“Possono anche mandarmi a casa domani mattina ma non pensino di telecomandarmi come una marionetta”. A dirlo è il presidente del Consiglio Matteo Renzi rispondendo a Fabio Fazio, a Che tempo che fa, su una domanda sui “poteri forti”. “Poteri forti – dice il capo del governo – è un’espressione che non mi piace. Vedo molti pensieri deboli, vedo persone che, con tutto il rispetto, è normale che mi vogliano fare fuori. Sono a capo del Paese più bello del mondo e di un partito che ha preso il 41%. Perché molti prendono la parola solo ora? Forse perchè non chiediamo il permesso prima di fare le cose?”. 

La gran parte dell’intervista, tuttavia, si è concentrata sulle questioni del lavoro. “In direzione Pd domani dirò che cancelliamo i co.co.pro. e tutte quelle forme di collaborazione che hanno fatto del precariato” la forma prevalente del lavoro ha detto Renzi. Il leader del Pd ha ribadito che l’articolo 18 non dev’essere il tema centrale. “Quando hai un disoccupato non devi fare una battaglia ideologica sull’articolo 18 ma devi fare in modo che trovi un lavoro” ha detto. E sul punto ha sfidato di nuovo apertamente la Cgil: “L’unica azienda al di sopra dei 15 dipendenti che non ha l’articolo 18 sa qual è? E’ il sindacato, che poi ci viene a fare la lezione”. Per chiarire meglio il concetto, Renzi ha aggiunto che “l’imprenditore non è uno cattivo, deve avere diritto di lasciare a casa” un lavoratore “ma lo Stato no”. 

E poi il confronto è direttamente con la minoranza del partito. “Per 20 anni c’è una generazione di persone che ci ha raccontato cos’è la sinistra disinteressandosi della realtà delle persone. Il mio obiettivo non è far contento D’Alema ma la mamma che non ha la maternità. E non la si difende con l’articolo 18”. Insomma, dice Renzi, “capisco che parte della sinistra è affezionata alla memoria, ma la memoria senza speranza è un museo delle cere”. E dunque, in attesa della direzione del Pd in programma lunedì 29 settembre, “la mediazione non si fa tra maggioranza e minoranza del Pd ma con i lavoratori. Devo trovare una risposta che aiuti i lavoratori a uscire dalla crisi. Conservare le regole attuali non è la soluzione”. “Io – prosegue – sogno la sinistra che dà un’opportunità, non quella degli opportunisti. Non quella che gode al pensiero di stare inchiodati al 25% e gode a parlare fra di noi e non degli italiani”.

Poi la linea difensiva sull’azione del governo, anche dopo le “critiche eccellenti” di direttori di giornale come Eugenio Scalfari e Ferruccio De Bortoli (“Affettuosi” li ha definiti il presidente del Consiglio). “In Italia manca la fiducia – dice Renzi – è piena di gente che scommette sul fallimento e questo non lo posso accettare”. E aggiunge: “In Italia no ma Europa mi considerano di sinistra”. Alla domanda se preferisca Craxi o Berlinguer risponde: “Berlinguer ovvio. Ma questa è una domanda facile…”.

Infine il capitolo dell’economia e della ripresa. Primo: la legge di stabilità sarà “un’operazione da circa 20 miliardi di euro o e non un centesimo di più tasse”. Secondo: un miliardo e mezzo da mettere sugli ammortizzatori nella legge di stabilità, “ne ho parlato con Poletti e Padoan questa mattina”. Terzo: “Certo che è confermato il bonus da 80 euro”. Quarto: “Potremmo mettere il Tfr mensilmente in busta paga. E’ complicato” ma ” se trovassimo il modo di dare liquidità alle piccole e medie imprese” potrebbe essere una soluzione. Quarto: la crescita “tendenzialmente non avrà un risultato positivo anche se abbiamo bloccato la caduta del passato. Ma ora l’Europa ci deve dire che idea ha del futuro dell’Eurozona”.