Un libro uscito in Germania contiene le confessioni di un giornalista, Udo Ulfkotte, il quale rivela di essersi venduto ai servizi di informazione statunitensi, da cui sarebbe stato indotto a raccontare bugie. Lo stesso Ulfkotte rivela, in un’intervista pubblicata sul blog di Beppe Grillo, che “Un giornalista italiano può ricevere fino a 20.000 dollari per scrivere articoli filo statunitensi”. Interessante davvero. E buono a sapersi. Dovessi avere problemi con il mutuo saprò a chi rivolgermi…

Scherzi a parte, il problema è serio. Ulfkotte non è l’ultimo arrivato, ma ha lavorato per oltre diciassette anni come redattore politico del principale giornale tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, di tendenza chiaramente conservatrice.

Ovviamente le rivelazioni di Ulfkotte, il quale accusa senza mezzi termini buona parte della stampa mainstream, capi redattori in testa, di essersi venduti a loro volta agli Stati Uniti, hanno suscitato un fuoco di sbarramento da parte dei media. L’editore della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Nonnenmacher, ritiene che il libro di Ulfkotte sia “ridicolo e astruso”, e che tutto vada ricondotto a un cambiamento di personalità dello stesso Ulfkotte a seguito di una grave malattia.

Un altro giornale di impronta nettamente conservatrice, Die Welt, sostiene dal canto suo che il libro di Ulfkotte sia un ricettacolo di falsità, che sia inventato perfino il presunto successo editoriale del libro, anche se, in modo un po’ contraddittorio, ammette l’esistenza di un gigantesco spazio di mercato per le fandonie e le esagerazioni.

Non voglio entrare qui nel merito del libro e della veridicità delle affermazioni in esso contenute. È però un fatto innegabile che la stampa mainstream, per non parlare della televisione, sia schierata, con poche eccezioni, a sostegno delle tesi dominanti in politica estera. Questo lo si può constatare ogni giorno leggendo i giornali a proposito di Ucraina o di Venezuela. Con il ricorso a volte a falsificazioni di enorme rozzezza, come foto di poliziotti messicani o egiziani spacciati per venezuelani o di processioni religiose spacciate per cortei dell’opposizione.

Del resto perfino Nonnemacher, nell’articolo linkato, ammette che esiste un problema di sfiducia del pubblico nei confronti dei giornalisti. E direi che si tratta di una sfiducia in buona parte giustificata. Afferma Nonnenmacher come sia inevitabile che i giornalisti siano vicini a certi ambienti, altrimenti non saprebbero come procacciarsi le informazioni. L’importante, aggiunge, è garantire “distanza critica e indipendenza”.

Sono proprio queste ultime ad essere in discussione. Non si tratta del resto solo dei giornalisti, ma anche dei politici in vendita, in un mondo sempre più assoggettato al potere d’acquisto di un numero sempre più ristretto di potenti e di ricconi. Si parla a questo proposito di “cattura della politica da parte dell’industria finanziaria”, un tema sul quale occorrerà tornare.

Nel frattempo un suggerimento. Massima trasparenza su entrate e attività dei giornalisti (e dei politici), anche con l’aiuto di fenomeni benemeriti come Wikileaks. Nell’era di Internet e dei social media esistono strumenti che garantiscono a chiunque la possibilità di accedere alle notizie e di farsi una propria opinione. A condizione di avere un quadro completo della situazione e di mantenere un senso critico e vigile nei confronti delle manipolazioni.

Il ruolo dell’informazione è troppo importante per essere venduto sul mercato, dato che l’esistenza di un’opinione pubblica ben informata e consapevole è garanzia ultima della pace e della democrazia. Se c’è quindi qualcuno che si vende è bene che si sappia, in modo tale da poterne valutare adeguatamente la credibilità.