In America, dove ciascuno è praticamente costretto ad arrangiarsi da solo ad accantonare i suoi risparmi per garantirsi una pensione, l’investimento in borsa è cosa cui praticamente tutti si devono piegare, spesso anche senza volerlo, perché in un modo o nell’altro quasi tutti i risparmi finiscono là. Ma l’investimento in borsa comporta sempre dei rischi, anche forti. Il barometro della borsa infatti è posizionato ora ad un livello che non può lasciar dubbi: la tempesta è vicina! Il “barometro” della borsa pero’ non segna tempesta quando è al minimo, come fanno i barometri atmosferici, ma al massimo, come sono attualmente i livelli dei principali indicatori dei titoli quotati: lo S&P 500, il Dow Jones e il Nasdaq, che sono infatti tutti posizionati sui valori massimi degli ultimi 5 anni (vedasi tabelle di Cnn-Money del 3 ottobre).

Siamo dunque ad un punto di svolta. Presto o tardi la “correzione” arriva, e oramai sarà piuttosto “presto” che “tardi”.

Certo, non tutti la vedono così. Morgan Stanley per esempio, la nota banca d’affari americana uscita indenne dal “settembre nero” del 2008 (grazie però al mega-prestito di più di 100 miliardi di dollari dallo Stato americano), ha fatto recentemente una previsione che vedeva lo S&P 500 raggiungere quota 3000 punti nell’anno 2020. Ma bisogna fare molta attenzione a leggere queste previsioni, questi sono veri professionisti degli investimenti in borsa, loro sono sempre preparati a tutto (o quasi) ormai, se la previsione non si verifica, loro hanno già coperto l’evento con delle operazioni di “future” o con degli “Swaps” già programmati ad aprirsi come dei paracadute nei casi necessari.

Se anche voi lo siete potete dormire sonni tranquilli e lasciare al vostro agente l’ingrato lavoro di seguire gli eventi e intervenire al momento opportuno per lanciare magari anche qualche operazioncina al ribasso così da “arrotondare” qualche milioncino in più sul programmato. Ma ho qualche ragione di dubitare che voi siate dei professionisti (nemmeno io lo sono) quindi è meglio usare prudenza e fare valutazioni più “terra-terra”.

Considerando per esempio la quota media raggiunta dall’indice P/E (Prezzo sui Ricavi) del mercato in generale si vede che è già altissima, quindi è un brutto segno soprattutto per gli investimenti a lungo termine. Ma il P/E sulle azioni è attualmente più alto di quello sulle obbligazioni, un fatto normalmente interpretato dal mercato come prova che le azioni costano meno. Infatti per calcolare la convenienza delle azioni basta invertire il tradizionale P/E in E/P (ricavi sul prezzo) e la miglior formula per farlo è quella studiata dal Nobel 2013 in economia Robert Shiller, una formula battezzata “Cape” (Cyclically Adjusted Price/Earning ratio). Una formula nella quale Shiller provvede a moderare ciclicamente gli alti e bassi dei profitti inserendo nel calcolo, non il profitto dell’ultimo anno, ma la media dei profitti di 10 anni aggiustata sull’inflazione. In questo modo la previsione è realmente quotata nel periodo medio-lungo e risente meno delle variazioni cicliche del mercato.

Ma ecco la cattiva notizia: l’attuale “Cape” sul mercato dà un valore di 25,7, ovvero assai sopra la media degli ultimi tre decenni, che e’ di 19,0. E invertendo il P/E in E/P si trova un valore attorno al 4%. Ciò significa che nella media tutti gli investimenti sui titoli in borsa produrranno un ritorno di circa il 4%, includendo dividendi, capital gains e inflazione.

Non molto, considerando che la media negli ultimi 50 anni è stata di circa il 10% annuo. Un po’ meglio però dell’aspettativa sulle obbligazioni del Tesoro Usa, attestata sul 2.5%.

Ma a spazzar via questa quasi rosea previsione c’è la “spada di Damocle” degli interessi applicati dalla Banca Centrale (attualmente a zero).

Per quest’anno ancora, dunque, è probabile che la Federal Reserve lasci “respirare” ancora un po’ l’economia (tra l’altro ci sono le elezioni di medio-termine proprio il mese prossimo), ma è praticamente scontato che l’anno prossimo, oltre allo stop graduale nell’acquisto dei titoli (QE3) anche il tasso applicato dalla banca centrale ricomincerà pian piano a risalire.

Pochi dubbi che questo produrrà sul mercato un calo anche forte sui rendimenti e un recupero nei rendimenti dei titoli del Tesoro. Applicando questa previsione infatti  il “Shiller P/E” si attesta a 18, non lontano dal 19 delle ultime tre decadi (di cui si diceva sopra), ma il prezzo medio delle azioni nel mercato subirebbe un forte calo: attorno al 30%!

Tutto questo porta ad una conclusione: quando l’investitore compra azioni in un periodo di alti tassi fa un buon guadagno, quando compra a tassi bassi guadagnerà poco, o niente o ci rimetterà se li vende aspettando che i tassi si rialzino. Morale: investendo adesso sui titoli o ci guadagni poco o ci perdi.

Questa previsione è fatta tutta su Wall Street, ma adesso che anche la Bce  ha appena portato il tasso praticamente a zero, l’ipotesi vale anche per l’Europa.

Naturalmente, come dicevo all’inizio, gli investitori professionisti hanno gli strumenti e sanno come fare per evitare di perder soldi (anche se non sempre ci riescono nemmeno loro), ma qualcuno quei soldi li perderà, è matematico! E chi sarà mai?

Down jones

S&P

 

Nasdaq