Per avere più risparmi il presidente del Consiglio Matteo Renzi dovrà intervenire “su sanità e pensioni”. Il Fondo monetario internazionale nel suo report “Article IV” sull’Italia approva la riforma del lavoro (il testo ha avuto il via libera in queste ore in Commissione al Senato) e parla dei prossimi passi fondamentali per la ripresa dell’economia del Paese. “La spending review avviata dal governo italiano”, si legge, “è un meccanismo importante per sanare squilibri fra le generazioni e migliorare l’efficienza della macchina pubblica. Le aree principali di miglioramento della spesa pubblica sono pensioni, sanità e i forti differenziali di efficienza fra le regioni”. Sul fronte pensionistico il Fondo sottolinea come dal momento che “le riforme precedenti hanno rafforzato la sostenibilità a lungo termine del sistema, l’obiettivo dovrebbe spostarsi verso i risparmi sulle pensioni attuali, magari attraverso una maggiore indicizzazione progressiva”. Per quanto riguarda la sanità il Fondo punta il dito contro “le forti differenze a livello regionale sul fronte dell’efficienza”. Inoltre l’Fmi suggerisce di diversificare maggiormente gli stipendi pubblici a seconda delle regioni, perché questo non solo produrrebbe risparmi ma aumenterebbe il legame salariale con i livelli di produttività del settore pubblico”.

Definisce “ambizioso” il piano delle riforme di Renzi, ma c’è bisogno di tanti interventi ancora. “Il presidente del Consiglio”, si legge, “ha delineato un programma di riforme coraggioso. Adesso è essenziale la corretta applicazione per creare posti di lavoro per aumentare la produttività e per far salire il potenziale di crescita dallo stimato basso livello di appena mezzo punto percentuale”. Per il Fmi se il governo procederà a una “decisa” implementazione delle modifiche proposte su mercato del lavoro, sistema giudiziario, settore pubblico e legge elettorale rappresentano strumenti importanti per supportare la crescita futura”. Insieme le riforme, evidenzia il Fondo, “si rafforzerebbero producendo significative sinergie di crescita. Il report poi dice che è “urgente” una riforma del mercato del lavoro incisiva. Per quanto riguarda la disoccupazione, si spiega che in Italia salirà quest’anno ai massimi dal dopoguerra, al 12,6% dal 12,2% del 2013. Il Fmi evidenzia che il tasso sarà inoltre al 12,0% nel 2015, all’11,3% nel 2016 e all’10,5% nel 2017. 

Il Fondo monetario internazionale ricorda che l’economia italiana “deve ancora uscire da una recessione prolungata” e le prospettive “restano incerte, con rischi al ribasso”. E precisa che “sono necessari cambiamenti strutturali profondi per liberare il potenziale di crescita in Italia, garantire una ripresa e affrontare la questione dell’eccesso di debito”. Il Pil italiano sarà negativo anche nel 2014, chiudendo con una contrazione dello 0,1% e rivedendo al ribasso la stima precedente, pari a +0,3%. L’economia italiana, secondo il Fondo, dovrebbe tornare a crescere nel 2015 (+1,1%), per poi accelerare nel 2016 al +1,3%. Nel 2013 il Pil italiano era sceso dell’1,9%. 

Il rapporto deficit-Pil dell’Italia sarà pari nel 2014 al 3,0%, per poi calare al 2,1% nel 2015. Il deficit 2016 sarà all’1,1% e continuerà a calare fino allo 0,4% del 2019. Il debito pubblico italiano balzerà fino a un massimo del 136,2% del Pil nel 2014, per poi scendere al 135,2% il prossimo anno. Nel 2013 il debito pubblico italiano si era attestato al 132,5%. Secondo il Fondo a pesare è stato “il rallentamento degli aggiustamenti fiscali” e la crescita più bassa delle attese”. Il debito pubblico italiano “è sostenibile”, ma resta “soggetto a significativi rischi“.