Lo sport a Piacenza, non è mai stato così divisivo e influenzato da mancate risposte della politica come negli ultimi anni. Con buona pace di migliaia di tifosi e appassionati che, dopo aver assistito all’agonia del calcio, nell’arco di alcune ore rischiano di veder evaporare anche le due maggiori formazioni di serie A1 di volley. Quella femminile, che ha vinto il campionato proprio quest’anno, e quella maschile, che a marzo aveva vinto la Coppa Italia.

Parliamo di Rebecchi Nordmeccanica e Copra Elior, i cui presidenti, a pochi giorni di distanza, hanno annunciato di voler far venire meno il loro impegno -e i soldi che iniettavano nelle rispettive società – in polemica con il Comune e la città in generale. “Ritirerò la squadra e non investirò più un euro nello sport”, ha dichiarato Antonio Cerciello, patron della formazione campione d’Italia di pallavolo femminile. “Una squadra che ha vinto tutto – ha aggiunto – non può essere trattata così dal Comune, che non ci ha dato nessuna risposta sul palazzetto in cui allenarci proprio nel momento più importante in cui organizzare la prossima stagione”. La questione è tanto semplice quanto spiazzante, proprio perché sembrava potesse risolversi con una stretta di mano. E invece al “silenzio assordante” dell’amministrazione comunale la famiglia Cerciello ha risposto nel modo più duro, come ha spiegato Vincenzo, presidente della Rebecchi Nordmeccanica: “Una grossa squadra non può attendere per giorni risposte così decisive, la nostra è una decisione molto sofferta. Chiedevamo di avere il Palabanca (la struttura simbolo del volley piacentino, ndr) alle stesse condizioni e alle stesse cifre degli ultimi anni, purtroppo non abbiamo avuto garanzie”.

Un distacco avvertito nel tempo anche dall’altro presidente “dimissionario”, Guido Molinaroli, che in quindici anni ha portato Piacenza nell’Olimpo della pallavolo maschile. E che, nelle settimane precedenti, aveva già deciso di mollare: “Non ho più voglia di andare avanti da solo (si erano sprecati gli appelli a partecipare alla società rivolti agli imprenditori locali caduti nel vuoto, ndr), in questi anni ho fatto anche troppo – aveva detto il presidente del Copra -. Cederò titolo, società e patrimonio e aiuterò chi è interessato a trovare gli sponsor. Per fare un campionato di A1 con certe pretese ci vogliono 4 milioni a stagione”. Anche la sua scelta, giustificata come “stanchezza” personale ed economica nel non trovare partners, nasconde però da tempo un’insofferenza verso le istituzioni locali che si dovrebbero occupare di sport e invece sono sembrate indifferenti alle sue richieste di sostegno.

Prima di tutto in un’opera di concertazione, che il Comune non è stato in grado di mettere in campo, come accaduto in altri sport. Da ultimo, appunto, sulla querelle riguardante il palazzetto di Le Mose, conteso da entrambe le società. Finora in concessione al Copra, era ambito dalla Rebecchi Nordmeccanica ma la politica, come spesso accade, non ha saputo dare una risposta né agli uni né agli altri. E così è arrivata la spaccatura: “E’ di proprietà del Copra Elior fino al gennaio 2018 e pertanto è a noi che bisogna avanzare la richiesta di utilizzo dell’impianto” aveva detto Molinaroli. E si era sentito persino di avanzare una proposta a entrambe le parti: “Sono disposto a vendere il Palabanca a un milione e 200 mila euro” aveva calcolato rivolgendosi a Cerciello, cercando poi di venire incontro a palazzo Mercanti, che lo avrebbe potuto ripagare con la permuta di un immobile comunale. “Con il ricavato della vendita ci pagherei l’iscrizione al prossimo campionato e poi l’ affitto per giocare al Palabanca oppure giocheremo al Palanguissola”.

Insomma, le ipotesi c’erano, i tempi erano stretti (in vista delle iscrizioni a campionati e coppe, ndr) ma nessuno si sarebbe aspettato un esito così negativo. Dello stesso avviso Giovanni Rebecchi, socio di punta della squadra femminile: “Si possono ottenere questi risultati memorabili solo con sforzo, serietà e soprattutto con una programmazione, che è alla base di qualsiasi campionato. Ci hanno impedito di effettuarla. Ora, come nel caso del Copra, anche per la Rebecchi il titolo sportivo è sul mercato e le scadenze, a cominciare dalla Champions, sono molto ravvicinate”.

Dal canto loro, le istituzioni, come al solito, si sono dette stupite. Il sindaco Paolo Dosi ha assicurato che “stavamo operando, la decisione di Cerciello giunge improvvisa. Cercheremo di approfondire l’accaduto”. Mentre l’assessore allo Sport, Giorgio Cisini si è limitato ad un amaro commento: “Ognuno legittimamente fa le proprie scelte, quando è il momento opportuno il Comune parlerà e comunicherà gli esiti”.

Ma ormai la frittata è fatta. E come non ricordare che, non più di qualche settimana prima, si era consumata la tragicomica partita sulla “fusione” tra Piacenza calcio e Pro Piacenza. Con la prima che, contando sul blasone (per anni ha galleggiato onorevolmente tra la serie A e la B prima del disastroso fallimento) e imprenditori danarosi come i fratelli Stefano e Marco Gatti, ha rifiutato di sedersi al tavolo con i “cugini” “poveri” ma neopromossi (con doppio salto in serie C), solo per non condividere un progetto comune. Anche in quel caso, l’assessore allo Sport cercò di mettere a confronto le due realtà, senza risultato. Così, nella prossima stagione, la società più forte economicamente e con al seguito migliaia di tifosi dovrà lottare per almeno due anni, se tutto andrà bene, per risalire tra i professionisti e l’altra, meno attrezzata per la categoria conquistata, rischierà di sciogliersi.

Ma i casi di calcio e volley non sono purtroppo isolati. Perché il “tafazzismo” alla piacentina, nel tempo, ha investito davvero tutte le discipline. Nella pallacanestro, per esempio, i tifosi videro bruciare il sogno Morpho basket nell’arco di quattro esaltanti promozioni fino alla Lega due e l’allora presidente Gianni Rispoli che nel 2012 lanciò il medesimo appello alle istituzioni: “Io da solo non continuo, aspetto che qualcuno a Piacenza possa intervenire per darmi una mano. I costi sono troppo alti. Siamo l’unica squadra con un unico proprietario con il 100% delle quote”. Alla fine lascciò e la squadra ripartì dalle serie cadette. O come nella pallanuoto, con l’Everest che lo scorso anno conquistò una storica promozione in seri B ma già da tempo era costretta a giocare fuori casa perchè in città non esisteva una piscina adeguata. “Stiamo lavorando concretamente – aveva assicurato l’allora assessore allo Sport Francesco Cacciatore – e il mondo pallanuotistico deve sapere che per il prossimo anno una soluzione verrà trovata”. In attesa dei tempi della politica, la conseguenza è la sparizione dello sport professionistico a Piacenza, a tutti i livelli.