Prima ci ha provato Luigi Di Maio a calmare i suoi e prendere tempo sulla trattativa per le riforme. Non è bastato. “Ci vuole pazienza”, ha scritto su Facebook. Poi l’assoluzione in appello di Silvio Berlusconi e Forza Italia che si ricompatta con lo slogan “l’Italicum non si tocca”, hanno fatto il resto. Così nel pomeriggio sul blog di Beppe Grillo è comparsa la nota che ferma ogni nuovo incontro con il Partito democratico e rimanda lo scontro in Aula: “Ci dispiace, ma il tempo è scaduto”. E si aggiunge: “Al tavolo si è ipotizzato un altro appuntamento. Ma al momento si preferisce la ratifica degli attuali punti fin qui negoziati da parte dei nostri iscritti. Saremo pronti a votare la legge elettorale, inclusiva delle preferenze, direttamente in Aula”. Per Matteo Renzi è comunque lo si guardi un passo indietro: “Non hanno fatto a tempo a sedersi al tavolo”, ha commentato con i suoi, “che subito è arrivata la sconfessione a mezzo blog”. Per i democratici è una chiusura (Moretti: “Linea Di Maio non passa, M5S perde un’occasione”. Bonaccini: “Lenti? Vi aspettiamo da un anno”. Serracchiani: “Per loro era un tavolo o un modo per farsi notare?”), ma il vicepresidente della Camera difende la scelta: “Nessuna smentita di Grillo. E’ un post che abbiamo condiviso ed è servito a dare un’accelerata”.

Secondo quanto si legge sul blog, saranno gli attivisti con un voto online a dover approvare i 5 punti proposti dalla delegazione M5S nei giorni scorsi al Pd. La nota sul blog è firmata dai capigruppo di Camera e Senato (Paola Carinelli e Vito Petrocelli), dal deputato Danilo Toninelli e dal vicepresidente della Camera Di Maio. “Malgrado i proclami di rapidità, il succo è che su quasi tutto si è preso bradipescamente altro tempo. Trattativa completa quindi che dovrebbe essere rinviata a una data ipotetica e condizionata alle mille vicissitudini parlamentari. Renzi parla di 15 giorni ma potrebbe slittare addirittura a settembre. Il M5S non se la sente di prendere per il culo i cittadini italiani per un’intera estate”. I grillini però a metà tra l’ironia e la convinzione danno per assodata la conquista delle preferenze: “Resta comunque la grande soddisfazione per l’apertura e il parere positivo ottenuti sull’introduzione delle preferenze nella legge elettorale che a questo punto diamo per confermati e che voteremo dopo la ratifica della proposta di legge elettorale concordata ad oggi degli iscritti on line. Il tema delle preferenze per noi è fondamentale, è una battaglia iniziata nel 2007 con il primo Vday e con la raccolta di 350.000 firme per l’iniziativa di legge popolare “Parlamento Pulito” “.

La trattativa arriva così alla prova dei fatti. Il giorno dopo il secondo incontro in streaming tra il Movimento 5 stelle e il Partito democratico è il tempo delle strategie. Matteo Renzi ha chiesto ai suoi di non partire all’attacco dei grillini, ma di puntare alla mediazione fuori dalle telecamere. “Non bisogna rallentare il cammino delle riforme”, ha detto il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini. “Su questo punto abbiamo ascoltato, nel corso dell’incontro, buoni propositi dal M5s che mal si conciliano, ad esempio, con la richiesta fatta oggi al Senato di rimandare a settembre l’esame della riforma costituzionale. Se il tema è scrivere le regole insieme noi ci siamo, se l’obiettivo è rallentare il cambiamento, il Pd andrà avanti sulla sua strada“. E ha aggiunto: “La determinazione con cui il Pd ha voluto un dialogo sulle riforme con tutte le forze politiche inizia a dare i suoi frutti anche con il M5S che ha dovuto attendere l’esito elettorale delle europee per sedersi a un tavolo. Forse, quantomeno una parte di loro, ha cominciato a comprendere che la politica è dialogo e confronto. Speriamo che tutto il Movimento sia su questa linea”. 

 

Il vicepresidente della Camera Di Maio, in mattinata si era invece rivolto agli attivisti M5S su Facebook per spiegare le prossime mosse: “Cosa succede ora? E’ la domanda di molti. Semplice. Aspettiamo il Pd alla prova dei fatti“. Il deputato M5S ricorda come la settimana prossima al Senato si discuterà di immunità parlamentare, giudizio di costituzionalità preventivo sulla legge elettorale, riduzione del numero dei deputati e loro stipendio. “Il Pd ieri ha detto ‘Nì’ su questi temi. Ma ha dato disponibilità a far incontrare il loro capogruppo per trovare una soluzione. Andremo fino in fondo e verificheremo la loro reale volontà. Si va in aula la settimana prossima. Ci aspettiamo che l’abolizione dell’immunità passi. Altrimenti non smentiranno la loro natura”. I tempi sono lunghi per l’ottica dei grillini. “Il Pd dovrà contattarci per l’ultimo incontro. Verranno al tavolo e dovranno dirci se inseriranno le preferenze nella legge elettorale oppure no. Se vogliono un Parlamento pulito oppure no. Se vieteranno le pluricandidature oppure no. Che il M5S e il Pd siano totalmente differenti anche nel modo di comunicare è chiaro. Se fossimo stati a parti invertite, noi gli avremmo detto sì o no dal primo incontro. Come abbiamo sempre fatto in questa legislatura (e ci deve essere dato atto)”. E ha aggiunto: “Non ho mai detto che il Movimento 5 Stelle vuole incontrare altri partiti se fallisce con il Pd. Noi abbiamo incontrato il Pd in quanto partito di maggioranza relativa (nella maggioranza). Ci basta e ci avanza…”.