Il frammento più vivido è il Mediterraneo trasformato in cimitero dall’ecatombe di cadaveri del 3 ottobre 2013. Poi è arrivata la doccia anti-scabbia per i migranti ospitati dal centro d’accoglienza, immagini che hanno fatto indignare mezzo mondo. Quindi il tempo a Lampedusa si è fermato, cristallizzato e bloccato mentre le motovedette dell’operazione Mare Nostrum provavano a limitare i danni. In mezzo c’è l’atterraggio di Silvio Berlusconi, che sull’isola voleva comprare casa, e i proclami di Angelino Alfano, pronto alla commozione per magnificare la naturale propensione all’accoglienza del nostro Paese.

Adesso a Lampedusa, in quella sacca di mare che non ha proprietari, l’accoglienza è pronta a ripartire. Il centro d’identificazione isolano potrebbe infatti già riaprire i battenti: ad aggiudicarsene la gestione, dopo lo scandalo della doccia anti-scabbia e una procedura negoziata dalla Prefettura di Agrigento, è stata la Confederazione nazionale delle Misericordie, che ha piazzato a dirigere il Cie più africano d’Europa un ex assessore del comune di Lampedusa, Lorenzo Montana. “Sono stato scelto per le mie qualità personali, umane, professionali e intellettuali” si giustifica lui, consapevole di portarsi dietro una parentela ingombrante: sua figlia è infatti spostata con Alessandro Alfano, già travolto dalla polemica per l’inchiesta sulle lauree comprate all’Università di Palermo, nonché fratello di Angelino, l’ex delfino di Berlusconi, oggi ministro dell’Interno e leader del Nuovo Centro Destra. Le posizioni di Alfano sull’operazione Mare Nostrum sono note: talmente nette da solleticare i peggiori attacchi della Lega Nord e di Forza Italia, fino a pochissimo tempo fa alleati di ferro del leader del Nuovo Centro Destra.

“Non sono stato scelto da Alfano ma dalla Confederazione delle Misericordie” protesta Montana, infastidito da quella parentela pesante. “Ad Alfano cosa interessa? – continua – Io ho rapporti con il prefetto Morcone e col mio prefetto che è il dottor Diomede”. Il riferimento è rispettivamente per il capo del dipartimento Immigrazione del Viminale e per il prefetto di Agrigento: poltrone non certo distanti da quella del ministro dell’Interno d’origini agrigentine, principale alleato di Renzi ed ex delfino di Berlusconi. E anche a voler dare per buone le giustificazioni di Montana non si può fare a meno di notare come la cosiddetta “accoglienza made in Italy” (Alfano dixit) abbia dei connubi importanti con gli ambienti del Nuovo Centro Destra. Nella stessa Lampedusa lo storico gestore del centro di accoglienza era il consorzio Sisifo, aderente alla Lega delle Cooperative, esautorato dalla gestione del Cie isolano dopo la scandalo delle docce preventive anti-scabbia dallo stesso Alfano.

Poco male, però, perché Sisifo (che da aderente a Legacoop è considerato vicino alle posizioni del centrosinistra) ha vinto da poco l’appalto per il Cara di Foggia e amministra il Cspa (Centro di soccorso e prima accoglienza) di Cagliari. Ma il conto blindato di Sisifo è rappresentato soprattutto dal fatto che la cooperativa guida il raggruppamento temporaneo d’imprese gestore del Centro Richiedenti Asilo di Mineo. E’ un posto strano quello del Cara in provincia di Catania: più di 400 villette tra aranci e limoneti, costruite dalla società Pizzarotti di Parma e affittate per anni ai militari statunitensi di stanza nella base etnea di Sigonella. Poi, dopo il 2010, arriva il contrordine: gli yankee danno forfait e le villette immerse nelle campagne siciliane vengono trasformate, per fortuna dei proprietari, in un grande centro per richiedenti asilo. Ad amministrarlo viene chiamata la stessa Sisifo, iscritta a Legacoop, mentre la mensa viene affidata alla Cascina Social Service, storicamente vicina a Comunione e Liberazione. Una sorta di larghe intese ante litteram in salsa migratoria, in cui la parte della regia spetta curiosamente al futuro luogotenente di Alfano in Sicilia: Giuseppe Castiglione, prima forzista presidente della provincia di Catania, poi sottosegretario all’Agricoltura e leader siciliano del Nuovo Centro Destra.

E’ Castiglione che per anni è stato presidente dell’ente attuatore del Cara di Mineo, ovvero il consorzio Calatino Terra di Accoglienza che raggruppa i comuni della zona. Un ruolo non indifferente dato che a Mineo lavorano più di 250 persone, e da Bruxelles arrivano ogni giorno 36 euro per ogni ospite: cifre che moltiplicate per la quattromila presenze medie del centro, spingono le entrate del Cara fino a quasi cinquanta milioni di euro l’anno. Cifre che, dopo la chiusura della Fiat di Termini Imerese, fanno probabilmente del Cara in provincia di Catania la prima azienda della Sicilia. E non è forse un caso che la poltrona di Castiglione (nel 2013 migrato verso cariche nazionali) sia stata ereditata poi da Anna Aloisi, ex collaboratrice legale del Cara, eletta sindaco di Mineo e segnalata più volte nei pressi del Centro d’accoglienza durante la campagna elettorale. E mentre Mineo rimane ancora oggi un inferno parastatale, da qualche giorno Alfano può vantare il suocero del fratello Alessandro alla guida del centro d’accoglienza di Lampedusa, il lembo di terra che fa da cerniera tra l’Unione Europea e i barconi stracolmi di migranti, sogni e voglia di sopravvivenza.

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