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Hormuz, davvero gli Usa hanno preso il controllo dello Stretto? Cosa dicono i dati sulla rotta del petrolio e le “navi fantasma”

Nelle ultime settimane, stando ai dati sul traffico marittimo, la maggior parte del greggio ha imboccato la rotta che passa accanto alle coste dell'Oman. Il che ha impedito a Teheran di riscuotere i pedaggi sul transito. La maggior parte delle imbarcazioni viaggia però con i transponder spenti per non essere individuabile
Hormuz, davvero gli Usa hanno preso il controllo dello Stretto? Cosa dicono i dati sulla rotta del petrolio e le “navi fantasma”
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“Abbiamo il controllo dello Stretto di Hormuz“. La rivendicazione arrivata giovedì dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent, dopo che Donald Trump aveva promesso di dichiarare il corridoio di mare “territorio Usa”, accompagna l’annuncio di una nuova stretta economica contro Teheran che dovrebbe “far collassare il regime”. Intanto l’Iran, mentre sembra disposto a trattare per evitare l’impatto delle nuove sanzioni, continua a rivendicare la propria capacità di condizionare la partita e a presentarsi come chiaro vincitore.

Di sicuro c’è che ancora una volta il nodo è l’arteria da cui normalmente transita circa un quinto del petrolio mondiale. La domanda è se Washington abbia davvero ripreso il controllo operativo della rotta o se Teheran conservi una capacità di interdizione sufficiente a rendere ogni passaggio un rischio. Dal 28 febbraio, giorno dei primi attacchi illegali di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, lo Stretto è stato più volte dichiarato chiuso da Teheran e riaperto a fasi alterne. Il tentativo di arrivare a un’intesa, dopo la tregua firmata a giugno, è naufragato. Visto il fallimento dei negoziati, il 13 luglio Washington ha reintrodotto il blocco navale contro l’Iran colpendo le esportazioni di greggio, la principale fonte di valuta pregiata per l’economia iraniana.

E in effetti da metà luglio, secondo la società di intelligence e analisi dei dati Kpler, non sono più transitate di lì superpetroliere cariche di greggio iraniano, anche se resta l’incognita delle navi che disattivano i transponder per non farsi individuare, rendendo il monitoraggio incompleto. Un evidente segnale della difficoltà iraniana arriva dal calo dell’offerta di greggio destinata agli acquirenti cinesi, con consegne a settembre e ottobre inferiori rispetto alle attese, come rivelato da Reuters.

Il quadro cambia se si guarda al traffico complessivo. Tra l’1 e il 19 agosto sono passate 236 navi di ogni tipo. Ottantatré hanno percorso apertamente la rotta iraniana a nord, verso i porti di Teheran. Appena tre hanno dichiarato la rotta vicina alle coste omanite, a sud, riconosciuta dalle Nazioni Unite e protetta dalla marina americana. Due hanno utilizzato la vecchia rotta centrale prebellica. Le restanti 148, oltre sei su dieci, sono passate al buio, con i transponder spenti. Per quando riguarda le sole petroliere e gasiere, su 112 unità solo due hanno dichiarato apertamente la rotta omanita, mentre oltre l’80% è rimasto non classificabile perché sparito dai radar.

Al Jazeera ieri ha sottolineato il fatto che pochissime navi osano sfidare apertamente Teheran utilizzando dichiaratamente la rotta omanita, arrivando alla conclusione che la capacità dell’Iran di “esercitare pressione” resta superiore a quella statunitense. Ma Axios dal canto suo ha dato conto del fatto del fatto che il Pentagono avrebbe organizzato da settimane, senza annunciarlo, un corridoio lungo la costa meridionale coordinato da una task force con base a Fort Bragg. Ogni notte 15-20 petroliere entrerebbero e uscirebbero in due file parallele lungo la rotta omanita, per circa dieci milioni di barili al giorno, circa la metà del volume prebellico. “In alcune notti” la quantità di petrolio uscita dal Golfo avrebbe raggiunto i 15-20 milioni di barili, livelli vicini a quelli precedenti il conflitto. Un funzionario americano ha spiegato che i Pasdaran hanno perso gran parte della capacità di sorveglianza radar dopo settimane di raid mirati. I numeri complessivi tornano: le circa 1.300 navi che il Comando centrale americano dichiara di aver fatto transitare da maggio equivalgono a circa dodici passaggi al giorno, un dato coerente con le 12,4 navi al giorno registrate da Kpler ad agosto.

Secondo l’analista Homayoun Falakshahi di Kpler, interpellato dalla Cnn, nelle ultime due settimane oltre l’80% del greggio avrebbe imboccato la rotta omanita, anche se nella maggior parte dei casi a transponder spento. Un mese prima il traffico su quella rotta era quasi inesistente. La riduzione del traffico lungo la rotta preferita dall’Iran ha a sua volta impedito a Teheran di riscuotere i pedaggi sulle navi in transito, come avveniva in primavera prima del memorandum di intesa con Washington. Quella preziosa fonte di introiti si è quindi prosciugata, il che aumenta la pressione sul Paese.

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