Matteo Renzi vuole piegare il veto di Silvio Berlusconi su Sergio Mattarella. Berlusconi gli ha risposto facendo i nomi di Pierferdinando Casini e Giuliano Amato, anche per conto di Angelino Alfano (che dietro ha i 75 voti di Ndc e Udc). Nel mazzo con il quale gioca il presidente del Consiglio ci sono anche Anna Finocchiaro e Walter Veltroni, ma non si capisce al momento con quali speranze. Ma per la prima volta il Pd fa ufficialmente il nome del proprio candidato: Sergio Mattarella. Anche se una cosa è quasi certa: la prima votazione dei 1009 grandi elettori finirà senza un risultato perché il Pd e Forza Italia confermeranno l’indicazione di votare scheda bianca. Ma Renzi ha cercato di mettere a posto qualche tassello in vista degli scrutini in cui ci sarà un quorum più basso, dal quarto in poi. Ha per esempio incassato l’appoggio su Mattarella di 25 ex Cinque Stelle, ma anche di Stefano Fassina che ha definito il giudice costituzionale e ex vicepremier di D’Alema una figura che “avrebbe tutte le caratteristiche per unire”. Ma “la strada è ancora lunga” ha detto Pierluigi Bersani, un altro (come Casini, Alfano e Vendola) che Renzi ha visto in giornata. Certamente il segretario del Pd vuole chiudere entro sabato 31, tanto che i capigruppo del Partito democratico hanno chiesto alla presidente della Camera Laura Boldrini di aggiungere una votazione venerdì (in modo da avere il quarto, il quinto e il sesto scrutinio tra venerdì e sabato). Così il leader Pd eviterebbe il pantano della pausa domenicale.

Ma il giorno della prima votazione potrebbe essere importante in realtà per altri motivi. Renzi e Berlusconi, infatti, si sono incontrati per due ore a Palazzo Chigi senza arrivare a un nome condiviso: “Saremo in consultazione permanente” ha detto l’ex Cavaliere ai 142 grandi elettori forzisti. Con il leader del Pd si è limitato a fissare i paletti: niente “candidati poco popolari e poco noti” (l’esempio fatto sarebbe stato quello di Raffaele Cantone), ma anche a figure “radicate nel partito di sinistra”. Piuttosto un identikit politico e non tecnico con incarichi istituzionali importante, conosciuto e popolare tra gli italiani, stimato nella politica internazionale, equilibrato nella politica e con buon senso, senza dichiarate inimicizie”. Eppure qualche nome Berlusconi, a nome di un centrodestra riunito (Fi, Ndc e Udc), ha fatto i nomi di Casini e di Amato, il primo dei quali pare in verità avere poche speranze almeno sulla carta. La cosa certa è che Renzi e Berlusconi si rivedranno domani, 29 gennaio, prima prima dell’assemblea dei 446 grandi elettori del Pd (programmata alle 13).

L’altro evento che può scombinare il copione seguito finora sono le Quirinarie del Movimento Cinque Stelle, in programma fino alle 14: ci sono 10 nomi quasi tutti destinati a diventare “di bandiera”, ma quello che può rompere i progetti di Renzi è uno solo, Romano Prodi. Se il Professore vincesse le consultazioni online potrebbe spezzare l’asse del Patto del Nazareno.

Ma Renzi sull’intesa con Berlusconi è stato chiaro, parlando con i parlamentari del Pd: “Il capo dello Stato lo abbiamo fatto sempre con Fi ma questo non significa che prendiamo il loro nome. Con Fi abbiamo avuto un incontro civile, non vogliono qualcuno con una storia militante nel nostro partito. Ma non possiamo accettare veti”. “Il Pd parte dal Pd”, insomma, e “poi si allarga a tutti, senza esclusioni. Il presidente della Repubblica si fa con tutti: l’ho detto anche a Sel ieri. Nessun diktat, nessun veto. A prescindere da chi è in maggioranza”.

Intanto è tutta da leggere la strategia di Forza Italia. Dietro le parole di responsabilità della delegazione dei berlusconiani che hanno incontrato Renzi e i vertici del Pd nelle consultazioni di largo del Nazareno, si moltiplicano infatti i retroscena come quello che vorrebbe Berlusconi interessato più di quanto dia a vedere della sorte giudiziaria se non sua, almeno dei suoi amici. Secondo Repubblica il leader di Forza Italia si aspetta subito un segnale dal nuovo presidente. Un gesto di pacificazione sarebbe aiutare “gli amici in carcere”. Il riferimento potrebbe essere insomma a Marcello Dell’Utri, per dire, che ha perso 12 chili in carcere.

Se Renzi dice di non avere ancora in tasca il nome, Lega Nord e Fratelli d’Italia-An hanno lanciato la candidatura di Vittorio Feltri: “Spirito libero, indipendente, un po’ anarchico. Non mi piace la scheda bianca, non ci piace chi decide di non decidere” dice il segretario del Carroccio Matteo Salvini. Quindi ecco “un segnale di speranza, un segnale di ricostruzione, di un’alternativa seria a Renzi, un segnale a chi vive fuori dal palazzo”, perché “c’è vita anche oltre Renzi, anche dopo Renzi sorgerà e tramonterà il sole”.