Burocrazia italiana: quando compilare sette moduli identici diventa la norma
La burocrazia viene subìta ma anche derisa nel mondo militare, dove è ben noto l’UCAS: l’Ufficio Complicazione Affari Semplici. La tendenza dei burocrati verso la complicazione è pervasiva anche nel mondo civile: basta tentare di mettere una firma digitale utilizzando la carta di identità elettronica. Ci sono modalità facilissime, però, per pagare. La carta di credito sul telefono consente di pagare pedaggi, conti etc. semplicemente avvicinando il telefono al lettore. Il cellulare non chiede astruse password, basta la nostra faccia. Se non la riconosce (ogni tanto mi succede) basta il codice di sblocco del telefono, l’unico numero che ricordo.
Ma in altri casi la burocrazia rende la vita non solo difficile ma anche noiosa. Un’Università mi ha invitato a fare una lezione di due ore e mi ha anche proposto un compenso. Di solito accolgo volentieri questi inviti ad una condizione: che mi si eviti di dover compilare scartoffie e che mi si mandino i biglietti di viaggio. Mi capita spesso di dimenticare di presentare tutte le scartoffie per i rimborsi. Quindi: se mi volete, vengo. Ma mi pagate viaggio e soggiorno, senza complicazioni e moduli da riempire. Di solito funziona, ma questa volta mi volevano pagare, oltre che farsi carico di viaggio etc. Il solerte ufficio amministrativo mi manda sette moduli da riempire. Uno serve per dichiarare che tutto quello che scriverò negli altri corrisponde a verità. Ci ho messo un po’ a capirne il significato. In tutt’e sette i moduli ci sono campi da riempire: Nome, Cognome, Data di Nascita, Luogo di Nascita (Provincia), Residente a, in via, n., CAP, poi ovviamente c’è il codice fiscale, e infine, visto che mi pagano, c’è anche l’IBAN. A volte ti chiedono anche di specificare sigle che sono già contenute nell’IBAN, non si sa mai…
Da quando è stata varata la riforma Bassanini, quella che privilegia gli obiettivi rispetto agli adempimenti, ho ingaggiato una battaglia contro la burocrazia. E ho trovato una formula magica per rispondere a richieste inopportune, ve la regalo:
Ai sensi dell’art. 43, comma 1, del d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, le pubbliche amministrazioni non possono richiedere al cittadino atti o certificati relativi a stati, qualità personali o fatti già in possesso di una pubblica amministrazione o che la stessa amministrazione è tenuta a certificare.
Tali informazioni devono essere acquisite d’ufficio dall’amministrazione procedente.
Pertanto la richiesta rivolta al sottoscritto risulta non conforme alla normativa vigente e vi invito a procedere all’acquisizione diretta dei dati presso l’amministrazione competente.
In difetto, la richiesta si configura come violazione delle disposizioni in materia di acquisizione d’ufficio dei dati da parte della pubblica amministrazione.
Questo esorcismo ammansisce gli amministrativi che, però, mi hanno detto, con umiltà, che loro preferiscono chiedere perché “si fa più presto” rispetto a chiedere ad altre amministrazioni. La mia risposta è stata di comprensione: lo capisco. Ma perché mi chiedete di scriverlo sette volte per sette dichiarazioni differenti? Fatemi compilare un modulo con i miei dati, seguito dalle diverse dichiarazioni che devo firmare. E poi, una volta che avete i miei dati sul computer, dovete solo digitare il mio nome e vien fuori tutto. Tutt’al più chiedetemi di confermare i dati che già vi ho fornito… potrei aver cambiato residenza, ma vi assicuro che la data di nascita etc. non cambia.
Insomma, lo sanno che infrangono la legge se vi chiedono di ripetere mille volte la stessa cosa, ma confidano nel fatto che voi non conosciate la legge. L’UCAS resiste alle semplificazioni per un motivo molto semplice: deve giustificare la propria esistenza. E più complica le procedure, più impiegati sono necessari. L’informatizzazione dovrebbe rendere tutto più semplice, e invece no. Esiste l’Ente per la Complicazione e l’Astrusità delle Procedure Informatiche. L’ECAPI. Lo SPID, per esempio. Un giorno lo uso e mi compare: Password errata. Ma come, l’ho memorizzata… la fornisce il computer. Vado a guardare nel posto dove ho scritto tutte le password, la copio e la incollo. Password errata. Il nervosismo cresce. Vado nel negozio dove l’ho attivato, rassegnato a spendere altri soldi. Ah, la password è scaduta, la deve aggiornare. Maledetti… ma perché non scrivete password scaduta, va rinnovata? Quale mente malata ha escogitato quella formula? Ci sono sistemi operativi dove se vuoi TERMINARE una sessione devi premere il tasto INIZIA. Sono il felice possessore di un’auto con cambio automatico. Però, se voglio andare AVANTI devo tirare la leva verso la parte posteriore dell’auto, e quindi INDIETRO, mentre se voglio andare INDIETRO, come detta la logica, devo spostare la leva in AVANTI. Una logica malata, ostile. Probabilmente frutto del cervello di chi ci chiede di digitare “comincia” per terminare la sessione.
Intanto, l’Intelligenza Artificiale sta portando al licenziamento di migliaia di impiegati. Se sono quelli dell’UCAS e dell’ECAPI sono solo felice. Non ho pietà per questi esseri. Però se ne ho conosciuto qualcuno che devia dalla tipologia originale. I burocrati “normali” se non sanno fare una cosa ti dicono che non si può fare, ma ci sono devianti che ti dicono: apparentemente non si può fare, ma ora trovo il modo per farla, perché va fatta. E il bello è che lo trovano, quel modo. Io preferisco avere a che fare con esseri umani piuttosto che con macchine, ma a patto che non siano burocrati “normali”, mentre i devianti li adoro.