano regolatore generale e i documenti sulle presenze dei consiglieri comunali. È bufera nel comune della Valle dei Templi: martedì sera più di mille cittadini si sono riuniti davanti al municipio per protestare contro lo scandalo delle commissioni consiliari. E mercoledì mattina è arrivata la perquisizione degli agenti della Digos negli uffici comunali, appena 24 ore dopo il blitz condotto dalla Guardia di Finanza.

Due i filoni dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo; da una parte ci sono le denunce del vice presidente del consiglio comunale Giuseppe Di Rosa, autore in questi giorni di alcuni appelli diffusi sui social network, per denunciare presunte pressioni che avrebbero l’obiettivo di orientare il voto dei consiglieri sui provvedimenti urbanistici: il reato ipotizzato dagli inquirenti associazione delinquere finalizzata alla corruzione. Al vaglio degli inquirenti ci sono anche le 1.133 commissioni consiliari convocate nel 2014. Un numero spropositato, dato che in media ad Agrigento le commissioni del consiglio comunale sarebbero state convocate tre volte al giorno, tutti i giorni, incluso Natale e Ferragosto.

Il super lavoro dei consiglieri comunali è costato ai cittadini agrigentini 285mila euro per tutto il 2014. Una cifra enorme che ha scatenato la rabbia della popolazione, dopo che lo scandalo delle tre commissioni quotidiane del consiglio comunale sono approdate persino all’Arena, il programma condotto su Rai Uno da Massimo Giletti. E pensare che i 285 mila euro, spesi durante il 2014 per pagare le mille riunioni del consiglio comunale agrigentino, sono addirittura inferiori rispetto alle cifre impiegate negli anni precedenti: nel 2009 il consiglio comunale costava 470mila euro, l’anno successivo il conto arrivava a 542.896 euro, poi nel 2011 erano iniziati i tagli fino al record dei 230 mila euro spesi nel 2013. Totale: quasi due milioni di euro, negli ultimi cinque anni. “I costi della politica ad Agrigento sono pertanto assolutamente scandalosi. Lo erano ancor più alcuni anni fa e pertanto siamo arrivati in ritardo a denunciare la vicenda delle oltre mille riunioni di commissioni. Non potevamo immaginare una simile vergogna” dice Elio Di Bella, attivista locale del Movimento 5 Stelle. Nello stesso anno in cui il consiglio comunale di Agrigento si riuniva più di tre volte al giorno, si era dimesso il sindaco Marco Zambuto, una vita trascorsa dietro a Totò Cuffaro e all’Udc, poi fulminato sulla via di Matteo Renzi, che aveva deciso di farsi da parte prima di essere sospeso dalla legge Severino, a causa di una condanna a due mesi e venti giorni per abuso d’ufficio (poi assolto in appello). E mentre i consiglieri comunali saltavano trafelati da una commissione all’altra ogni giorno dell’anno, la città di Agrigento si è guadagnata un altro primato negativo, e cioè l’ultimo posto della classifica dei capoluoghi di provincia stilata dal Sole 24 Ore in base alla qualità della vita.