A dieci giorni dal declassamento del rating sovrano dell’Italia da parte di Standard&Poor’s, la Banca d’Italia fa sapere che il debito pubblico di Roma in ottobre è aumentato a 2.157,5 miliardi, 23,5 miliardi in più rispetto a settembre. Il valore resta comunque inferiore rispetto al picco di 2.168 miliardi raggiunto a giugno e luglio. L’incremento, spiega via Nazionale, dipende per 6,6 miliardi dal fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (a crescere è stato quello delle amministrazioni centrali, mentre quello degli enti locali è calato di 0,5 miliardi) e per 17,8 miliardi dall’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro. La liquidità raccolta dal ministero dell’Economia guidato da Pier Carlo Padoan emettendo titoli di Stato si attesta in totale a 69,3 miliardi, molto sotto il record di 109,7 miliardi messo a segno a luglio. In ottobre, comunque, ad acquistare gran parte dei Btp, Cct e Bot messi sul mercato da via XX Settembre sono state le banche italiane, il cui portafoglio di titoli pubblici ha toccato in quel mese il suo massimo storico, 414 miliardi di euro contro i 395 miliardi di settembre.

Allargando lo sguardo ai primi dieci mesi dell’anno, il debito pubblico risulta salito di 87,7 miliardi. Poteva comunque andare peggio: il valore sarebbe stato più alto di 8,4 miliardi se l’emissione di titoli sopra la pari, l’apprezzamento dell’euro e gli effetti della rivalutazione dei Btp indicizzati all’inflazione non avessero arginato la salita. Sul fabbisogno dei primi dieci mesi ha inciso per 4,7 miliardi – contro gli 11,7 del corrispondente periodo del 2013 – il sostegno finanziario ai Paesi dell’area dell’euro. La quota di competenza italiana alla fine di ottobre era di 60,3 miliardi.