2000px-Flag_of_Montenegro.svgC’è un cambio di strategia da parte dell’Ue sull’approccio al Montenegro? Da un lato i funzionari comunitari elogiano il Paese per i progressi compiuti, pur non nascondendo precisi handicap su giustizia, corruzione, diritti. Dall’altro sembra chiudano un occhio dinanzi all’iniquità che regna nel paese con grossi investitori europei che subiscono torti e avviano cause penali contro lo Stato guidato da Milo Djukanovic. E’il caso di tre aziende, una cipriota, una olandese ed una italiana impegnate nel business in Montenegro ma che hanno subito lo stesso trattamento.

La cipriota Ceac ha investito sin dal 2004 nella fonderia montenegrina Kap, ed è la maggiore vittima delle autorità montenegrine, pur avendo contribuito al 20% del Pil locale con la sua azienda. Nel 2005, durante il processo di privatizzazione, la Ceac ha comprato la fonderia ma subito dopo è stata chiusa. Accusa il governo di montenegrino di aver falsificato il bilancio della fonderia prima della vendita nascondendo i suoi debiti e le passività per decine di milioni di euro. Nel 2007 la Ceac ha avviato un procedimento arbitrale nei confronti del governo montenegrino davanti ad un tribunale di Francoforte ma nel 2009, sulla scia della crisi globale in tutto il settore dell’alluminio, l’azienda ha firmato un accordo amichevole in cambio del nulla osta del governo ad un piano di ristrutturazione che ne prevedeva il ridimensionamento. Tuttavia nel 2013 il governo ha avviato una procedura fallimentare contro la fonderia che è stata dichiarata fallita e messa in vendita.

La cipriota Ceac ha contestato le azioni del governo montenegrino dinanzi a tribunali locali e internazionali. Mentre tribunali locali, apparentemente influenzati dalle autorità, hanno respinto tutte le cause, quelli internazionali stanno trattando il caso in un modo totalmente diverso. La Ceac ha avviato un procedimento contro il governo del paese balcanico nei tribunali di Nicosia, Vienna e Washington.

Nel mese di luglio 2014, il tribunale distrettuale di Nicosia ha congelato qualsiasi operazione con la proprietà del KAP ma le autorità del Montenegro hanno ignorato questa decisione e venduto la fonderia a Uniprom, un’azienda locale, ad un prezzo notevolmente più basso, circa 28 milioni. Secondo i media locali il proprietario di Uniprom, Veselin Perišić, è legato al governo montenegrino e ha intenzione di cedere la fonderia ad un investitore straniero ad un importo ovviamente maggiorato rispetto a quello inizialmente pagato.

I ricorsi della Ceac contro il Montenegro ammontano già a 500 milioni di euro e sommati a quelli promossi da altre vittime il totale fa circa 1 miliardo di euro, che supera 1/3 del Pil del paese. Il caso della Ceac è simile a quello dell’olandese MNSS nel 2011. L’azienda controllava Zelezara, il più grande impianto metallurgico del Montenegro. Nel 2008 ha investito decine di milioni di euro per il suo ammodernamento ma l’attività della  società è stata bloccata tramite procedure concorsuali avviate dal governo del Montenegro. Di conseguenza, il governo ha assorbito il sito e nel 2012 lo ha rivenduto a una società turca. Anche l’italiana A2A si è trovata in una posizione simile. Nel 2009 ha pagato 400 milioni di euro per il 44% della utility elettrica montenegrina Epcg. Ma dopo che A2A ha rilevato la gestione di EPCG, il governo del Montenegro ha tagliato del 20% i prezzi dell’energia elettrica nel paese minando i ricavi della società.

La domanda a questo punto è: ancora sicuro investire in Europa?

 

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