Ha fatto tutto Giorgio Chiellini. Due gol nella porta avversaria e uno nella sua. L’Italia ha vinto così contro il piccolo AzerbaigianUna figuraccia, per di più casalinga, ma nel calcio conta vincere. E la squadra di Antonio Conte continua a farlo, nonostante evidenti passi indietro sul piano del gioco. A Palermo serve addirittura una doppietta del difensore della Juventus per piegare la resistenza dei caucasici allenati da Berti Vogts, al termine di novanta minuti davvero brutti e preoccupanti se all’orizzonte ci fossero impegni veri per la nazionale. Invece le qualificazioni agli Europei sono praticamente una passerella per le big, con la nuova formula a 24 squadra. E l’Italia dopo due partite è già in fuga nel Girone H. Il quasi scivolone odierno si spiega soprattutto con la mancanza di soluzioni in attacco. Davanti Conte conferma Immobile e Zaza, che si cercano come nelle precedenti uscite. Stavolta, però, il momento è un po’ diverso. Entrambi attraversano un periodo difficile con i rispettivi club di appartenenza, appena un gol in campionato con Borussia Dortmund e Sassuolo. La maglia della nazionale non sembra aiutarli, e neppure la pochezza degli avversari.

Non che le cose vadano troppo meglio in mezzo al campo. Qui ci sarebbe pure Andrea Pirlo, al gran ritorno dopo l’addio annunciato al termine dei Mondiali e l’infortunio di inizio stagione. Ma il regista della Juve è appannato. Merito anche dell’Azerbaigian, schierato con un sorprendente 4-3-1-2, che però è coraggioso solo in apparenza: il trequartista Dadashov è incaricato di seguire Pirlo passo dopo passo, nella più classica delle marcature a uomo. È la mossa tattica di Vogts, vecchia volpe del calcio tedesco, che prima di finire alla periferia orientale del pallone ha vinto anche un Europeo (quello del ’96) con la Germania. Asfissiato dagli avversari, Pirlo non crea e si innervosisce pure, tanto da farsi ammonire per un’entrataccia ai danni di Aliyev, per cui gli avversari chiedono addirittura il rosso. L’Italia è terribilmente contratta. Lo schieramento è il solito 3-5-2, dove gli anelli deboli continuano ad essere le fasce. Il ct, anche per mancanza di alternative, è costretto a schierare due terzini come Darmian e De Sciglio, e la fase offensiva ne risente. Il milanista, peraltro, è in un pessimo momento di forma e la maglia della nazionale non risolve i suoi problemi.

L’impressione è che la partita odierna avrebbe potuto essere l’occasione per fare qualche esperimento, magari provare Candreva o Giaccherini nel ruolo di fluidificante. Ma probabilmente Conte non ha voluto rischiare già alla terza uscita, preferendo aspettare la sfida con l’ancor più abbordabile Malta per qualche variazione. Forse non aveva tutti i torti, considerando che l’Italia ha rischiato seriamente di non vincere, bloccata per un tempo sullo 0-0 e ritrovatasi sull’1-1 a dieci minuti dalla fine. Del resto, il calcio azero ha dato prova anche di recente di essere in crescita (si pensi alla presenza in Europa League del Qarabag, avversario dell’Inter nelle scorse settimane). Nazionale sempre modestissima, ma non più proprio materasso. Una linea difensiva compatta e grande disciplina tattica bastano a imbrigliare l’Italia di oggi. Certo, l’Azerbaigian non dà mai nemmeno l’impressione di poter essere pericoloso, e oltrepasserà la metà campo in un paio d’occasioni al massimo in tutta la partita.

Ma neanche l’Italia crea molte occasioni, dopo aver esaurito la spinta iniziale. La migliore palla gol, infatti, viene da calcio piazzato, un colpo di testa di Ranocchia che sfiora di poco la traversa. Solo in questo modo può sbloccarsi un match del genere. E così è: al 45’ su angolo ci vuole la forte complicità del portiere Agayev, che manca clamorosamente l’uscita, per consentire a Chiellini di depositare in rete la palla dell’1-0. Sembra fatta, a quel punto. E invece nella ripresa succede l’imponderabile. Ovvero che l’Italia continua a sprecare (Zaza si divora un gol in tap-in). E l’Azerbaijan trova la rete del pari nell’unica occasione in cui mette piede nell’area azzurra: un cross su calcio d’angolo su cui Chiellini e Buffon pasticciano buttandosi la palla in rete da soli (l’ultimo tocco, probabilmente, è del portiere, ma le responsabilità maggiori paiono del difensore). Chiellini si farà perdonare, ristabilendo il vantaggio ancora di testa dopo cinque minuti e scacciando i fantasmi. All’83’ non c’è più spazio per sorprese. Stasera basta questo per vincere ed evitare la prima figuraccia dell’era Conte, che però resta almeno sul piano del gioco. Fra quattro giorni contro Malta probabilmente servirà ancor meno.

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