“Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale”. Capodanno 2013, ore 14.19. Salvatore Buzzi, l’uomo delle cooperative rosse, arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Mafia capitale”, augurava così buon anno ad alcuni amici con un sms. Come riportato da il Corriere della Sera, tra questi c’era anche Angelo Scozzafava, a quel tempo direttore del dipartimento Promozione dei servizi sociali e della salute del Campidoglio.

Quattro mesi dopo, il 20 aprile 2014, Buzzi intercettato dai carabinieri del Ros ripeteva il concetto. “Noi quest’anno”, diceva al telefono con un altro indagato parlando del business del sociale, “abbiamo chiuso… con quaranta milioni di fatturato ma tutti i soldi; gli utili li abbiamo fatti sui zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati, tutti gli altri settori finiscono a zero”. Secondo quanto riportato nelle pagine dell’ordinanza che ha svelato la ‘cupola’ di affari e politica e portato in carcere 37 persone, Buzzi, ha gestito tramite di una rete di cooperative, “le attività economiche della associazione nei settori della raccolta e smaltimento dei rifiuti, della accoglienza dei profughi e rifugiati, della manutenzione del verde pubblico e negli altri settori oggetto delle gare pubbliche aggiudicate anche con metodo corruttivo”.