Delle tre settimane in giro per l’Italia, e poi delle Final Four di Milano, resta grande entusiasmo e un po’ d’amarezza. I mondiali di pallavolo femminile 2014 vanno in archivio con il quarto posto della nazionale azzurra, che purtroppo si è fermata sul più bello: proprio quando le vittorie sul campo, l’euforia dei tifosi e i risultati delle altre lasciavano sperare in un trionfo finale. Dopo aver dominato nei gironi della prima e della seconda fase, dopo aver asfaltato Russia e Stati Uniti nella terza, l’Italia si era presentata in semifinale quasi coi favori del pronostico. E l’imprevedibile sconfitta del Brasile contro gli Usa sembrava aver spalancato le porte verso l’oro. Invece le azzurre sono state sconfitte dalla Cina, e poi si sono viste scivolare via dal collo anche il bronzo di consolazione, nella finale per il terzo posto persa proprio dalla nazionale verdeoro. 

Ci vorrà del tempo per metabolizzare l’esito del torneo. Alla vigilia in pochi si sarebbero aspettati di vedere le azzurre a certi livelli; per questo il traguardo della semifinale resta un risultato positivo. Il fatto però che ad alzare la coppa siano state quelle americane che l’Italia, giusto quattro giorni prima della finale, aveva umiliato con un secco 3-0, lascia un pizzico di delusione. Anche contro la Cina, del resto, le azzurre avevano vinto senza problemi nel girone iniziale, prima di arrendersi per 3-1 in semifinale. Sul campo, dunque, è mancato qualcosa in vista del traguardo. 

Tutto perfetto, invece, sul piano dell’organizzazione. Nelle prime due fasi del mondiale che ha coinvolto cinque città italiane, ci sono stati addirittura 235.600 spettatori e 4 milioni in tv per la partita con la Cina. La formula itinerante, ben studiata, oltre ad aver avuto ripercussioni positive sul piano economico, ha contribuito ad avvicinare alla pallavolo anche centri con poca tradizione in questo sport, come ad esempio Bari. Poi il gran finale a Milano ha fatto registrare numeri da record al Forum di Assago, una vera e propria bolgia in occasione della semifinale Italia-Cina. I tifosi hanno imparato a conoscere le nuove arrivate in casa azzurra, come Valentina Diouf, 21enne di origini senegalesi, simbolo di una nazionale giovane e multiculturale; senza dimenticare le origini, visto il ruolo fondamentale delle veterane, come ad esempio Francesca Piccinini. La capitana, giunta a 35 anni e al suo quinto mondiale, non ci sarà probabilmente nel prossimo ciclo, ma il futuro è assicurato.  

Bene, dunque. Se non fosse che finiti i mondiali la pallavolo italiana deve tornare alla dura realtà quotidiana. Dove i soldi scarseggiano, la visibilità (specie quella televisiva) è quasi nulla, i club scompaiono. Il mondiale dei colleghi maschili (mai protagonisti in Polonia), probabilmente, è una fotografia che rispecchia meglio lo stato del movimento. Il caso della Volley Piacenza, che rischiava il fallimento dopo aver vinto il campionato lo scorso anno, è emblematico. Ad altri, come l’Universal Modena ritiratasi a metà stagione nel 2013, è andata anche peggio. E sono solo due esempi di una lunga serie. I mondiali d’Italia 2014, dunque, devono servire a rilanciare questo sport, e non a nascondere i suoi problemi. Questo, più che una medaglia sfumata sul più bello, farà davvero la differenza per il giudizio sulla manifestazione: favola con il lieto fine solo rimandato, o grande occasione persa. 

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