Ucciso Fabio Ascione, ennesima vittima innocente: Napoli ha smesso di vivere e di sperare
Non c’è più la forza di arrabbiarsi, reagire e indignarsi. Siamo atterriti, fermi e immobili. Deve scivolare tutto addosso. A Napoli ora perfino la tragedia non è più tragedia ma farsa.
Fabio Ascione, per sempre 20 anni, è un altro nome, un’altra tacca da segnare su quella lunga lista di innocenti ammazzati casualmente. Ecco un’altra storia, un altro dramma, un altro caduto della guerra quotidiana, nel 2025 le ‘stese’, sparatorie a scopo intimidatorio, sono state 71 a fronte delle 51 del 2024, che si combatte nella città più bella e disgraziata del mondo. Trucidato in mezzo alla strada all’alba del 7 aprile, a pochi chilometri di distanza dal rione Conocal, nel ‘parco di Topolino’, il complesso di palazzine popolari ritenute la roccaforte del clan De Micco.
Un ragazzo che lavorava, che non aveva legami con gente di mezzo alla via, colpito da un proiettile mentre rientrava a casa dopo il turno di lavoro al bingo di Cercola. Sangue innocente che ha nuovamente imbrattato un marciapiede anonimo di una strada buia e isolata a centinaia di metri da quei mostruosi ammassi di cemento, casermoni popolari come il Lotto Zero, l’Incis, i Bipiani e il Rione De Gasperi di Ponticelli. Quartiere ad est di Napoli, un non luogo dove palazzoni di edilizia popolare sono divenuti roccaforti delle numerose famiglie di camorra.
Le parole sono stanche, inutili e vuote. Quante volte si è gridato: “Mai più”, “Basta camorra”, “Stop alle armi”, “Vogliamo giustizia”. Seguite dalle solite chiacchiere piene di proponimenti: “Occorrono più presidi delle forze dell’ordine sul territorio, aumenteremo i controlli, più videosorveglianza, più zone rosse, più assistenti sociali. Daremo un segnale forte: Lo Stato c’è”. È una Napoli ferita a morte.
La meglio gioventù, in particolare chi nonostante tutto, da quanto è nato fa a cazzotti con il destino, contro tutto e tutti, tenendo la schiena dritta con rigore, con umiltà, con sacrificio, muore così centrato da un proiettile vagante mentre, in piena notte, sta raggiugendo casa dopo aver lavorato.
Fabio ha rischiato anche di vedersi negare il funerale. La celebrazione funebre è stata inizialmente proibita in forma pubblica. Poi il via libera: nella chiesa di San Pietro e Paolo a Ponticelli, ci sarà l’ultimo saluto a un figlio di Napoli. Ci aspetterà l’ennesima omelia, la scomunica dei camorristi, la condanna dei baby killer e palle varie. Il mostro va guardato negli occhi.
Alla fine ti accorgerai che quell’inferno ci appartiene più di quando ci si crede. Ampi strati della città sono conniventi e conviventi. Sì, perché come dimostrano le numerose inchieste giudiziarie, gli ‘insospettabili’ hanno e trovano con modalità e tornaconti diversi sempre una propria convenienza.
Questo, chi vive e sente il respiro della città, lo sa bene. Ci sono odiose omissioni a Napoli. Lo scorso 27 marzo si è celebrato il 22esimo anniversario dell’uccisione di un’altra innocente Annalisa Durante, 14 anni per sempre, al rione Forcella, non periferia dimenticata ma cuore del centro storico della città.
Tante iniziative nel centro educativo che porta il suo nome, luogo che sorge a pochi metri dove trovò la morte. Fuori il caos. Una casbah indegna, l’illegalità imbarazzante. Bancarelle con sigarette di contrabbando, banchetti con profumi pezzottati, ingrassatori di tutte le specie, sedie e tavolini di attività di ristorazione che invadono perfino lo spazio d’ingresso della scuola materna intitolata alla 14enne. Auto, moto in sosta selvaggia controllate dal parcheggiatore abusivo di turno e poi nei palazzi verso Sant’Arcangelo a Baiano le solite micro piazze di spaccio in piena attività.
È mai possibile che nessuno riesce a vedere, intervenire e far rispettare una pur minima regola? Eppure per l’occasione in quel centro culturale sono stati ospitati amministratori, forze dell’ordine, magistrati. Tutti trovano ‘normale‘ quello scempio?
Quei vicoli dovevano essere un santuario di memoria, spazi di rinascita messi in sicurezza, invece, peggio di prima. Non cambia nulla. E mentre si tagliamo nastri, si accolgono i turisti con effetti speciali, si promoziona a reti unificate la città mondo del Mediterraneo e si sogna la 38esima edizione della Louis Vuitton America’s Cup, c’è una Napoli addolorata che ha smesso di vivere e di sperare. Una città che non regge più e sta mollando.