Non solo sindacati e opposizioni. La riforma del lavoro di Matteo Renzi spacca anche il Partito democratico. Il presidente del Consiglio l’ha detto al Parlamento durante la presentazione dei Millegiorni: “Pronti anche ai provvedimenti d’urgenza pur di far andare avanti il Jobs act“. E mentre in commissione il testo ottiene il via libera (si astiene Forza Italia, abbandonano il voto M5S e Sel), a frenare ora sono i suoi: le correnti di sinistra, ma non solo. Parla su Twitter il presidente dem Matteo Orfini“I titoli sono condivisibili. Lo svolgimento meno: ne discuteremo in direzione, ma servono correzioni importanti al testo”. Più duro ancora l’ex segretario Pierluigi Bersani che parla di “intenzioni surreali“: “E’ assolutamente indispensabile che il governo dica al Parlamento cosa intende fare nel decreto delegato sul lavoro, perché si parla di cose serie”. Nel vertice di ieri sera, Berlusconi ha offerto il suo aiuto a Renzi anche sull’articolo 18. Un’offerta che al premier pare sia piaciuta poco, convinto di essere appoggiato dal partito e deciso a non ricorrere al patto del Nazareno anche per i temi economici. La Fiom intanto annuncia che la mobilitazione prevista per il 25 ottobre potrebbe essere anticipata. 

La commissione Lavoro approva la legge delega. Fuori M5S e Sel, si astiene Fi
Le polemiche tra i democratici nascono dopo la presentazione in commissione Lavoro al Senato di un emendamento all’articolo 4 della legge delega sul mercato del lavoro. Il testo è stato approvato in queste ore e già la prossima settimana potrebbe finire al voto in Aula. M5S e Sel hanno abbandonato i lavori in segno di protesta, mentre Forza Italia si è astenuta. Di fatto nei contenuti si supera l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (sui licenziamenti senza giusta causa): si prevede infatti, tra le altre cose, che i nuovi contratti a tempo indeterminato vengano fatti con tutele crescenti a seconda dell’anzianità. Per i nuovi assunti inoltre, in caso di licenziamento l’indennizzo è proporzionale alla durata del contratto di lavoro. E’ poi introdotto per la prima volta il demansionamento di un dipendentenei “limiti alla modifica dell’inquadramento“, il compenso orario minimo nei rapporti subordinati di collaborazione e il divieto al controllo a distanza dei dipendenti con impianti audiovisivi. “Via libera”, dice il relatore del provvedimento Maurizio Sacconi (Ncd), “alla delega sul lavoro a novembre, per consentire al governo di approvare alcuni decreti delegati già entro l’anno. L’approvazione della delega, da parte della commissione Lavoro del Senato, commenta Sacconi, “è una vittoria per tutti i riformisti”.

Bersani: “Intenzioni surreali, il governo chiarisca”
E’ Bersani oggi a chiedere tempo e riflessioni a Renzi: “Io mi ritengo una persona di sinistra liberale, penso ci sia assoluta necessità di modernizzare le regole del lavoro dal lato dei contratti e dei servizi. Ma leggo oggi sui giornali, come attribuite al governo, delle intenzioni ai miei occhi surreali. In alcuni casi si descrive un’Italia come vista da Marte. E’ ora di poter discutere con precisione cosa intendiamo quando diciamo che bisogna superare il dualismo e l’apartheid nel mercato del lavoro, quando diciamo che bisogna estendere le tutele universalistiche, quando diciamo che bisogna tenere, nella crisi, in equilibrio i rapporti di forza tra capitale e lavoro. Sono cose basiche per un Paese”. A far discutere soprattutto è l’eliminazione del diritto al reintegro: “Io vorrei ricordare – aggiunge l’ex segretario del Pd – che in tutta Europa, in Inghilterra, in Francia, in Germania, esiste, ancorché non obbligatoria, la reintegra. Quindi non raccontiamoci cose che non esistono”. A chi gli ha domandato se il governo debba smentire l’intenzione di voler abolire l’articolo 18 per decreto, Bersani ha risposo: “L’esecutivo deve chiarire quali sono i contenuti precisi, perché l’emendamento che è stato presentato, sulla carta, lascia aperta qualsiasi interpretazione. Leggo oggi sui giornali come attribuite al governo delle interpretazioni che secondo me vanno chiarite. L’abolizione della reintegra è uno degli aspetti, non è il solo”. 

E’ scontro dentro il Partito democratico. Damiano: “Convocare riunione con governo”
“Oltre al positivo confronto previsto il prossimo 29 settembre nella direzione del partito sui temi economici e del lavoro è necessario convocare tutti i parlamentari del Pd in una riunione con il governo per svolgere un’approfondita riflessione su questi temi”. E’ quanto chiede il presidente della commissione lavoro di Montecitorio Cesare Damiano in riferimento alle misure sul lavoro di cui sottolinea “l’ambiguità di fondo”. “Difficilmente le pagine storiche dell’Italia si scrivono con le deleghe”. E poi aggiunge: “Se Matteo Renzi dovesse decidere che i nuovi assunti non avranno più la possibilità di essere reintegrati sul luogo di lavoro in caso di licenziamenti senza giusta causa sancirebbe una divisione strutturale nelle tutele fra le vecchie e le nuove generazioni, l’esatto contrario dell’unificazione delle condizioni che il premier si propone di realizzare. Sarebbe un grave errore politico – conclude Damiano – se un partito della sinistra europea annunciasse di voler introdurre, nei fatti, la libertà di licenziamento per i giovani nel momento della massima crisi economica ed occupazionale”. Intanto i più critici dentro il Partito democratico cercano di ricompattarsi. Massimo D’Alema, secondo quanto riporta da il Corriere della sera, ha organizzato una cena con numerosi esponenti della minoranza Pd. Un incontro conviviale, lunedì 15 settembre, in cui si sarebbe parlato “di come arginare il segretario nonché premier” Matteo Renzi. Tra i presenti ci sarebbero stati anche alcuni degli esponenti della minoranza dem che “formalmente hanno siglato la cosiddetta ‘pax renziana’, inclusi i “neo-componenti della segreteria ‘plurale e unitaria’, Enzo Amendola e Micaela Campana.

I sindacati protestano. Landini: “Manifestazione anticipata prima del 25 ottobre”
Sulla riforma del lavoro è intervenuto anche il segretario generale della Fiom Maurizio Landini che ha fatto sapere che la manifestazione annunciata dalla Fiom per protestare contro le politiche del lavoro e fissata per il 25 ottobre potrebbe essere anticipata. “In questi anni”, ha detto davanti al direttivo dello Spi-Cgil, “abbiamo sottovalutato i segnali su quello che stava succedendo, a partire dalla Fiat: dietro all’articolo 18 c’è un riassetto del sistema di relazioni sindacali e industriali: il demansionamento, il controllo a distanza dei lavoratori, la possibilità di licenziare, il superamento del contratto nazionale” cose, ha concluso, che si sono forse “sottovalutate all’origine, dal caso di Pomigliano”. Ha poi aggiunto: “Il licenziamento è sempre un dramma per il lavoratore, per l’imprenditore può essere un capriccio: il diritto al reintegro è un fatto di civiltà che deve essere esteso. Dobbiamo mettere in campo azioni e proposte e non dobbiamo avere paura delle parole forti. Di cosa abbiamo paura? Cosa deve succedere ancora per dire che queste cose ci stanno mettendo a rischio?”.