“Ormai da mesi sulle riforme penali registro una difficoltà politica di giungere a soluzioni equilibrate e condivise soprattutto in materia di autoriciclaggio e falso in bilancio: questi interventi sono indifferibili”. Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso parlando all’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale. “Già da domani il Senato dovrà occuparsi di riforme strutturali di grande importanza, come il lavoro, la Pa e la legge elettorale: auspico che non torni quel clima di chiusura reciproca alle ragioni altrui che ha segnato in estate la discussione sulla riforma costituzionale”. 

Per la verità su questo tema Grasso aveva utilizzato toni durissimi anche sabato, sul palco del Festival del Diritto a Piacenza, intervistato da Lirio Abbate dell’Espresso. A proposito del ddl anticorruzione depositato a Palazzo Madama nel suo primo giorno da senatore, un anno e mezzo fa, ha ricordato come poi tutto sia stato fermato dal governo “che voleva portare dei correttivi”, ma poi la situazione è rimasta in “stallo”. E allora “ti chiedi quali interessi bloccano tutto ciò?”.

Secondo l’ex procuratore antimafia, esiste “una strada per contemperare le esigenze di rafforzare le difese sociali contro l’economia criminale e di non aggravare oltre misura il rischio penale per l’imprenditore”, ha detto richiamando proprio il nodo più discusso su falso in bilancio e autoriciclaggio. “I casi di speciale tenuità siano puniti solo con pena pecuniaria e non con il carcere”.

L’intervento di Grasso ha toccato molti punti dolenti del governo Renzi. Non solo il percorso travagliato della riforma della giustizia, oggetto di estenuanti trattative con Ncd e Forza Italia, ma anche l’effettiva realizzazione delle riforme promesse. “Dobbiamo imparare a curare e verificare l’attuazione delle riforme che il Parlamento approva”, ha sottolineato il presidente del Senato. “Una riforma – spiega – non si conclude con il voto delle Camere, tantomeno quando viene prospettata”. Ha bisogno di “decreti che ne attuino il contenuto”. 

In conclusione, “l’Italia oggi è vulnerabile e insicura” per le crisi internazionali e “il crescere delle disuguaglianze”, ha aggiunto. “La situazione impone un quadro politico stabile e inclusivo che consenta di adottare e attuare le riforme più urgenti per far ripartire il Paese”.