Dicono che non è cambiato niente e che il Movimento 5 stelle è lì dove è sempre stato. Dicono che è Matteo Renzi ad aver scelto un altro metodo di fare le cose e che ora lo si può applicare anche alla legge elettorale e all’elezione per il Quirinale. Che il patto del Nazareno scricchioli o meno sotto il peso delle divisioni di Forza Italia, l’intesa tra Pd e 5 stelle per l’elezione di Silvana Sciarra e Alessio Zaccaria a Consulta e Csm ha ricordato al Parlamento che esiste (ed è sempre esistita) un’altra strada per le riforme. “Mi auguro”, dice Danilo Toninelli a ilfattoquotidiano.it, “che per il bene del Paese si possa usare lo stesso metodo per parlare della legge elettorale e dell’elezione del presidente della Repubblica. Abbiamo costretto Renzi ad adattarsi alle nostre modalità: ora sia trasparente ed onesto. E sappia che se ci siederemo ancora una volta al tavolo, sarà in condizione di parità e ripartendo dal nostro disegno di legge”. Parla di condizioni Toninelli, autore della proposta M5s sul sistema di voto e tra i deputati protagonisti dei tavoli con il Pd, e soprattutto dubita che il premier faccia sul serio. Ma non esclude la “terza via” tanto invocata in passato. Della stessa opinione anche l’ex capogruppo al Senato Vito Crimi: “Non è successo niente di straordinario. Noi aspettiamo Renzi in commissione: venga in Parlamento a discutere le modifiche e noi le valuteremo come facciamo sempre. Il voto per il Quirinale? Non solo si potrà usare lo stesso metodo, ma io dico che avremmo già potuto farlo più di un anno fa. Perché in quel caso non ci proposero un nome ricevibile?”.

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Senatori, deputati e iscritti 5 stelle si ricompattano dopo le ultime settimane travagliate. C’è la benedizione di Grillo e Casaleggio (con cui la strategia per la Consulta è stata discussa e concordata), e oggi si sentono un po’ più forti. L’idea piace al sindaco sempre critico Federico Pizzarotti, ma anche al vicepresidente della Camera Luigi Di MaioI tavoli del dibattito con il Pd si erano bruscamente interrotti l’estate scorsa dopo giorni di lettere, inviti e risposte pubblicate sul blog. I più talebani inorriditi per l’improvviso dialogo con il nemico e Grillo stesso spaventato per toni ritornati nei ranghi e sempre più diplomatici. “E’ vero siamo cresciuti”, continua Toninelli, “e forse adesso siamo più maturi. Però è successa una cosa molto importante: Renzi si è adattato al nostro metodo. La sera che mi hanno chiamato dal Pd per propormi i candidati giudici per la Consulta, io mi sono rifiutato di ascoltarli e ho chiesto che fossero fatti pubblicamente”. Così è stato: sono stati annunciati i nomi, l’assemblea dei parlamentari M5s li ha approvati “all’unanimità” e poi hanno passato il voto degli iscritti sul blog. “L’88 per cento ha approvato la nostra linea. E’ un grande segno di fiducia nei nostri confronti”.

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Se ora la trattativa passasse alla legge elettorale, dicono i 5 stelle, la procedura dovrebbe essere la stessa usata per la Consulta. Il piano è di quelli scivolosi: l’ultima volta che i grillini hanno detto sì a un tavolo con Renzi è stato il caos. Rotture interne, polemiche sulla leadership e una base M5s confusa tra annunci di stop al dialogo e aperture. “Noi chiediamo proposte pubbliche”, conclude Toninelli, “e non trattative private. E soprattutto: se sarà il premier a tornare perché ha bisogno di noi, allora non sarà più un dibattito per cercare di migliorare l’Italicum. A quel punto ricominceremmo dalla nostra proposta di legge (il democratellum): alla ricerca di un punto di incontro, ma anche alle nostre condizioni”. Ai tempi dei tavoli tra grillini e Renzi la trattativa si fermò su preferenze, soglie di sbarramento e coalizioni: da una parte M5s propone un sistema proporzionale a circoscrizioni piccole, dall’altra il patto del Nazareno è blindato su un proporzionale a liste bloccate. Il dialogo è difficile, ma non impossibile. E questa volta i 5 stelle dicono che pretenderebbero una posizione di parità: “Io sono molto dubbioso sul fatto che effettivamente il patto tra Renzi e Berlusconi stia traballando. Ma ci importa poco. Il presidente del Consiglio tenga però presente che questa volta non saremo più forze esterne che cercano di entrare in un dibattito già iniziato, ma interlocutori alla pari”.

Non c’è un patto con il Pd, ma la prova che anche su altri argomenti si può muoversi in maniera diversa dal muro contro muro. “E’ errato parlare di un accordo tra Pd e Movimento”, dice Luigi Di Maio. “Siamo riusciti ad evitare l’elezione di Violante alla Corte costituzionale grazie all’accordo tra noi e i cittadini. E’ un accordo che si chiama democrazia diretta”. Un’idea che per il momento trova d’accordo le molte anime del Movimento. Anche perché l’approccio è quello già sperimentato nei lavori d’Aula e in commissione: cercare di appoggiare le proposte concrete e di ottenere risultati nelle mediazioni. “Si dimentica”, aggiunge Vito Crimi, “che noi le stesse aperture le abbiamo fatte a tutti gli altri partiti. Non c’è nessun asse tra Pd e Movimento 5 stelle e quello che è successo rientra nella nostra idea di politica. Abbiamo dimostrato che con Berlusconi si fanno gli accordi in privato, con noi no. Con noi vince solo la trasparenza. Quindi: basta tavoli al di fuori dei luoghi istituzionali. Parliamo di concretezza e facciamolo nelle sedi opportune”.