La sfida infinita è già ricominciata. Quel divario fra Juventus e Roma in vetta alla classifica era probabilmente immeritato. E il campo ha subito provveduto a ricucirlo: non del tutto, perché ai bianconeri resta un punto di vantaggio. Ma il pareggio fuori casa contro il Sassuolo, preceduto dalla vittoria della Roma contro il Chievo, ha immediatamente restituito alla Serie A il suo testa a testa. Roma e Juve fanno campionato a sé. La domenica va in scena il torneo delle altre, che giocano solo per il piazzamento: si rilancia il Milan con la vittoria di Verona e si conferma la Samp, un pareggio a Cagliari in una partita che aveva quasi vinto e alla fine ha rischiato di perdere. Sale anche la Lazio, che supera a domicilio la Fiorentina, stazionarie (in negativo) Inter e Napoli, che si annullano a vicenda e non risolvono la crisi. Le deluse si contendono il preziosissimo terzo posto, che vale la Champions League. In coda, prima vittoria del Palermo, con un super Dybala che salva la panchina di Iachini. Segnali di risveglio per il Sassuolo, notte fonda per Parma e Chievo (Corini è il primo tecnico esonerato dell’anno).

IL BUONO La metamorfosi delle prime giornate, da oggetto misterioso a cardine del progetto di Inzaghi, era stata sorprendente solo fino a un certo punto: Keisuke Honda non è mai stato un “brocco”. Bisognava solo dare tempo ad un giapponese venuto dalla Russia di ambientarsi nella Serie A italiana. Ma vederlo addirittura in testa alla classifica dei cannonieri dopo sette partite era davvero impronosticabile. Il trequartista con gli occhi a mandorla non è solo un’operazione commerciale: il tempo nel pallone è galantuomo, e ancora una volta ha dato ragione ad Adriano Galliani, che lo ho portato a Milano per pochi spiccioli. Per lo stesso motivo gongola Claudio Lotito. Di lui si parla quasi solo per questioni extra-calcistiche: il presidente della Lazio potrà non piacere a tanti, ma ha le sue buone intuizioni. Una delle migliori è Filip Djordjevic, che nella graduatoria dei marcatori è secondo con cinque reti, alla sua stagione d’esordio in Italia. Anche lui è arrivato a Roma a parametro zero: se Lotito decidesse di venderlo incasserebbe una plusvalenza a sette zeri. Ma preferirà tenerselo stretto: con i suoi gol la Lazio può puntare anche all’Europa. Meglio di lui, in Serie A, hanno fatto solo Tevez, appunto Honda. E Callejon, a segno con una doppietta anche contro l’Inter. Ma le reti dello spagnolo ormai non fanno più notizia. 

IL BRUTTO – Il contraltare è rappresentato dalla facce di Gonzalo Higuain e Fernando Llorente: nervoso e isterico l’argentino, cupo e sfiduciato lo spagnolo. Entrambi a zero gol dopo sette turni di campionato. Incredibile, considerato che parliamo di uno degli attaccanti più forti del mondo nel primo caso, e nel secondo almeno di uno dei bomber migliori della Serie A. E se la Juventus può consolarsi con Tevez, al Napoli stanno mancando proprio i gol del “Pipita”: anche così si spiega la crisi dei partenopei, già staccati di otto lunghezze dalla vetta. L’astinenza sotto porta è il male peggiore per un attaccante. Llorente rischia seriamente di finire in panchina, se il giovane Morata riuscirà a risolvere i problemi fisici che lo frenano da inizio stagione. Quanto a Higuain, la questione è ancor più seria: un digiuno così lungo è sintomo di mancanza di serenità. L’idillio fra Napoli e l’argentino sembra essersi spezzato, dopo l’eliminazione dalla Champions. E paradossalmente solo quei gol che adesso non ci sono potranno salvare un rapporto che rischia di deteriorarsi.

IL CATTIVO – Ormai non è rimasto più nessuno a fare compagnia in fondo alla classifica al derelitto Parma. Il calciomercato ha ridimensionato le ambizioni dei ducali, l’aritmia che ha messo fuori gioco Biabiany è stato un brutto colpo. A Donadoni è rimasto davvero poco oltre al talento di Cassano: un mix di giovani, veterani a fine carriera e illustri sconosciuti da cui è difficile pretendere troppo. È così che certe stagioni nascono male e finiscono peggio. Ieri, a Bergamo, è arrivato un altro segnale inquietante, con la papera di Mirante e la sconfitta al 90’. C’è ancora tempo per rimediare. Ma il presidente Ghirardi, amareggiato per l’esclusione a tavolino dall’Europa League, dovrà capire che a certi livelli il disimpegno non esiste. Equivale alla sconfitta. Il cattivo di giornata, comunque, è Luca Campedelli. A lasciar perplessi non è tanto l’esonero di Eugenio Corini, quanto le sue tempistiche: c’erano due settimane di pausa per cambiare allenatore e gettare le basi per un nuovo progetto. Se invece si decide di dare un’altra chance al proprio tecnico, è sbagliato esonerarlo alla prima sconfitta, fuori casa contro la Roma. È vero che il Chievo all’Olimpico ha destato davvero una pessima impressione, ma non era quella la partita in cui decidere il destino di un tecnico di una squadra che deve salvarsi. Controsensi di un presidente che nella vita fabbrica pandori, ma ai suoi allenatori non fa mangiare il panettone. 

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