Papa Francesco ha posto al centro del dibattito italiano la religiosità dell’individuo, ponendo la fatale domanda se, tale sentimento, è passibile di irriverenza, di presa in giro, di offesa oppure, come sostiene il Papa, merita e richiede il rispetto che si dovrebbe avere nei confronti di nostra madre.

La madre come figura retorica, intangibile, creatrice di vita è sicuramente l’esempio più azzeccato e potente per significare il sentimento religioso come senso di vita innato e significato profondo dell’esistenza. Pone, quindi, la questione del primato della religione su tutto il resto riconoscendo piena libertà di espressione con l’unico, non irrilevante, ideale paletto legato al comune sentire religioso che va rispettato.

Una domanda è d’obbligo: perché solo il sentimento religioso? E quali altri sentimenti vanno rispettati alla pari di una madre che non va offesa? Esistono altre credenze che hanno una dignità parificabile a quella religiosa? A questa domanda bisognerebbe rispondere prima di lasciarsi andare ad interpretazioni che condannino la fede o la ragione, la religione o la negazione di essa.

Né ci hanno aiutato le tante riflessioni di questi giorni che non hanno fatto altro che ripetere che, in effetti, la satira dovrebbe prendere atto che la pura libertà di espressione quando si traduce in offesa, (chi decide se è satira o offesa è altra spinosa questione probabilmente inestricabile) merita ampie riflessioni sulle bontà della stessa e, come tutti i diritti, anche delle limitazioni.

E torniamo alla fatale domanda a cui non risponde nessuno: perché solo le religioni e la fede? E non l’etica di chi crede che il lavoro nobiliti l’uomo o mille altri sentimenti che animano e accompagnano la nostra esistenza. Una risposta meno ipocrita tra coloro che coltivano l’idea che offrire massima libertà espressiva in merito ad una religione non sia il migliore viatico per riaffermare i valori della ragione, è possibile ottenerla? O ci si arrende alla bonomia di papa Francesco e al forzoso accostamento tra “mamma” e religione?

E taccio sulle soverchierie di tanto pensiero cattolico, quello sì portatore di offese alla dignità di uomini e donne perché, prima ancora delle gerarchie vaticane, i maggiori responsabili sono le classi politiche pavide e tremolanti che si sono succedute negli ultimi decenni.

Ma questo è altro discorso ed è discorso su cui la satira non potrà mai essere troppo esaustiva ed offensiva.

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