Il disastro di Genova è dovuto anche a inerzie locali, a lungaggini burocratiche e incuria nei confronti del patrimonio ambientale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incontra gli allievi degli istituti di formazione del Corpo forestale e diventa il pretesto perfetto per parlare dell’alluvione in Liguria: “Credo di dover condividere, all’indomani dei fatti così sbalorditivi e sconvolgenti di Genova, l’accento messo sull’importanza che ha la tutela del patrimonio forestale anche per prevenire rischi derivanti dal dissesto idrogeologico di cui purtroppo il nostro Paese soffre endemicamente”. Non bastano motivazioni vaghe delle responsabilità o delle cause, prosegue il capo dello Stato: “Ho sentito un rischio anche di riferimenti generici, troppo generici, a proposito di quello che è accaduto di recente a Genova da ultimo, a burocrazie lente o a interventi giudiziari impropri. Bisogna essere molto circostanziati”. La necessità è essere “molto circostanziati” nel vedere “dove ci sono stati dei comportamenti che hanno provocato danni”. “E – prosegue il presidente – bisogna allargare il discorso e far risalire l’impegno a un complessivo quadro di responsabilità per la tutela del nostro territorio, patrimonio forestale, patrimonio boschivo, patrimonio naturale in genere, perché questo, oltretutto, è il modo anche di salvaguardare la vita dei cittadini, di salvaguardare la normalità della vita urbana in fasi che sono anche molto rischiose – non possiamo non prenderne atto – dal punto di vista del cambiamento climatico“. 

Intanto nella stessa giornata in cui Beppe Grillo visita la sua città “ferita” dall’invasione di acqua e di fango, il presidente della Regione Claudio Burlando, che è anche commissario per i lavori di messa in sicurezza del torrente Bisagno (la cui esondazione ha provocato la gran parte dei danni) annuncia che domani, 15 ottobre, firmerà il decreto per incaricare Regione e Comune che chiameranno l’impresa e stipuleranno il contratto” per i lavori di rifacimento della copertura del canale. “L’avvocatura – ha detto Burlando – ha scritto che non ci sono ragioni ostative per fare il contratto con la ditta che ha vinto la gara anche in considerazione della ben nota situazione di emergenza di Genova. La ditta avrà massimo cento giorni per fare il progetto esecutivo anche se ci auguriamo serva meno tempo poi potremo consegnare i lavori tra gennaio e marzo. Il cantiere dovrà chiudere in due anni e mezzo”.

E’ anche il giorno del primo consiglio comunale dopo l’alluvione. Il primo a intervenire è stato il sindaco Marco Doria che in una parte del suo discorso si è anche riferito, senza nominarlo, a Grillo: “Ci sono persone – ha detto – che hanno fatto una passata veloce a dire la propria, ma la responsabilità della politica è cambiare radicalmente il sistema di regole e controlli che ha impedito la messa in sicurezza del torrente Bisagno”. Per il primo cittadino “c’è chi da anni è in parlamento senza aver ottenuto risultati. Le istituzioni devono funzionare meglio, non le dobbiamo picconare, le picconate le facciamo dare ad altri”. Doria, tra l’altro, ha dichiarato di aver “provato sofferenza” e “dolore, come sindaco e come cittadino ma non oso paragonarlo a quello che ha subito chi ha avuto danni. Il dolore che hanno sulla loro pelle i genovesi passa anche sulla mia. Non si può cancellare il dolore e la tristezza per quello che è avvenuto”.