Erano considerati soggetti a “basso rischio” quindi l’intelligence francese a luglio 2014 ha smesso di monitorarli. Cherif e Said Kouachi, autori della strage presso la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo uccisi dalle teste di cuoio a Dammartin, erano stati sottoposti a vigilanza da parte dei servizi segreti dalla primavera del 2009. Ma dall’estate scorsa hanno deciso di fare cessare la sorveglianza sui due terroristi che pochi mesi dopo avrebbero dato il via a tre giorni di terrore nella capitale francese.

L’attività di sorveglianza, comprendente anche le comunicazioni telefoniche e internet, era stata intensificata alla fine del 2011 quando Said Kouachi fece ritorno dal suo viaggio in Yemen, dove incontrò Anwar Al-Awlaki, leader di Al Qaeda nella Penisola Arabica. Ma secondo quanto riferito al quotidiano francese Le Parisien da una fonte giudiziaria, “tra quella data e l’estate del 2014 nulla suggeriva un qualsiasi collegamento con movimenti del radicalismo islamico, né attraverso il telefono, né su internet”. Per questo, “in mancanza di questi elementi, la sorveglianza fu interrotta per concentrarsi su altri individui che in quel momento rappresentavano un rischio maggiore”. I nomi di entrambi figurano nella no fly list in cui le autorità americane inseriscono tutti i terroristi noti o sospetti ai quali viene probito di volare negli Stati Uniti.

Quanto alla presenza dei due fratelli in Algeria, una fonte politica di alto livello al sito Tout Sur Algérie (Tsa) ha dichiarato che non hanno “mai messo piede” nel Paese. I genitori erano algerini, ma loro erano nati in Francia e sono rimasti orfani da piccoli. Cherif, dato in affidamento e cresciuto a Rennes, nel nordovest della Francia, tornò con il fratello maggiore Said a Parigi dove, indignato dalla guerra in Iraq, si sentì attirato dalle idee e posizioni estremiste. “Lo abbiamo confermato e siamo sicuri – ha detto la fonte al portale -: queste due persone non sono mai state in Algeria”.

Secondo quanto dichiarato inoltre dal procuratore della Repubblica di Parigi, François Molins, durante gli attacchi i due erano in possesso di numerose armi da guerra, tra cui un bazooka con una ogiva in canna, pronta ad essere sparata contro le forze dell’ordine. Finora, nel corso delle indagini, sono state fermate in tutto 16 persone, soprattutto familiari dei due fratelli, e sei di loro sono ancora in carcere, ha precisato il procuratore. Tra loro c’è anche la moglie di Cherif, Izzana Hamyd. Secondo gli inquirenti tra lei e Hayat Boumeddiene, la 26enne al momento ricercata dalla polizia, vi sono state oltre 500 telefonate durante il 2014. Una prova dei legami “costanti e consistenti” tra i fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly.