“Quale dignità esiste quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità?”. Durissimo l’esame di coscienza che Papa Francesco ha rivolto a “un’Europa nonna e non più fertile e vivace”. Nel suo storico discorso al Parlamento di Strasburgo, il secondo di un Papa dopo quello del 1988 pronunciato da San Giovanni Paolo II, Bergoglio ha sottolineato che “promuovere la dignità della persona significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici”.

Davanti agli occhi di Francesco e dei 751 eurodeputati che ascoltavano le sue parole, uno scenario diverso rispetto a quando, 26 anni fa, parlò in quella stessa aula Wojtyla. “Non esistono più – ha sottolineato Bergoglio – i blocchi contrapposti che allora dividevano il continente in due”. Ma, ha osservato il Papa, accanto a un’Unione Europea più ampia, vi è anche “un mondo sempre più interconnesso e globale e perciò sempre meno ‘eurocentrico’”. Un invito anche ad allargare i propri confini: “La coscienza della propria identità è necessaria anche per dialogare in modo propositivo con gli Stati che hanno chiesto di entrare a far parte dell’Unione in futuro. Penso soprattutto a quelli dell’area balcanica per i quali l’ingresso nell’Unione Europea potrà rispondere all’ideale della pace in una regione che ha grandemente sofferto per i conflitti del passato”.

La diagnosi di Francesco è chiara: “Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami. La si vede particolarmente negli anziani, spesso abbandonati al loro destino, come pure nei giovani privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro; la si vede nei numerosi poveri che popolano le nostre città; la si vede negli occhi smarriti dei migranti che sono venuti qui in cerca di un futuro migliore. Tale solitudine è stata poi acuita dalla crisi economica, i cui effetti perdurano ancora con conseguenze drammatiche dal punto di vista sociale. Si può poi constatare che, nel corso degli ultimi anni, accanto al processo di allargamento dell’Unione Europea, è andata crescendo la sfiducia da parte dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose”.

A questa solitudine del vecchio continente, per il Papa “si associano alcuni stili di vita un po’ egoisti, caratterizzati da un’opulenza ormai insostenibile e spesso indifferente nei confronti del mondo circostante, soprattutto dei più poveri. Si constata con rammarico un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico. L’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che, lo notiamo purtroppo spesso, quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere. È il grande equivoco che avviene ‘quando prevale l’assolutizzazione della tecnica’, che finisce per realizzare ‘una confusione fra fini e mezzi’”.

Da Strasburgo il Papa ha rivolto a tutti i cittadini europei un “messaggio di speranza e di incoraggiamento”, con l’invito a “tornare alla ferma convinzione dei padri fondatori dell’Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era la fiducia nell’uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell’uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente”. Più che un discorso, quello che Francesco ha pronunciato al Parlamento europeo è stata una vera e propria enciclica sociale con al centro tutti i temi cardine del suo pontificato: la promozione dei diritti umani e la lotta alla “cultura dello scarto” e a un “consumismo esasperato”; l’impegno a prendersi cura della fragilità dei popoli e delle persone; l’invito a ripartire dalle giovani generazioni, con un forte richiamo alle sue radici cristiane per combattere gli estremismi religiosi e una ferma condanna delle numerose persecuzioni dei cristiani nel mondo, “sotto il silenzio vergognoso e complice di tanti”.

Il Papa ha richiamato anche l’attenzione degli eurodeputati alla “solidarietà” e alla “sussidiarietà”, all’esigenza di “mantenere viva la democrazia dei popoli” del vecchio continente, “evitando che la loro forza reale, forza politica espressiva dei popoli, sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti”. Bergoglio, inoltre, ha chiesto agli eurodeputati di investire sull’educazione, a partire dalla famiglia, e di proseguire l’impegno a favore dell’ecologia: “Non si può tollerare che milioni di persone nel mondo muoiano di fame, mentre tonnellate di derrate alimentari vengono scartate ogni giorno dalle nostre tavole”.

Parole altrettanto importanti sulla disoccupazione: “È tempo di favorire le politiche di occupazione, ma soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo anche adeguate condizioni per il suo svolgimento. Ciò implica, da un lato, reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori; d’altra parte, significa favorire un adeguato contesto sociale, che non punti allo sfruttamento delle persone, ma a garantire, attraverso il lavoro, la possibilità di costruire una famiglia e di educare i figli”. E sui migranti: “Non si può tollerare che il mar Mediterraneo diventi un grande cimitero”. “L’assenza di un sostegno reciproco all’interno dell’Unione Europea rischia di incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali. L’Europa sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all’immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l’accoglienza dei migranti; se saprà adottare politiche corrette, coraggiose e concrete che aiutino i loro Paesi di origine nello sviluppo socio-politico e nel superamento dei conflitti interni, causa principale di tale fenomeno, invece delle politiche di interesse che aumentano e alimentano tali conflitti. È necessario agire sulle cause e non solo sugli effetti”.

Al Consiglio d’Europa, nel 65esimo della sua nascita, il Papa ha rivolto un forte appello “a favore della pace, della libertà e della dignità umana”, indicando la strada di un “costante cammino di umanizzazione” da perseguire “con convinzioni chiare e con tenacia”. Una pace, come Francesco ha sottolineato, “ancora troppo spesso ferita”, “anche qui in Europa”. Per Bergoglio, “la pace è però anche provata da altre forme di conflitto, quali il terrorismo religioso e internazionale, che nutre profondo disprezzo per la vita umana e miete in modo indiscriminato vittime innocenti. Tale fenomeno è purtroppo foraggiato da un traffico di armi molto spesso indisturbato”. Ma, per il Papa, “la pace è violata anche dal traffico degli esseri umani, che è la nuova schiavitù del nostro tempo e che trasforma le persone in merce di scambio, privando le vittime di ogni dignità”.

Da Francesco l’invito a “globalizzare la multipolarità dell’Europa” seguendo la strada della “trasversalità”, con una benedizione per i giovani leader de vecchio continente. “Negli incontri con i politici di diversi Paesi d’Europa – ha raccontato Bergoglio – ho potuto notare che i politici giovani affrontano la realtà da una prospettiva diversa rispetto ai loro colleghi più adulti. Forse dicono cose apparentemente simili ma l’approccio è diverso”. Dal Papa anche un significativo omaggio alla Corte europea dei diritti dell’uomo da lui definita “coscienza dell’Europa nel rispetto dei diritti umani”. Francesco ha concluso il suo storico discorso sottolineando che la Chiesa, “malgrado i peccati dei suoi figli”, “non cerca altro che servire e rendere testimonianza alla verità”.