Non si ferma l’indebolimento dell’euro rispetto al dollaro. Giovedì il valore della moneta unica, che venerdì 2 gennaio è sceso per la prima volta sotto la soglia di 1,20, ha toccato il minimo degli ultimi nove anni: è arrivato a quota 1,1765 rispetto al biglietto verde, un livello che non si vedeva dalla fine del 2005. A pesare è il dato della Commissione Ue sul “sentimento economico” (Esi), che misura la fiducia delle imprese e dei consumatori dell’eurozona: in dicembre è rimasto fermo a 100,7 punti, sotto le attese degli analisti (anche se in Italia e Spagna è salito rispettivamente di 1,3 e 1,4 punti). Ma il calo dipende soprattutto dalle aspettative su un prossimo avvio, da parte della Banca centrale europea, dell’atteso piano di acquisto di titoli di Stato (quantitative easing) per contrastare la bassa inflazione e riavviare la crescita dell’area.

Il presidente dell’Eurotower Mario Draghi, rispondendo a un’interrogazione presentata dall’europarlamentare Luke Ming Flanagan, ha confermato ancora che la decisione di Francoforte potrebbe arrivare “nei primi mesi dell’anno”: “Il Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno a utilizzare strumenti non convenzionali addizionali nell’ambito del suo mandato”, si legge nella nota. Non si sa ancora, comunque, se il via libera verrà dato il 22 gennaio, quando si riunirà il Direttorio che dovrà valutare gli effetti delle misure già avviate nella seconda metà del 2014 e “le prospettive per l’andamento dei prezzi”.

Sull’andamento della moneta unica, riporta l’agenzia Bloomberg, incide anche il declino delle riserve detenute dalle banche centrali, che nel terzo trimestre del 2014 si sono ridotte dell’8,1%. Spinge infine nella stessa direzioni il calo del prezzo petrolio, che ormai oscilla intorno ai 50 dollari: in sei mesi il barile ha perso metà del valore.