Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, liberate giovedì dopo essere state rapite in Siria il 31 luglio 2014, sono state ascoltate dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai sostituti Sergio Colaiocco e Francesco Scavo della procura di Roma. Nelle quattro ore di interrogatorio nella caserma del Ros dei carabinieri Vanessa e Greta hanno ricostruito momento per momento i cinque mesi “difficili” vissuti da prigioniere.

“Non abbiamo mai ricevuto minacce dirette di morte -hanno spiegato agli inquirenti che su questa vicenda hanno avviato una indagine per sequestro di persona con finalità di terrorismo – non c’è stato un uso sistematico della violenza. Ci sono stati momenti difficili, anche di sconforto ma mai di forte pericolo”. Per chi indaga la “carcerazione” delle due ventenni è stata portata avanti in un clima sostanzialmente accettabile rispetto ad altri sequestri di cittadini italiani in scenari di guerra come ad esempio in Libia.

Greta e Vanessa in questi cinque mesi sono state tenute in varie prigioni nella zona a nord della Siria e, parlando con gli inquirenti, hanno sottolineato che i loro carcerieri erano sempre a volto coperto. Le due ragazze non hanno quindi potuto fornire elementi utili per poter eventualmente identificare i loro banditi. L’area dove si è consumato il sequestro, secondo quanto ricostruito da chi indaga, sarebbe di influenza del gruppo di ribelli che operano sotto la sigla di Al Nusra, di fatto il ramo siriano di Al Qaeda. E lo stesso ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, nella sua informativa alla Camera sulla liberazione di Greta e Vanessa, ha sottolineato che “nel corso di questa vicenda si è poi sviluppata come di consueto una sorta di guerra mediatica fra i gruppi terroristici che non esitano a fare opera di disinformazione, attribuendosi rivendicazioni e facendo filtrare indiscrezioni prive di fondamento. Attorno a questo sequestro è gravitata un’ampia serie di personaggi che hanno tentato a più riprese di accreditarsi come mediatori e dalla cui attività di intossicazione si deve una impropria azione di vero e proprio depistaggio, con riferimenti iniziali all’Isis, minacce agli ostaggi e supposti riscatti”.

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e i sostituti Sergio Colaiocco e Francesco Scavo, che al termine dell’atto istruttorio hanno proceduto alla secretazione dei verbali, hanno chiesto alle due se avessero notizie su padre Paolo Dall’Oglio, sequestrato nel luglio del 2013 sempre in Siria. “Su questo punto -hanno riferito – non possiamo fornivi notizie, perché non sappiamo nulla”. Una risposta simile è giunta anche in merito al pagamento di un riscatto per la loro liberazione. “Non abbiamo elementi sul pagamento di denaro per tornare in libertà”, hanno riferito. Oggi il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha tentato di mettere a tacere le polemiche: “In merito al tema dei riscatti ho letto indiscrezioni prive di reale fondamento e in qualche caso veicolate da gruppi terroristici”, ha detto il titolare della Farnesina nella sua informativa alla Camera.

Le due giovani sono state di fatto liberate nel pomeriggio di ieri e dal punto di vista fisico sono apparse provate e stanche. Dopo l’audizione le due ragazze hanno lasciato la sede del Ros, in via Salaria, a bordo di un’auto assieme ai familiari ed alcune amiche che avevano raggiunto Roma e l’aeroporto di Ciampino per accoglierle dopo questi infiniti cinque mesi.

“Greta e Vanessa sono due ragazze assolutamente determinate, non sono le ventenni sprovvedute che cercano di dipingere e di far passare attraverso un’opinione pubblica che non le conosce”, ha detto Roberto Andervill, il volontario che aveva accompagnato le due ragazza in Siria nell’ambito di un progetto umanitario Horryaty che avevano creato insieme. “Qualcuno le ha definite anche radical-chic, è questo che mi fa arrabbiare – continua Andervill – è ovvio che vai in un posto dove si rischia un po’ di più che andare al centro commerciale la domenica. Però lo sai e non vai là pensando alle favole. Sei assolutamente consapevole dei rischi che corri ma la voglia e la forza di aiutare delle persone in difficoltà ti muove qualcosa di più grande. Ma non è una cosa che ci fa diventare incoscienti”.