Un mese di coma, poi la morte. La sfortuna di Manuele Iacconi è stata quella di essersi fermato a quell’incrocio, alla fine di una bella serata passata con gli amici nei locali della Darsena di Viareggio, per festeggiare la notte di Halloween. Davanti a sé, i suoi carnefici in sella ai motorini, perché ancora non hanno l’età per la patente. Una parola di troppo. Lui scende dall’auto. Quelli iniziano a pestare. Sono in quattro. Afferrano un casco e continuano, continuano. Non si fermano nemmeno quando Manuele si accascia a terra, senza sensi. Gli fracassano la testa. Poi si concentrano sull’amico del 34enne di Pian di Mommio, Matteo Lasurdi. Qualcuno interviene per fermarli. Ma i quattro salgono sugli scooter e scappano. Iacconi viene portato in ospedale. Muore il 30 novembre. Ma il suo omicidio è solo l’ultimo episodio, il più grave, di una serie di fatti di cronaca che hanno alzato l’asticella dell’insicurezza nell’ex Perla del Tirreno. Tanto che tra i viareggini, preoccupati dalla frequenza di rapine, scippi, aggressioni e vandalismi nella città di 60mila abitanti, c’è chi invoca l’arrivo dell’esercito con una petizione lanciata su Facebook, chi organizza fiaccolate per la legalità, come quella del 14 novembre dedicata a Manuele e organizzata, tra gli altri, da Croce Rossa, Cgil e Anpi, o grigliate in strada per “riappropriarsi della città”, come di venerdì 19 dicembre.

Per il massacro di Halloween sono stati arrestati due 17enni, mentre Federico Bianchi, 19 anni, e Alessio Fialdini, 18 anni, anche loro viareggini, sono indagati. Non era la prima volta che picchiavano senza un motivo. Era sempre andata bene, fino allo scorso 31 ottobre. Nonostante questo, però, non si sono pentiti. Uno dei due minorenni, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, “non ha mostrato alcun segno” di ravvedimento, nelle intercettazioni telefoniche; l’altro ha alzato il dito medio ai giornalisti mentre, a bordo della volante della polizia, partiva alla volta del centro di accoglienza per minori di Roma, dove venerdì mattina è stato interrogato e ha tenuto la bocca chiusa, come l’amico, che si trova a Torino in custodia cautelare. Una misura indispensabile secondo Massimiliano Signorini, il gip convinto che i due presunti assassini minorenni, autori di “gravissime azioni criminose, compiute con estrema e insensata violenza”, abbiano un “elevato pericolo di recidiva”: così scrive nell’ordinanza di arresto. Uno era già noto per “comportamenti antisociali” e aggressioni, come quella di gruppo che, un anno fa, causò lesioni gravi al volto di un uomo. L’altro ha rivelato “preoccupanti problematiche di discontrollo degli impulsi”, si legge ancora.

Ma nella cittadina commissariata per un buco di bilancio da 100 milioni da tempo il crimine non è legato solo alla periferia, da dove provengono i due minorenni. Esistono zone off limits anche in centro, a due passi dal mare. Tra queste c’è la stazione e la pineta di Ponente, da anni eletta sede di spaccio a ogni ora del giorno, tra giostre e chioschi di bomboloni frequentati dai bambini. Un parco immenso controllato dai pusher nordafricani, nonostante gli sforzi di polizia e carabinieri. Alcune settimane fa un semplice cittadino, Simone Petri, 44 anni, ha pensato con una passeggiata di tenere lontani gli spacciatori. Con una testata uno di questi gli ha rotto il setto nasale e tagliato la barba con un coltello. Tre mesi fa un anziano seduto al bocciodromo è stato minacciato da uno spacciatore: “O compri o te ne vai”.

Viareggio ha un problema sicurezza: lo conferma al fattoquotidiano.it la Prefettura di Lucca. “Da 2 anni a questa parte – spiegano – c’è stata un’intensificazione dei servizi in tutta la Versilia, ma a Viareggio in particolare. Sono aumentati i servizi di controllo sul territorio, c’è stato un rafforzamento per quanto riguarda gli obiettivi sensibili. Il 10 dicembre c’è stata una riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia per intensificare ulteriormente il servizio. Viareggio è un comune molto, molto attenzionato”.

“Dobbiamo rifondare la città. E’ un bene di tutti e deve essere vissuta con libertà, non con paura. Usciamo dalle dinamiche di chiusura. Se oggi ti allontani dall’emigrato, domani ti allontanerai dal vicino di casa” denuncia al fattoquotidiano.it Emma Viviani, sociologa, dirigente del Dipartimento Toscano di Sociologia e presidente dell’associazione Araba Fenice, che da anni si impegna a favore dei più svantaggiati soprattutto al Varignano, il quartiere periferico dove abitano i presunti assassini di Iacconi, dove ogni settimana Araba Fenice distribuisce il pane a decine di famiglie. “Il tristissimo caso Iacconi ha messo in luce una rabbia che cova all’interno delle fasce più deboli della popolazione, un malessere che da qualche anno a questa parte è cresciuto in modo rilevante, col dilagare della crisi che ammazza trasversalmente, ma a maggior ragione colpisce le famiglie che hanno guai che anche i figli respirano. Parlo di alcol, carcere, problemi con i servizi sociali. Il sociale oggi è inesistente, burocratico, approfitta della crisi per dire che non può fare niente. I quartieri più difficili possono implodere. La rabbia prima era subdola e covava all’interno di casermoni popolari. Come un bubbone con il pus che non si vede, può creare un’infezione grave”.