Una rosa di nomi proposta dai parlamentari M5S e tra questi anche Romano Prodi, il candidato suggerito dalla minoranza Pd. Il Movimento 5 Stelle cerca di dare una svolta alla sua strategia per l’elezione del Quirinale. I portavoce di Camera e Senato in una riunione in streaming hanno valutato quali persone mettere al voto online tra gli iscritti. Unica certezza è il professore che, nonostante le resistenze della base e di molti eletti, entra nella lista dopo essere stato proposto dai pochi parlamentari democratici che hanno risposto all’appello di Grillo e Casaleggio. Padre dell’Euro e volto odiato da Silvio Berlusconi, Prodi è capace di spaccare i democratici, ma rischia di creare molti dubbi anche tra i 5 Stelle. “Dobbiamo pensare con il cuore, ma anche a spezzare il patto del Nazareno con il piduista Berlusconi”, ha detto Alessandro Di Battista che a sorpresa ha proposto il nome di Pierluigi Bersani, sostenuto anche dai colleghi Paglini e Fraccaro. Tra i “realisti” che cercano un nome politico che piaccia ai partiti è spuntata anche l’opzione di Sergio Mattarella (da Francesco Cariello), Sergio Cofferati (nominato da Carlo Sibilia) e Rosi Bindi (da Davide Crippa). La lista dei nomi suggeriti però è lunga: Salvatore Settis, Piercamillo Davigo, Raffaele Cantone, Nino Di Matteo, Michele Ainis e Stefano Rodotà. Ma anche Erri De Luca o Aldo Giannuli.

Da questi verranno scelti i nove più votati e saranno messi al voto sul blog insieme a Prodi. A spiegare le modalità del voto sono stati i gruppi di Camera e Senato sul blog di Beppe Grillo, dove si prevede anche una via d’uscita se dal quarto scrutinio ci fosse una convergenza su di un nome condiviso: “In quel caso”, si legge, “decideremo come meglio muoverci con una votazione lampo sul blog. Questo è stato ed è il percorso del M5S per l’elezione del Capo dello Stato. Un percorso lineare e responsabile”.

Nel dibattito tra chi cerca un volto politico per incrinare il patto della maggioranza e chi invece vuole difendere le scelte del passato, sono emerse molte perplessità alla candidatura di Prodi. Il deputato Daniele Pesco ha preso la parola e si è detto “profondamente indignato”: “Dovrebbe esserci il voto palese chi lo sostiene dovrebbe metterci la faccia”. Il senatore Marco Scibona ha aggiunto: “I voti degli altri se li votino gli altri”. Anche Alberto Airola è stato profondamente critico: “è una pura follia, una stupidaggine votare Prodi o Bersani, tanto non cambia nulla votandoli”. “Io non voterò per Prodi”, ha detto invece Roberta Liuzzi, “perché è la persona che ci ha portato dentro questo sistema”. E’ stato critico sui nomi politici anche Vincenzo Caso: “Fare strategie sul presidente della Repubblica mi sembra in questo momento fuori luogo. No a Prodi e no a Bersani”. Contrario anche Francesco Cariello: “Mi esprimo contro il nome di Prodi, e invece chiedo di inserire Sergio Mattarella“. D’accordo su Prodi invece Federico D’Incà.

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I parlamentari a turno in assemblea sono intervenuti in difesa dei loro candidati. Ferdinando Imposimato e Roberto Scarpinato sono state le proposte del deputato Manlio Di Stefano. “Salvatore Borsellino e Don Ciotti”, ha detto Matteo Dall’Osso. Carlo Martelli ha suggerito poi Silvano Agosti e Aldo Giannuli. “Vorrei condividere con voi il fatto che siamo di fronte ad un patto massone, quello tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi“, ha detto invece Di Battista, “Reputo che sia giusto che all’interno della rosa ci possa essere anche il nome di Pierluigi Bersani, in quanto non lo abbiamo mai voluto come presidente del Consiglio, chissà che come presidente della Repubblica non possa mantenere la schiena dritta. Non ho detto che lo voterò, ma vorrei che gli attivisti avessero questa opzione”. Il nome dell’ex leader Pd arriva anche dalla senatrice Sara Paglini: “Proporrei con il cuore Dario Fo, ma con i piedi per terra Pierluigi Bersani”.

“Vorrei godermi questo momento”, ha detto invece Luigi Di Maio. “Stamattina Renzi e Berlusconi si incontrano di nuovo per prendere la decisione, l’unica vera in questi giorni bugiardi. Davanti a questa situazione noi discutiamo in streaming e rispondiamo a un Partito democratico che non si è degnato di darci una risposta. Noi non ci chiudiamo a riccio, ma facciamo una rosa di nomi. E se al quarto scrutinio ci dovessero essere i presupposti per trovare un accordo faremo una votazione lampo. Sono sicuro che i nostri attivisti avranno buon senso per portare un vero garante. Ci sono nomi bellissimi che abbiamo proposto, ma dobbiamo sforzarci di trovare nomi che dal primo scrutinio possono avere un risultato”. Non sono mancate anche le proposte alternative. Dalila Nesci ha fatto il nome di Roberto Benigni, mentre Paolo Bernini ha proposto Giancarlo Magalli: “Ha fatto il vigile volontario a Roma ed è amato dagli italiani”. Ma il senatore Vito Petrocelli non ha gradito e ha commentato in un tweet: “Vabbè! Non poteva mancare la minchiata nella riunione”.