Centinaia di milioni di euro “nascosti” nei bilanci ufficiali della Santa Sede sono emersi nel lavoro di riforma delle finanze vaticane voluto da Papa Francesco. È quanto ha svelato a sorpresa, in un’intervista al settimanale Catholic Herald, il “ministro dell’economia” di Bergoglio, il cardinale George Pell. Il “ranger australiano”, come lo ha soprannominato il Pontefice che lo ha chiamato da Sydney a Roma e nominato al vertice della neonata Segreteria dell’economia, ha spiegato al settimanale cattolico britannico che paradossalmente, proprio a motivo dei “fondi neri”, le casse della Santa Sede sono più in salute di quanto inizialmente apparissero. “È importante sottolineare – afferma Pell – che il Vaticano non è in fallimento. A parte il fondo pensione che ha bisogno di essere rafforzato per le richieste su di esso nei prossimi 15 o 20 anni, la Santa Sede sta facendo la sua strada essendo in possesso un patrimonio e investimenti consistenti”.

Pell, che fa parte del “consiglio della corona” del Papa, il cosiddetto “C9”, e che è sotto la lente di ingrandimento in Australia per la gestione dei casi di pedofilia quando era arcivescovo di Melbourne, ha fatto luce sulla situazione delle finanze vaticane dopo che la Santa Sede ha chiuso il bilancio 2013 in rosso per 24,5 milioni di euro. Un dato che è stato spiegato come dovuto “soprattutto alle fluttuazioni negative derivanti dalla valutazione dell’oro per circa 14 milioni di euro”. Ora la scoperta di centinaia di milioni di euro extrabilancio, svelata da Pell, dimostra che alcune parti del Vaticano sono molto più floride della Santa Sede nel suo complesso.

“In realtà – ha spiegato il prefetto della Segreteria per l’economia – abbiamo scoperto che la situazione è molto più sana di quanto sembrasse, perché alcune centinaia di milioni di euro erano nascosti in particolari conti settoriali e non apparivano nei fogli di bilancio. È un’altra questione, a cui è impossibile rispondere, quella se il Vaticano dovrebbe avere riserve molto più grandi”. Secondo Pell, infatti, finora diversi dicasteri della Curia romana, e specialmente la Segreteria di Stato, “hanno goduto e difeso una sana indipendenza. I problemi erano tenuti ‘in casa’, come si usava nella maggior parte delle istituzioni, laiche e religiose, fino a poco tempo fa. Pochissimi erano tentati di dire al mondo esterno che cosa stava accadendo, tranne quando avevano bisogno di un aiuto supplementare”. Una vera e propria ammissione ufficiale non solo della mancanza di trasparenza con cui venivano redatti i bilanci dei diversi dicasteri vaticani, ma anche della gestione abbastanza arbitraria delle casse dei numerosi “ministeri papali”, che facilitava così abusi e in particolare il riciclaggio del denaro sporco.

Ma Pell non si ferma qui e ammette anche che per secoli personaggi senza scrupoli hanno approfittato dell’ingenuità finanziaria e delle procedure segrete del Vaticano. Per il porporato, infatti, le finanze della Santa Sede erano poco regolate e autorizzate a “sbandare, ignorando i principi contabili moderni”. Ma d’ora in poi, promette Pell, non sarà più così: “Le nuove strutture e organizzazioni stanno portando le finanze vaticane nel Ventunesimo secolo e rendendo il loro funzionamento trasparente, con piena responsabilità”. Sempre secondo il cardinale australiano, “chi era nella Curia romana seguiva modelli a lungo consolidati. Proprio come i re avevano permesso ai loro governanti regionali di avere quasi mano libera, purché i libri fossero in equilibrio, così hanno fatto i Papi con i cardinali di Curia, come fanno ancora con i vescovi diocesani”.

Il prefetto della Segreteria per l’economia ammette, inoltre, che i tentativi della riforma finanziaria voluta da Papa Francesco inizialmente hanno vacillato. “Quando torneremo agli ultimi anni del pontificato di Benedetto XVI – afferma Pell – troveremo che i problemi erano tornati alla banca vaticana. Il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, è stato licenziato dal consiglio laico e una lotta di potere in Vaticano ha portato alla fuoriuscita regolare di informazioni. Lo scandalo è esploso quando Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa, ha rilasciato migliaia di pagine di documenti fotocopiati privati del Vaticano alla stampa”. Sulla vicenda denominata Vatileaks Pell confessa: “La mia prima reazione è stata di chiedere come un maggiordomo abbia goduto di un qualsiasi accesso, tanto meno l’accesso regolare per anni, a documenti sensibili. Parte della risposta è che ha condiviso un grande ufficio unico con i due segretari papali. Tutto questo è stato gravemente dannoso per la reputazione della Santa Sede e una croce pesante per Papa Benedetto”.

Twitter: @FrancescoGrana